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The ConsciousLibrary

Capítulo 82 de 202

LXXVIII

LXXVIII. — A Niccolò Povero, di Romagna, Romito a Firenze.

In sè l’anima conosce Dio. Umiliandosi, si esalta ad amore. Esercita l’amore di Dio verso i prossimi.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi tutto rimesso nella divina providenzia, spogliato d’ogni affetto terreno, e di voi medesimo, acciocchè siate vestito di Cristo crocifisso; perocchè in altro modo non giugnereste al termine vostro, se non seguitaste la vita e dottrina di [p. 36 modifica]questo amoroso Verbo. Così ci ammaestrò egli, quando disse: «neuno può venire al Padre, se non per me». Ma non veggo che in lui vi poteste bene rimettere, nè in tutto spogliarvi di voi, se prima non cognosceste la somma ed eterna bontà sua, e la nostra miseria.

Dove cognosceremo lui e noi? dentro nell’anima nostra. Onde c’è bisogno d’intrare nella cella del cognoscimento di noi, e aprire l’occhio" [1] dell’intelletto, levandone ogni nuvila d’amore proprio. E cognosceremo, noi non esser niente, e specialmente nel tempo delle molte battaglie e tentazioni; perocchè, se fussimo alcuna cosa, ci leveremmo quelle battaglie che noi non volessimo. Bene abbiamo adunque materia di umiliarci, e spogliarci di noi; perchè non è da sperare in quella cosa che non è. La bontà di Dio cognosceremo in noi, vedendoci creati all’imagine e similitudine sua affine che participiamo il suo infinito ed eterno bene: e essendo privati della Grazia per lo peccato del primo uomo, ci ha creati a Grazia nel sangue dell’unigenito suo Figliuolo. Amore inestimabile! per ricomperare il servo hai dato il figliuolo proprio; per renderci la vita, dèsti a te la morte. Bene adunque vediamo che egli è somma ed eterna bontà, e che ineffabilmente ci ama: che se non ci amasse, non ci avrebbe dato sì fatto ricomperatore. Il sangue ci manifesta questo amore. Adunque in lui voglio che speriate e confidiatevi tutto; e in lui ponete ogni vostro affetto e desiderio.

Ma attendete che a lui non potiamo fare alcuna utilità, imperocchè egli è lo Dio nostro che non [p. 37 modifica]ha bisogno di noi. In che adunque dimostreremo l’amore che averemo a lui? In quello mezzo che egli ci ha posto per provare in noi la virtù, cioè il prossimo nostro, il quale dobbiamo amare come noi medesimi, sovvenendolo di ciò che vediamo che gli sia necessità,[2] secondo le grazie che Dio ci ha date, desse a ministrare; e offerire lagrime umili, [3] e continue orazioni dinanzi a Dio per salute di tutto quanto il mondo, e specialmente per lo corpo mistico della santa Chiesa, la quale vediamo venuta in tanta ruina, se la divina bontà non provede. Allora seguiterete la dottrina di Cristo crocifisso, il quale per onore del Padre e salute nostra die la vita, correndo come innamorato all’obbrobriosa morte della croce, E siccome egli non si trasse ne per pena, ne per riraproverio, ne per ingratitudine nostra, che non compisse la nostra salute; così dobbiamo fare noi, che per veruna cagione ci dobbiamo ritrare di sovvenire alla necessità del prossimo nostro, spirituale e temporale, senza rispetto d’alcuna utilità consolazione riceverne quaggiù; solo amarlo e sovvenirlo, perché Dio l’ama. Così adempirete la dilezione del prossimo, secondo il comandamento di Dio e il mio desiderio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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LXXVIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library