Capítulo 81 de 202
LXXVII
LXXVII. — Al venerabile Religioso Frate Guglielmo d’Inghilterra, il quale era Baccelliere dell’Ordine de’ Frati Eremitani di Santo Agostino, a Selva di Lago. [1]
Dalla Croce, albero di Generoso dolore, frutti di carità. Di lì Gesù ci trae in alto per forza d’amore. Il frate non si pasca solo di meditazioni solitarie, ma ascolti le altrui necessità e compatisca.
A voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi del Figliuolo di Dio, vi conforto e raccomando nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uniti e trasformati nella sua inestimabile carità; sicchè noi che siamo arbori sterili e infruttuosi senza neuno frutto, [2] siamo innestati nell’arbore della vita. Così rapportiamo [3] uno saporoso e dolce frutto, non per noi, ma per lo maestro della grazia che è in noi. Siccome il corpo vive per l’anima, così l’anima vive per Dio. Questa Parola incarnata non ci poteva, in quanto Uomo, restituire la vita della [p. 32 modifica]zia; ma, in quanto Dio, per amare, la divina Essenzia volse, e puotelo [4] fare. Oh fuoco, abisso di carità, perchè non siamo separati da te, hai voluto fare un innesto di te in me. Questo fu quando seminasti la Parola tua nel campo di Maria. Adunque bene è vero che l’anima vive per te; e ’l prezzo dell’abbondantissimo sangue, sparto per me, valse per l’amore della divina Essenzia. Non mi maraviglio, carissimo padre, se la sapienzia di Dio, Parola incarnata, dice: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me». Oh cuori indurati, e stolti figliuoli di Adam! Bene è misero miserabile cuore, se non si lassa trare a sì dolce padre. Dice: Se io sarò levato, egli: [5] perchè? solo perchè noi corriamo. Non ci veggo, carissimo padre, altro peso, se non l’amore e la ignoranza [6] che noi abbiamo a noi medesimi, e poco lume e cognoscimento di Dio. Chi non cognosce, non può amare; e chi cognosce, sì ama. Non voglio che stiamo più in questa ignoranzia; che non saremo innestati nella vita: ma voglio che l’occhio dell’intelletto sia levato sopra di noi a vedere e cognoscere quella somma e eterna vita. Non ne [7] può altro volere, che la nostra san[p. 33 modifica]tificazione: ogni luogo e ogni tempo, o per morte o per vita, o per persecuzioni, o per gli uomini o per li dimonii, ci dà solo a questo fine, perchè abbiamo la nostra santificazione. Dicovi che subito che l’anima ha aperto [8] lo intendimento, diventa amatore [9] dell’onore di Dio e delle creature; diventa amatore di pene; e non si diletta altro che in croce con lui. Non è grande fatto: [10] che già ha veduto che la bontà di Dio non può voltare altro che bene, e ogni cosa viene da lui; già è privato dell’amore proprio (che gli dà tenebre, e però non vede lume). [11]
O padre, non’ stiamo più; ed innestiamoci nell’arbore fruttuoso, acciocché il maestro non si levi [12] senza noi. Tolliamo [13] il legame, il vincolo dell’ardentissima sua carità, la quale il tenne confitto e chiavellato in sul legno della santissima croce percotiamo, [14] percotiamo con affetto; perocché lo infi[p. 34 modifica]nito bene vuole infinito desiderio. Questa è la condizione dell’anima: perchè ella ha infinito [15] essere, e però ella infinitamente desidera, e non si sazia [16] mai, se non si congiugne con lo infinito. Levisi adunque il cuore con ogni suo movimento ad amare colui che ama senza essere amato.[17] Oh amore inestimabile! Per fabricare le nostre anime facesti ancudine del corpo tuo: sicché il corpo satisfa alla pena, e l’anima di Cristo ha dispiacimento del peccato: e la natura divina colla potenzia sua... [18] Guardate come fedelmente siamo ricomperati! E perchè? perchè fu levato in alto. Sottomettiamo adunque la nostra volontà perversa sotto il giogo della volontà di Dio, che non vuole altro che il nostro bene; ricevendo con riverenzia ogni fatiga: che noi non siamo degni di tanto bene.
Dicovi da parte di Cristo crocifisso, che non tanto che alcuna volta la settimana il priore volesse che voi diceste la Messa [19] in convento, ma voglio che se vedete la sua volontà, ogni dì voi la diciate. Perchè voi perdiate le consolazioni, non perdete [p. 35 modifica]però lo stato della Grazia; anco, l’acquistate, quando voi perdete la vostra volontà. Voglio che, acciocchè noi mostriamo d’essere mangiatori dell’anime e gustatori de’ prossimi, noi non attendiamo pure alle nostre consolazioni; ma dobbiamo attendere e udire e aver compassione alle fadighe de’ prossimi, e specialmente a coloro che sono uniti a una medesima carità. E se non faceste così, sarebbe grandissimo difetto. E però voglio che alle fadighe e necessità di frate Antonio voi prestiate l’orecchie ad udirle: e frate Antonio voglio e prego che egli oda voi. E così vi prego da parte di Cristo, e mia, che facciate. A questo modo conserverete in voi la vera carità. E se non faceste così, dareste luogo al dimonio a seminare discordia. Altro non dico; se non che io vi prego e stringo che siate unito e trasformato in questo arbore di Cristo crocifisso. Gesù dolce, Gesù amore.
Usa las flechas ← → del teclado para pasar de capítulo.