Capítulo 83 de 202
LXXIX
LXXIX. — All’Abadessa e Monache di San Pietro, in Monticelli a Lignaia in Firenze.[1]
Imitazione di Cristo. La Dottrina sua è amore. Nelle promesse a Dio l’anima gli offre il suo libero arbitrio, ma per larsi più libera. Chi non osserva la povertà, più risica infrangere le altre promesse. Vita rilassata di certe monache. Il cuore è lampada; l’affetto è luce, nutrita d’umiltà. La tiene ferma la mano del timore santo, non della servile paura.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vere serve e spose di Cristo crocifisso; e per siffatto modo seguitiate le vestigia sue, che innanzi eleggiate la morte, che trapassare i comandamenti dolci suoi ed i consigli, i quali voi avete promessi. Oh quanto è dolce e soave’ alla sposa consacrata a Cristo seguitare la via e la dottrina dello Spirito Santo! Quale è la vita e dottrina sua? non è altro che amore. Perocché tutte le altre virtù sono virtù per esso amore. La dottrina sua non è superbia ne disobedienzia né amore proprio né ricchezza né onore ne stato del mondo; non piacimento né diletto di corpo. Non ha [2] amore d’amare il prossimo per sé, (ma... per utilità nostra ci ha amati e data la vita per noi con tanto fuoco d’amore): anco, é profonda e vera umilità. [3] Or fu mai veduta tanta umilità, quanta è vedere Dio umi[p. 39 modifica]liato all’uomo? la somma altezza discesa a tanta bassezza, quanta è la nostra umanità? Egli è obbediente infino all’obbrobriosa morte della croce,[4] egli è paziente, in tanta mansuetudine che non è udito il grido suo per veruna mormorazione: egli elesse povertà volontaria, quello che era somma ed eterna ricchezza; intanto che Maria dolce non ebbe panno dove invollerlo; e nell’ultimo, morendo nudo in su la croce, non ebbe luogo dove appoggiare il capo suo. Questo dolce e innamorato Verbo fu saziato di pene e vestito d’obbrobrii, dilettandosi delle ingiurie, delli scherni e villanie; sostenendo fame e sete, colui che sazia ogni affamato con tanto fuoco e diletto d’amore. Egli è il dolce Dio nostro che non ha bisogno di noi. E non ha allentato d’adoperare la nostra salute; anco, ha perseverato non lassando par la nostra ignoranzia e ingratitudine, nè per lo grido de’ Giudei che gridano che egli discenda dalla croce; non lassù però, che non compisse la nostra salute.
Or questa è la dottrina e la via, la quale egli ha fatta: e noi miseri[5] miserabili, pieni di difetti, non spose vere, ma adultere, facciamo tutto il contrario; perocché noi cerchiamo diletto, delizie, piaceri, amore sensitivo; uno amore proprio; del quale amore nasce discordia, disobedieuzia. La cella si fa nemico: la conversazione de’ secolari e di coloro che vivono secolarescamente, si fa amico! Vuole abbondare e non mancare nella sustanzia [p. 40 modifica]porale, parendogli, se non abonda sempre, avere necessità. Egli si dilunga dall’amore del suo creatore; lassa la madre dell’orazione. Anco facendo l'orazione debita, alla quale voi sete obbligate, spesse volte viene a tedio; perocché colui che non ama, ogni piccola fadiga gli pare grande a sostenere; la cosa possibile gli pare impossibile a potere adoperare. E tutto questo procede dall’amore proprio, il quale nasce da superbia, e la superbia nasce da lui, fondata in molta ingratitudine e ignoranzia e negligenzia nelle sante e buone operazioni.
Non voglio dunque, dilettissime figliuole, che questo divenga [6] a voi: ma come spose vere, seguitate le vestigie dello sposo vostro; perocché, altrimenti, non potreste osservare quello che voi avete promesso e fatto voto, cioè, povertà, obedienzia e continenzia. Sapete bene che nella professione voi deste per dota il libero aibitrio [7] vostro allo sposo eterno; perocché con libertà di cuore faceste la detta professione. Ohe sono tre colonne che tengono la città dell’anima nostra, e non lassano cadere in ruina; e non avendone, [8] subito viene meno. Debbe dunque la sposa esser povera volontariamente per amore di Cristo crocifisso che gli ha insegnata la via.
La povertà é ricchezza e gloria delle religiose: e grande confusione é, ch’el si trova che elle abbiano che date. Sapete quanto male n’esce? Che se passa [9] questo, tutti gli altri passerà; perocché [p. 41 modifica]colei che pone l’affetto suo in possedere, e non s’unisce con le suore (come voi dovete vivere, che dovete vivere a comune e avere tanto la grande quanto la piccola, e la piccola quanto la grande); se noi fa, ne viene in questo difetto, che ella caderà nella incontinenzia o mentale o attuale. E cade nella disobedienzia, perocché è disobediente all’ordine suo e non vuole essere corretta dal prelato.[10] E trapassa quello che aveva promesso. Onde vengono le conversazioni di coloro che vivono disordinatamente; vuoli secolari, vuoli religiosi, vuoli uomo, vuoli donna. Che la conversazione non sia fondata in Dio, non procede da altro, se non per alcuno dono o diletto piacere che trovassero. E tanto basta quello amore e amistà, quanto basta il dono e il diletto. E però dico che colei che non possiede, e che non ha che donare, dico che, non avendo che donare, sarà tolto da lei ogni disordinata conversazione.
Levata la conversazione, non ha materia di svagolare la mente, né di cadere nella immondizia corporalmente né spiritualmente; ma trova, e vorrà,[11] la conversazione di Cristo crocifisso, e de’ servi dolcissimi suoi, i quali amano per Cristo e per amore della virtù, e non per propria utilità. Concepe uno desiderio e una fame della virtù, che non pare che se ne possa saziare. E perché vede che della madre e della fontana dell’orazione trae la vita della grazia e il tesoro delle virtù, partesi dalla conversazione degli uomini, e fugge e ricovera in cella, [p. 42 modifica]cercando lo sposo suo, e abbracciandosi con esso in sul legno della santissima croce. Ine si bagna di lagrime e di sudori, ed inebriasi del sangue del consumato ed innamorato Agnello: pascesi de’ sospiri, i quali gitta per dolci e affocati desiderii. Or questa è vera e reale sposa e che realmente seguita lo sposo suo. E come Cristo benedetto (come detto è) non lassa per veruna pena d’adoperare la salute nostra; così la sposa non lassa né debbe lassare per veruna pena ne fadiga, né per fame né per sete, né per alcuna necessità, che non adoperi continuamente l'onore di Dio. Anco, risponda alla tenerezza propria del corpo suo, e dolcemente dica: «Confortati, anima mia, che ciò che ti manca quaggiù, t’avanza a vita eterna». E non lassi la buona operazione con santi desiderii, né per tentazione del dimonio, né per fragilità della carne, né per li perversi consiglieri del dimonio, [12] che sono peggio che Giudei, che dicono spesse volte «discendi dalla croce della penitenzia e della vita ordinata». E non debbe lassare il servire al prossimo suo, né di cercare la salute sua, per ingratitudine né per ignoranzia, che non cognoscesse il servizio. Non debbe lassare; perocché, se lassasse, parrebbe che cercasse d’essere retribuito da loro, e non da Dio: la quale cosa non si debbe fare, ma prima eleggere la morte. Con pazienzia portate, carissime figliuole, i difetti l'una dell’altra portando con pazienzia e sopportando con amore i difetti l’una dell’altra. [13] E così sarete legate ed unite nel legame della carità, [p. 43 modifica]il quale è di tanta fortezza, che ne dimonio né creatura vi potrà separare se voi non vorrete. Siate obedienti infine alla morte; acciocché siate spose vere; sicché, quando lo sposo vi richiederà nell’ultima stremità della morte, voi abbiate ia lampana piena e non vota, siccome vergini savie, e non matte. Drittamente il cuore vostro debbe essere una lampana, la quale debbe essere piena d’olio, e dentrovi il lume del cognoscimento di voi e della bontà di Dio in voi; che è lume e fuoco della carità, notricato e acceso [14] nell’olio della vera e profonda umilità. Perocché chi non ha lume di cognoscimento di sé, non si può umiliare; che con la superbia mai non si umilia. Poiché la lampana é fornita, debbesi tenere in mano con una santa e vera intenzione [15] in Dio; cioè la mano del santo timore, il quale ha a regolare l’affetto e il desiderio nostro. Non dico, timore servile, ma timore santo, [16] che per veruna cosa voglia offendere la somma ed eterna bontà di Dio. Ogni creatura che ha in sé ragione, ha questa lampana; perocché il cuore dell'uomo é una lampana: onde se la mano del timore santo la tiene dritta, e ella é fornita, sta bene; ma se ella è in mano di timore servile, egli la rivolta sottosopra, perocché serve e ama d’amore proprio per proprio diletto e non per amare di Dio. Costui affoga il [17] [p. 44 modifica]lume e versane l’olio; perocché non v’è lume di carità, e uon v’è olio di vera umilità. E queste sono quelle cotali di cui disse il nostro Salvatore: «lo non vi cognosco, e non so chi voi vi sete». Adunque io voglio che siate forti e prudenti [18]. Tenete il cuore vostro, e fate che sia lampana dritta. E come la lampana è stretta da piedi e larga da capo, così il cuore e l’affetto si debbe restringere al mondo e [19] ogni diletto e vanità e delizie e piacere e contento [20] suo. E debbe essere larga da capo; cioè che il cuore, l’anima e l’affetto sia tutto riposato e posto in Cristo crocifisso. Vestitevi [21] di pene e d’obbrobri per lui: unitevi e amatevi insieme.
E voi, madonna l’abbadessa, siate madre e pastore, che poniate la vita per le vostre figliuole, s’el bisogna. Ritraetele dal vivere in particolare [22] e dalla conversazione; le quali cose sono la morte dell’anime loro e disfacimento di perfezione. Nella conversazione fate che voi gli siate uno specchio di virtù, acciocché la virtù ammonisca più che le parole. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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