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The ConsciousLibrary

Capítulo 49 de 202

XLV

XLV. — A Francesco di Messer Vanni Malavolti da Siena[1]

Si ravveda senza confusione di mente, ma con quel conoscimento delle proprie debolezze ch’è consolato dalla speranza; senza timore del male, né vergogna del mondo. Parole di madre. All’errante, non ai più buoni, dice, sopracarissimo.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce

Carissimo e sopraccarissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di rimetterti nell’ovile con li compagni tuoi: e mi pare che il dimonio t’abbia sì involato, che non ti lassa ritrovare, lo, miserabile [p. 217 modifica]madre, vo cercando e mandato per te; perocché mi ti vorrei ponere in su la spalla della amaritudine [2] e della compassione ch’io ho all’anima tua. Apri dunque, figliolo carissimo, l’occhio dell’intelletto, levalo dalla tenebra; ricognosci la colpa tua, non con confusione di mente, ma con cognoscimento di te, e con sperare nella bontà di Dio. Vedi che la sustanzia della Grazia che il padre tuo celestiale ti die, tu l’hai spesa miserabilmente. Fa’ dunque come fé quello figliuolo prodigo, che spese la sustanzia sua, vivendo male; il quale sentendosi venuto a necessità, ricognobbe il suo difetto, e ricorse al padre per misericordia. Così fa’ tu; perocché sei impoverito e hai bisogno, e l’anima tua muore di fame. Ricorri dunque al Padre per misericordia: perocché ti sovverrà, e non sarà spregiatore del tuo desiderio, fondato in amaritudine del peccato commesso; anco l’adempirà dolcemente.

Oimè, oimè, dove sono li dolci [3] desideri tuoi? Disventurata me, ho trovato che il dimonio ha involata l'anima e il tuo santo desiderio. Il mondo e li servi suoi hanno teso e’ laccioli con disordinati [p. 218 modifica]piaceri e diletti[4] suoi. Orsù dunque a pigliare il rimedio! E non dormire più! Consola l’anima mia; e non essere tanto crudele per la salute tua, di far caro[5] d’una tua venuta. Non ti lassare ingannare, per timore né per vergogna, al dimonio. Rompi questo nodo; vieni, vieni, figliuolo carissimo. Io ti posso ben chiamar caro: tanto mi costi di lacrime e di sudori e di molta amaritudine. Or vienne, e ricovera nel tuo ovile. Io mi scuso innanzi a Dio che io non posso[6] più. E col venire, collo[7] stare, non richiedo altro da te se non che tu faccia la volontà di Dio. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XLV · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library