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Capítulo 48 de 202

XLIV

XLIV. — A Ser Antonio di Ciolo.[1]

L’anima, forza è che ami: so non l’alto coso, lo vili. Ma queste le danno pena, perchè impari a lei. Provida pena, effetto e mezzo della sua dignità. La purità non consiste nel non sentire le battaglie del senso o dell’affetto, ma sì noi vincerle. Anzi è rosa che la mano della libertà coglie da quelle spine. Le battaglie accrescono il merito, umiliano salutarmente, fanno sentire il bisogno di Dio, amore degno. A purificare l’anima giova la fede in quella redenzione che le dimostra il pregio della sua nobiltà. Consigli.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unito per santo desiderio nel nostro dolce Salvatore; perocché in altro modo non potremmo spregiare il mondo né venire a perfetta purità, conservando la mente ed il corpo nostro nello stato della continenzia. Perocché l’anima che non[2] si accosta[3] a Dio, ed uniscesi in lui per affetto d’amore, conviensi per forza [4] ch’el sia unita con le creature fuora di Dio, e con le delizie e piaceri e stati del mondo: perchè l'anima non può vivere senza amore; conviengli amare o Dio o il mondo. E l’anima sempre s’unisce in quella cosa che ama, ed ine si trasforma; che sempre piglia di quello che é nella cosa che ama.

[5] [p. 212 modifica]Se ella ama il mondo, nel mondo non ha altro che pena; perchè per lo peccato germina triboli e spine di grande amaritudine. La carne nostra non dà niente altro che puzze e veleno di peccato e di corruzione: intanto che conformandosi l'anima con la volontà della carne[6] e passione sensitiva, ne riceve veleno, che l’attossica[7] per sì fatto modo che gli dà morte, tollendogli la vita della grazia, cadendo[8] in colpa di peccato [9] mortale. Altro non ne può ricevere di questo così fatto amore. Egli sta sempre in tristizia, ed è incomportabile a sé medesimo; perchè Dio ha permesso che l’affetto disordinato sia incomportabile a sé medesimo.

E per contrario l’affetto ch’è ordinato nella dolce volontà di Dio, unita in lui per affetto d’amore, dà nell’anima di quello[10] ha in sé. Iddio è somma ed eterna dolcezza: e però e’ servi suoi sentono tanto diletto nelle cose amare e malagevoli, perchè trovandosi Dio per grazia in sé medesima, è saziata e quieta; però che di veruna cosa si può saziare, se non di Dio, perocché é maggiore di lei, ed ella è maggiore di tutte le cose create. Onde ciò che Dio creò, creò in servizio dell’uomo, e l’uomo [p. 213 modifica]per sé, acciò ohe l’amasse con tutto il cuore e con tutto l’affetto suo, e lui servisse in verità. E però queste cose del mondo non possono saziare l’uomo, perchè sono meno di lui. Adunque lui pace e riposo quando sta in lui; partecipa una larghezza di cuore, che ogni creatura che ha in so ragione, vi cape dentro per affetto di carità. Anzi s’ingegna di servirli, sovvenendo il prossimo suo, mostrando in lui l’amore che ha al suo creatore.

Perchè Dio è somma ed eterna purità, però l’anima e ’l corpo ne partecipa per l’unione che ha fatta in lui, conservando la mente e ’l corpo suo in perfetta purità, eleggendo innanzi la morte che volere contaminare e lordare[11] la mente e il corpo suo per immondizia. Non, che i pensieri del cuore, egli li possa tenere, né spesse volte i movimenti della carne; ma i movimenti e’ pensieri non lordano l’anima, ma la volontà, quando ella consente volontariamente alla fragilità sua e alle cogitazioni[12] del cuore. Ma non consentendo, non commette colpa neuna, ma merito,[13] facendo una resistenzia santa, traendo sempre di queste spine la rosa odorifera d’una perfetta purità. Perché per questo viene a maggior cognoscimento di sé, e con un odio santo si leva centra la propria fragilità, e con amore rifugge a Cristo crocifisso con umili e continue orazioni, vedendo che da tanti mali in altro modo non può campare. E già aviamo detto che quanto più s’accosta a lui, più partecipa della sua purità. Adun[p. 214 modifica]que bene è vero che di queste battaglie egli ne trae la rosa[14] purissima. Questo si è il rimedio centra questo miserabile peccato della debile e fragile carne, e d’ogni altra gravezza di peccato; che noi ci accostiamo e conformiamo per affetto d’amore in Dio.

E non aspettiamo il tempo, carissimo figliuolo: però ch’egli è breve e non ci aspetta, non doviamo aspettar lui. Gran fatto è che l'uomo voglia dormire in tanta cecità, e non destarsi da questo sonno. Ma bene è vero che destare non ci potiamo, ne venire a questa unione, senza il lume. Convienci cognoscere col lume della santissima fede la miseria e colpa nostra, e coll’occhio purificato penerei per obietto l’amore ineffabile che Dio ci ha, il quale ci ha manifestato col Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, e ’l Figliuolo ce l’ha mostrato col sangue suo sparto con tanto fuoco d’amore, corso come innamorato alla obbrobriosa morte della santissima croce. E come si potrebbe tenere l’anima, vedendosi tanto amare, che non amasse? Non potrebbe.

O carissimo figliuolo, non vi dilungate da questo lume, ma con sollecitudine dissolvete la nuvila dell’amore proprio di voi; e con fede viva ragguardate lo immacolato e svenato Agnello, che con tanto amore vi chiama. E rispondendogli verrete a questa perfetta unione; essendo unito, sentirete l’odore della perfetta purità. Molto è buono centra questo vizio il ragguardare la dignità, in che è venuta l’anima nostra, e la miserabile carne, per l’unione che Dio ha fatto nell’uomo, unita la natura divina con la natura nostra umana. Vergognerassi l’anima: e saragli un freno di darsi a tanta miseria, veden[p. 215 modifica]dola alzata sopra tutti i cori degli angeli. Per forza, quando così dolcemente la mente e il disiderio vostro si leverà, si spegneià la puzza del vizio.

Anco ci conviene castigare il corpo nostro, e mortificarlo colla vigilia e umile e continua orazione; attaccarsi all’arbore della santissima croce, fuggire le conversazioni più che si può di coloro che vivono lascivamente. E non dubitate che Dio vi farà grandissima grazia, purché brighiate[15] di tagliare e non di stare a sciogliere.[16] Spacciatamente disponete tutti e’ fatti vostri. Correte con dolce e amoroso desiderio al giogo della santa obedienzia: ine ucciderete la volontà, e mortificherete il corpo; ine gusterete l'arra di vita eterna. E non vi paia fadigoso; che la fadiga tornerà a grandissimo diletto. Son certa che se farete mansione[17]per affetto d’amore col dolce e buono Gesù, che voi il farete; e altrimenti no.

E però vi dissi, che io desideravo di vedervi unito per affetto d’amore nel Salvator nostro, accfò che veniste a vera purità, e perdeste la passione che vi dà tanta pena. Non dubito che se voi ’l farete, ne sarete privato; almeno,[18] che la volontà eleggerebbe prima la morte, che volere offendere.

Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso: e cominciate una vita nuova, con speranza che le colpe

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XLIV · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library