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The ConsciousLibrary

Capítulo 184 de 202

CLXXX

CLXXX. — A Pietro marchese del Monte[1] a S. Maria, quando era Senatore[2] di Siena.

Non e’ è grandezza che franchi dal servire a Dio ch’è vera libertà. Ogni comandamento si riduce ad amare Dio e gli nomini; amore con timore di riverenza, non di paura. Raccomanda al marchese che in due cause taccia giustizia pronta.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, reverendissimo e carissimo padre mio in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo e raccomandomivi; con desiderio di vedervi sempre osservatore de’ santi comandamenti di Dio, senza i quali niuna creatura può avere in sé la vita della Grazia. E non è neuno che per gentilezza né per ricchezza né per signoria, né prosperità né grandezza» si possa ritrar-

[3] [p. 122 modifica]re né iscusare che non sia servo atto a servire e ad osservare questi dolci e santi comandamenti; e’ quali sono dati a noi dalla prima e dolce Verità, il quale fu regola e via e vita nostra, E così disse egli: «Io sono Via, Verità e Vita». reverendo Padre ragguardate al nostro dolce Salvatore, che fu datore della legge, che perfettamente la volle osservare in sé. Bene è adunque grande confusione, e dessi vergognare l’uomo che vede Dio umiliato a sé uomo. Onde se la Ragione si dà a considerarlo, giammai non leverà il capo contra Dio per superbia, né per neuno stato che abbia.

Oh dolce e inestimabile diletta Carità! che se’ fatto servo per fare l’uomo libero, e hai dato a te la morte per dare a noi la vita; e se’ schernito[4] alla obrobriosa morte della Croce per rendere a noi r onore, il quale noi perdemmo per lo peccato della disobedienzia. Oimé trovammo la morte per la ribellione che tacemmo a’ comandamenti di Dio; e ogni dì cadiamo in questa morte eternale, trapassando la dolce volontà di Dio. Venne l’Agnello immacolato, svenato, in sul legno della santissima croce, arso al fuoco della divina Carità; e hacci renduta e restituita[5] la grazia con la obedienzia santa sua. Adunque io vi prego dolcemente in Cristo dolce Gesù, che noi seguitiamo questa via e regola de’ veri e santi comandamenti, osservandoli in tino alla morte con la memoria del sangue del Figliuolo di Dio, acciò che siamo più animati[6] ad osservarli. O quanto è dolce questa servitudine, che fa l’uomo libero dalla servitudine del peccato! [p. 123 modifica]Ora restringiamo questi comandamenti in due parti: cioè nell’amore e dilezione di Dio e del prossimo. E questo amore ’l fonderemo in uno timore santo di riverenzia; [7] ed eleggeremo innanzi la morte, che offendere a quella cosa[8] che noi amiamo, non per timore di pena, ma perch’egli è degno d’essere amato, però che è somiaa ed eterna Bontà. E quanto più amerete Dio, tanto più si distenderà l’amore al prossimo vostro; sovvenendolo spiritualmente e temporalmente, secondo che vengono e’ casi, e il tempo che bisogna servire al prossimo suo, E così sarà adempiuta la volontà di Dio, che non vuole altro che la nostra santificazione.

Non dico più. Raccomandovi quanto l’anima mia due piati, de’ quali vi parlerà ser Francesco[9] portatore di questa lettera. L’uno si è del monastero di Santa Marta, [10] che sono perfettissime serve di Dio; l’altro si è di Monna Tommasa grande serva di Dio, e a me carissima madre. So veramente, che se non fusse di ragione, noi dimanderebbero. Pregovi caramente che le spacciate ’l più tosto che potete, sì che non abbiano lunghezza di tempo. Non dico più. Innamoratevi e bagnatevi nel sangue del Figliuolo di Dio. Benedicetemi il mio singolare figliuolo[11] e tutti gli altri. Gesù dolce, Gesù amore.

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CLXXX · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library