Capítulo 185 de 202
CLXXXI
CLXXXI. — A Niccolò da Osimo.[1]
Edifizio dell’anima: non sia in rena o in terra, ma nella viva pietra, Gesù. Egli lo murò del suo sangue. Similitudine dell’architetto, che adopra la virtù della mente e della volontà nel concetto e nell’opera manuale. Accenna al ritorno del Pontefice, e alla Crociata.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi una pietra ferma, fondata sopra la dolce pietra ferma. Cristo Gesù. Sapete che la pietra e lo edificio che fosse posto e fatto sopra la terra, ogni piccolo vento o piova che venga, il dì, a terra. Cosi l’anima che è fondata sopra le cose transitorie di questa tenebrosa e caduca vita, che passano tosto come il vento e come polvere che si pone al vento, ogni piccolo contrario la dà a terra. E così quando fussimo fondati in amore proprio di noi medesimi, il quale è la più perversa lebbra e piaga che possiamo avere. Egli é quella lebbra che tutte le virtù fa guastare; e non hanno in loro vita, perocché sono private della madre della carità; onde non vivono perchè non sono accostate [2] con la vita. Desidera dunque l’anima mia di vedervi fondati nella viva pietra. O carissimo padre, ècci migliore e più dilettevole cosa, che dovere edificare lo edificio dell’anima nostra? Dolce cosa è, che abbiamo trovata pietra, maestro [3] e servitore uno manuale che bisogna a questo edificio. Oh come è [p. 125 modifica]dolce maestro il Padre Eterno, dove sì riposa tutta la sapienzia e scenzia e bontà infinita! Egli è lo Dio nostro, che è colui che è. Tutte le cose che participano essere, è [4] secondo di lui. Egli è uno maestro che fa quello che abbisogna; e non vuole altro che la nostra santificazione. E ciò che dà e permette, [5] per nostro bene, cioè per purgazione de’ peccati nostri, per accrescimento di perfezione e dì grazia. Bene è adunque dolce questo nostro maestro: sì ben sa edificare, e porre quello che bisogna a noi. E ha fatto più: che, vedendo che l’acqua non era buona a intridere la calcina per porre la pietra, cioè, delle dolci e reali virtù, donocci il sangue dell’Unigenito suo Figliuolo. Sapete che, innanzi al decreto[6] dell’avvenimento del Figliuolo di Dio, ninna virtù aveva valore di poter dare all’uomo la vita, la quale per lo peccato aveva perduta. O padre, ragguardiamo la inestimabile carità di questo maestro, che, vedendo che l’acqua dei santi Profeti non era viva, che ci desse vita, ha tratto di sé e pòrto a noi il Verbo Incarnato unigenito suo Figliuolo, e bagli data la potenzia e virtù in mano, e halo posto nello edificio nostro per pietra; senza la quale pietra noi non possiamo vivere.
Ed è sì dolce (perchè gli è unito questo Figliuolo ed è una cosa col Padre), che ogni cosa amara, per la dolcezza sua, vi [7] diventa dolce. In lui è dunque [p. 126 modifica]calcina viva, e non terra né rena. fuoco dolce di amore, tu ci hai dato per servitore e mancale l’abbondantissimo e clementissimo Spirito Santo, ch’è esso amore; il quale è quella mano forte che tenne confitto e chiavellato in croce il Verbo. Egli ha premuto questo dolcissimo corpo, e fattogli versare sangue, il quale è sufficiente a darci la vita, e edificare ogni pietra. Ogni virtù ci vale e dà vita quando è fondata sopra Cristo, ed intrisa nel sangue suo.
Spezzinsi dunque li cuori nostri d’amore, a ragguardare, che quello che non fece l’acqua, ha fatto il sangue. Or chi vorrebbe meglio? chi sarà colui che si vada oggimai avvolgendo per li fossati, cercando veruna trista o disordinata dilettazione del mondo? Dissolvansi per caldo queste pietre degli indurati cuori nostri.
Dunque il Padre (che è a vederlo!) [8] con la sapienzia sua e potenzia e bontà ci s’è fatto maestro (perocché il maestro è quello che lavora, cioè con la virtù[9] che ha dentro da sé; però[10] con la memoria dove sta quello che bisogna fare, e con lo intelletto col quale ha cognosciuto, e con la mano della volontà ha adoperato) creando e edificando [p. 127 modifica]l'anima nostra ad imagine e similitudine sua. Perdemmo poi la Grazia per lo peccato commesso: ed egli venne, e unissi e innestossi nella natura nostra; e ha dato tutto a noi, perocché la sua virtù la dè nel Figliuolo. E fecelo insiememente maestro, come è detto, dandogli la potenzia: e fecelo pietra (così dice santo Paolo) cioè, che la pietra nostra è Cristo: fecelo servitore,[11] e lavoratore di questo edificio cioè, che la sua inestimabile Carità e amore col quale ha data la vita, col sangue suo ha intrisa questa calcina. Sicché non ci manca nulla.
Godiamo, dunque, e esultiamo, poiché abbiamo sì dolce maestro, e pietra, e lavoratore; e hacci murati col sangue suo, e ha fatto sì forte questo nostro muro, che né dimonia né creature, né grandine né tempesta né vento potrà muovere questo edificio se noi non vorremo. Levisi dunque la memoria, e ritenga in sé tanto beneficio. Levisi lo intelletto e il cognoscimento a vedere l’Amore e la sua bontà, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione; e non vede sé per amore proprio di sé, ma per l’onore del Padre e salute nostra. Allora, quando la memoria ritenerà, lo intendimento ha inteso e cognosciuto; non si debbe tenere, e non so che si possa tenere,[12] la volontà, che non corra, con uno ardore riscaldato dal caldo della Carità, ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch’egli odia. Di ninna cosa si potrà turbare; nè[13] impedirà mai il santo proponimento. Ma sarà in vera pazienzia, perché sarà fondato sopra la viva pietra, Cristo. [p. 128 modifica]E però vi dissi che io desideravo che voi fuste pietra fondata sopra la pietra detta; e così vi prego per l’amore di Cristo crocifisso, che sempre cresciate e perseveriate nel santo proponimento. Non vi movete mai, né allentiate per veruno contrario che addivenisse. Siatemi una pietra, ferma, fondata nel corpo della santa Chiesa; cercando sempre l’onore di Dio, e la esaltazione e rinnovazione della santa Chiesa.
Pregovi che non allenti il desiderio vostro, né la sollicitudine di pregare il Padre santo che tosto ne venga, e che non indugi più a rizzare l’arme de’ fedeli Cristiani, la santissima croce. Non guardate per lo scandalo che ora sia addivenuto. Non tema, ma virilmente perseveri, e tosto mandi ad effetto il santo suo e buono proponimento. Perché sentisse delle percosse che vi fussero date, o per le dimonia o per le creature, statemi pietra viva fondata nella sposa di Cristo; annunciando sempre la verità, se ne dovesse andare la vita. Non vedete voi per voi,[14] ma sempre attenderete di vedere l'onore di Dio. Tanto tempo abbiamo veduto il vituperio del nome suo, che ora ci dobbiamo disporre di dare la vita per la loda e gloria del nome suo. Or sollicitamente, padre! Non negligenzia. Ora, mentre che abbiamo il tempo, e ’l tempo è nostro; diamo la fadiga al Prossimo nostro, e la loda a Dio. Spero, per la bontà sua, che voi ’l farete: perdonate però alla mia presunzione, perocché l’amore e l’affetto me n’ha colpa.
Ho avuta grande letizia del buono desiderio e proponimento del santo Padre, sì della venuta sua, e sì del santo e glorioso passaggio, il quale è aspet[p. 129 modifica]tato con grande desiderio da’ servi di Dio. Non dico più.
Ho inteso che ’l Maestro dell’Ordine nostro, il Padre santo lo vuol promuovere a dargli altro benefizio. Pregovi che, se così è vero, che voi preghiate Cristo in terra che procuri[15] all’Ordine d’uno buono Vicario, che n’abbiamo grande bisogno. Pregovi che gli ragioniate, se vi pare, di maestro Stefano, che fu Procuratore dell’Ordine quando frate Raimondo era in corte. Credo che sappiate ch’egli è uomo buono e virile. Spero che, se noi l’avessimo, che per la grazia di Dio e per lui l’Ordine si racconcerebbe. Honne scritto al Padre santo; non però detto cui egli ci dà,[16] ma bollo pregato che cel dia buono, e ragionine con voi e con l’arcivescovo d’Otranto. Se bisognasse, che per questo o per veruna altra cosa in utilità della santa Chiesa, che frate Eairaondo venisse a voi, Padre; scrivetelo: egli sarà sempre obediente a voi. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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