Capítulo 135 de 202
CXXXI
CXXXI. — A Niccolò Soderini in Firenze.[1]
Dio Signore e Padre. Noi, ricchi o no, servi e figli. Egli ci dà il tesoro del tempo e della libertà, da arricchire. Le virtù, nostra dovizia, sono insieme suo dono; vincono insieme e coronano la nostra natura. Accenno alla guerra crociata. Ringraziamento.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverendissimo e dilettissimo fratello in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero figliuolo e servo di Gesù Cristo crocifisso, voi e tutta la famiglia vostra, sì come servo ricomprato dal Figliuolo di Dio: ragguardando sempre come il servo che sta dinanzi al suo signore, che sempre teme di non offendere e di non dispiacere a lui,[2] Così voglio che sempre facciate voi; e che vediate che ’l Signore[3] a cui siamo obbligati di servire, l’occhio suo è sempre sopra di noi; onde dobbiamo sempre temere di non offedere a sì dolce e caro signore. Questo è quel santo timore che entra come servo nell’anima, e traene ogni vizio e peccato, e operazione che fosse contra alla volontà del Signore suo.
Desidero anco che siate figliuolo del Padre vostro celestiale, il quale v’ha creato alla immagine e similitudine sua; e ha fatto a voi e ad ogni creatura come fa il padre che mette alcun tesoro in mano del figliuolo suo, e per farlo grande e arricchito, il manda fuora della città sua. Così fa questo dolce padre: perocché, avendo creata l’anima, egli [p. 295 modifica]le dona il tesoro del tempo e il libero arbitrio della volontà, perché arricchisca. Così vedete voi che è: però che noi siamo forestieri e peregrini in questa vita; e con questo tesoro del tempo e col libero arbitrio guadagniamo. E' vero che in questo tempo la creatura può annegare la volontà e libero arbitrio suo, e con esso può annegare la perversa vanità, piacimento e dispiacimento e sollecitudini e diletti del mondo; la quale è quella mercanzia che sempre l’uomo impoverisce, però che non ha in sé veruna stabilità né fermezza, e non ha se non una mostra di fuore, e dentro è guasta, e lassata[4] al puzzo di molti peccati: e questa mostra fa che l’uomo s’accordi a mercato con lui. Adunque, carissimo e venerabile fratello in Cristo Gesù, io non intendo né voglio che questo tesoro dato dal Padre a noi per divina grazia e misericordia, noi lo spendiamo in sì vile mercanzia; perocché giustamente saremo reprobati dal Padre. Dunque come figliuoli veri, e con perfetta sollecitudine spendiamo questo dolce tesoro in una mercanzia perfetta; la quale è contraria a questa, però che ha il colore pallido, povero e vile: e dentro v’è uno tesoro che ingrassa[5] e arricchisce qui per Grazia, e poi ’l conduce nella vita durabile del Padre a godere l’eredità sua. Or vediamo dunque che tesoro, costui che è arricchito, egli ha comprato. Il tesoro è questo: spregiamento d’onore, di delizie, di ricchezze, e d’ogni consolazione e ricreazione o piacimento degli uomini; e ha voluto quelle virtù vere e reali, le quali paiono piccole e di non piccolo aspetto negli occhi del [p. 296 modifica]mondo, ma dentro v’è il tesoro della Grazia. Ben pare piccolo al mondo a eleggere strazi, scherni, ingiurie e rimproveri, a eleggere volontaria povertà; la quale caccia a terra l’umana superbia e grandezza e stato del mondo; la quale[6] si mostra tanto alta e diventa umile abbassandosi per virtù. E non vuole tenere altre vestigia che del padrone suo; che gli ha commesso il tesoro della libera volontà; con la quale egli può guadagnare e perdere secondo che vuole e secondo la mercanzia che compra.
Oh dolce e santo tesoro delle virtù, che in ogni luogo andate sicure, in mare e in terra, e in mezzo de’ nemici di neuna cosa temete, però che in voi è nascoso Iddio, che è eterna sicurtà! Non gli è tolta dagli uomini né dall’ingiuria[7] la perfetta pazienzia; perocché non si trova nel mondo chi voglia ingiurie; e la pazienzia egli[8] prova per mezzo dalla ingiuria e delle fadighe. Così l'ardentissima e amorosa carità: perocché sempre, per contrario, si cerca l'amore proprio di sé medesimo; ma il cuore dilargato e abbattuto [9] alla ricchezza della carità, vuole gaudio e letizia e ogni sicurtà. [10] E non ragguarda [p. 297 modifica]né cerca se per sé, ma sé per Dio, e ’l prossimo per Dio. E brevemente, ogni sua operazione è drizzata in lui non per propria utilità, ma per onore del Padre, quando ritorna alla casa sua.[11]
Orsù dunque non dormiamo più nel letto della negligenzia, però che egli è tempo da investire questo tesoro in una dolce mercanzia: e sapete in quale? In pagare[12] la vita per lo Dio nostro, dove si terminano tutte le iniquità nostre. Questo dico per l'odore del fiore che si comincia ad aprire, per lo santo passaggio, per lo quale ora il Padre santo e il nostro Cristo in terra ha commesso che si cerchi per voler sapere la santa disposizione e volontà dei Cristiani, cioè se vorranno dare la vita per acquistare la Terra santa; e dicendo che se troverà le volontà disposte, che ogni aiuto darà, e con sollecitudine userà la potenzia sua.[13] Così dice la bolla che egli ha mandata al provinciale nostro e al ministro de’ frati Minori e a frate Raimondo; e mandollo, comandando che fussero sollecitati a invistigare le buone volontadi per tutta Toscana e in ogni altro terreno: e vuogli[14] per scritto, per vedere il loro desiderio, e quanti sono; per dare poi ordine, e mandare in effetto. Adunque io v’invito alle nozze della vita durabile, e che v’accendiate per desiderio a pagare sangue per sangue; e quanti ne potete, [p. 298 modifica]invitare;[15] però che alle nozze non si vuole andar solo. E non potete poi tornare addietro.[16] Non vi dico altro.
Ringraziovi con affettuoso amore della carità che avete mostrata, secondochè per la lettera e per lo Maestro[17] ho inteso. Non sono sufficiente a remunerare l'affetto vostro: ma prego e pregherò continuamente la somma eterna Bontà che vi rimuneri di sé.[18] Raccomandatemi e benedicetemi cento migliaia di volte in Cristo Gesù. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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