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The ConsciousLibrary

Capítulo 97 de 202

XCIII

XCIII. — A monna Orsa Donna di Bartolo Usimbardi, e a Monna Agnesa Donna di Francesco di Pipino sarto di Firenze.

Riguardare non quello che s’è fatto di bene, ma quello che resta a farsi. Tocca de’ suoi detrattori con umiltà dignitosa.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo,´ [p. 109 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo: con desiderio di vedervi perseverare nel santo desiderio acciò che mai non volliate il capo addietro: perciocchè non ricevereste il frutto, e trapassereste la parola del nostro Salvatore, che dice che noi non volliamo il capo addietro a mirare l’arato. Adunque state perseveranti; e ragguardate non a quello che è fatto, ma a quello che avete a fare. E che abbiamo a fare? A rivollere continuamente l’affetto nostro verso Dio, spregiando il mondo con tutte le sue delizie, e amando la virtù; portando con vera pazienzia ciò che la divina Bontà permette a noi: considerando, che ciò che dà, dà per nostro bene, acciò che siamo santificati in lui. E nel sangue troveremo che gli è così la verità. Onde di questo glorioso sangue, che ci manifesta tanto dolce verità, ce ne dobbiamo empire la memoria, acciò che non stiamo mai senza il suo ricordamento. E così voglio che facciate voi, carissime figliuole; però che in questo mondo persevererete infino alla morte, e nell’ultimo della vita vostra riceverete la eterna visione di Dio. Non dico più qui.

Io ti riprendo, carissima figliuola mia dolce, però che tu non hai tenuto a mente quello ch’io ti dissi, cioè di non rispondere a persona che di me ti dicesse neuna cosa che ti paresse meno che buona. Onde io non voglio che tu faccia più così; ma voglio che l’una e l’altra di voi risponda in questo modo a chi vi narrasse e’ difetti miei: che non ne narrano tanti quanti molti più ne[1] potrebbono narrare. Dite a loro, che si muovano a compassione dentro nei cuori loro dinanzi a Dio, come [p. 110 modifica]essi il mostrano con la lingua; pregando tanto la divina Bontà per me, che coregga la vita mia. Poi dite a loro che il sommo Giudice è quello che punirà ogni mio difetto, e remunererà ogni fatiga che per lo suo amore si porterà.[2] Verso di monna Paula[3] non voglio che tu pigli sdegno neuno; ma pensa che ella faccia come la buona madre, che vuole provare la figliuola, se ella ha virtù o no. Confesso veramente, che in me poca fortuna ha trovata; ma ho speranza nel mio Creatore, che mi farà correggere e mutare molto. Confortatevi, e non vi date più pena; però che ci troveremo unite nel fuoco della divina Carità, la quale unione non ci sarà tolta nè da demonio, nè da creatura. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XCIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library