Capítulo 96 de 202
XCII
XCII. — A uno Spirituale[1] in Firenze.
A un divoto che si scandalizzava delle astinenze di lei, dichiara, si umilia, ma insieme ammonisce.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo e dilettissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva inutile di Gesù Cristo, mi vi raccomando: con desiderio di vederci uniti e trasformati in quella dolce, eterna e pura Verità, la quale Verità tolle da noi ogni falsità e bugia.[2] Io, carissimo Padre, cordialmente vi ringrazio del santo zelo e gelosia[3] che avete all’anima mia; in ciò che mi pare, che siate molto sospeso, udendo la vita mia. Son certa che non vi move altro,[4] il desiderio dell’onore di Dio e della mia salute, temendo voi l’assedio e l’illusione delle dimonia. Di questo timore, padre, che voi avete singolarmente nell’atto[5] del mangiare, io non mi maraviglio: che io vi [p. 107 modifica]metto,[6] che non tanto che ne temiate voi, ma io stessa tremo per timore dell’inganno delle dimonia. Se non che io mi confido nella bontà di Dio; e sconfidomi di me, sapendo che di me io non mi posso fidare. Perchè mi mandaste domandando, se io credeva potere essere ingannata, ovvero se io credeva non potere essere ingannata, dicendo che, se io nol credo, che questo è inganno di dimonio. E io vi rispondo, che non tanto di questo, che è sopra la natura del corpo, ma di queste e di tutte l’altre mie operazioni, per la mia fragilità e per l’astuzia del dimonio io sempre temo, pensando di potere essere ingannata; però ch’io cognosco e veggo che ’l dimonio perdette la beatitudine, ma no la sapienzia,[7] colla quale sapienzia, come dissi, cognosco che mi potrebbe ingannare. Ma io mi rivolgo, poi, e appoggiomi all’arbore della santissima croce di Cristo crocifisso, e ine mi voglio conficcare; e non dubito che s’io sarò confitta e chiavellata con lui per amore e con profonda unmiltà, che le dimonia non potranno contro di me, non per mia virtù, ma per la virtù di Cristo crocifisso.
Mandastemi dicendo, che singolarmente io pregassi Dio ch’io mangiassi. E io vi dico, padre mio, e dicovelo nel cospetto di Dio, che in tutti quanti e’ modi che io ho potuto, sempre mi sono sforzata, una volta e due il dì, di prendere il cibo; e ho pregato continuamente, e prego Dio e pregherò, che mi dia grazia che in quest’atto del mangiare io viva come le altre creature, se egli è sua volontà, [p. 108 modifica]perocchè la mia c’è. Dicovi, che assai volte, quand’io ho fatto ciò ch’io ho potuto, e io entro dentro da me a cognoscere la mia infirmità, e Dio[8] che per singolarissima grazia m’abbia fatto correggere il vizio della gola; dogliomi molto, ch’io la mia miseria non l’ho corretta per amore. Io per me non so che altro rimedio ponermici,[9] se non ch’io prego voi che preghiate quella somma eterna Verità che mi dia grazia, se gli è più suo onore e salute dell’anima mia, che mi faccia prendere il cibo, se gli piace. E io son certa, che la bontà di Dio non spregierà le vostre orazioni. Pregovi che quello rimedio che voi ci vedete, che voi me lo scriviate; e pur che sia onore di Dio, io il farò volentieri. E anco vi prego che voi non siate leggiero a giudicare, se voi non sete bene dichiarato[10] nel cospetto di Dio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
Usa las flechas ← → del teclado para pasar de capítulo.