Capítulo 89 de 202
LXXXV
LXXXV. — A Pietro di Tommaso de’ Bardi da. Firenze. [1]
Fede senz’opere non è lume pieno; nè vale l’opera senza amore. Chi è in colpa, non smetta il bene operare; il quale sarà rimunerato dal tempo datoci farsi migliore, dall’affetto de’ buoni che interceteranno per esso, dalle prosperità temperali. Fede vera è sorella a speranza. Si eri in Dio, non prenda sollecitudini troppo terrene. Accenna alla famiglia e a’ figliuoli; della cui grandezza i gentiluomini sono ignobilmente tenaci.
(In astrazione fatta).
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù, lo Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi illuminato del lume della santissima fede, e vestito di perfettissima speranza. Perocchè in altro modo non potreste esser piacevole al nostro Creatore, nè partecipare la vita della Grazia; perocchè fede viva non è mai senza opera. Che se fede fusse senz’opera, sarebbe morta, e partorirebbe e’ figliuoli suoi delle virtù morti, e non vivi. Però che colui che è senza il lume della fede, è privato della virtù della carità; e senza la carità nenuo bene che[2] faccia, o atto di virtù, [3] gli vale e vita eterna; benchè neuno bene si debba lassare, che non si faccia, però che ogni bene è remunerato, e ogni colpa è punita. Poniamochè quello bene che è fatto in colpa di peccato mortale (che è privato allora del lume della santissima fede), non gli vale quanto a vita eterna: ma valgli[4] a molte altre cose, [p. 77 modifica]ricevendo grazia da Dio. Cioè, che non volendo la divina bontà che quel bene che adopeia l’uomo, passi inemunerato, egli il remunera, alcuna volta prestandoci ’l tempo, nel qual tempo abbiamo spazio di poterci correggere; o egli ci mette[5] nei cuori de’ servi suoi, costringendoli a desiderio della salute nostra; onde per quel desiderio e orazioni che fanno per noi, esclamo dalla tenebra del peccatomortale, e ridurrenci allo stato dilla grazia. O egli il remunera in cose temporali, se egli non si dispone per suo difetto a ricevere le spirituali. Sicchè dunque vedete che ogni bene è remunerato. E però non si debbe lassare il bene; ma bene doviamo ingegnarci di farlo in Grazia, acciò che sia fatto col lume della fede, [6] nel qual lume della fede si partoriscono i figliuoli delle virtù vivi, cioè che danno nell’anima vita di Grazia.
O glorioso lume, che privi l’anima delle tenebre, e spoglila della speranza di sè e del mondo e de’ figliuoli e d’ogni creatura, e vestila della vera speranza la quale ha posto in Cristo crocifisso! E però non teme mai che gli manchi alcuna cosa, però che col lume della fede ha cognosciuta la divina bontà in sè; onde cognosce che Dio è potente a poterlo sovvenire: e è sapientissimo, che sa sovvenire; e è clementissimo, che vuole sovvenire la sua creatura che ha in sè ragione. Chi spera l lui, non gli manca [7] mai; ma a misura tanto ci provede, [p. 78 modifica]quanto noi speriamo nella sua larghezza. Onde tanto saremo proveduti, quanto noi spereremo. E però, se l’uomo cognosce sè con lume della fede, egli non si confida in sè, nè in suo sperare. [8] Però che cognosce, sè per sè non essere manifestamente: che se alcuna cosa fusse da sè, egli potrebbe possedere di quelle cose ch’egli ama, a suo modo. La qual cosa non è. Anco, quando vuole essere ricco, spesse volte gli conviene essere povero; vorrebbe la sanità e la lunga vita, ed egli[9] conviene essere infermo, e viengli meno ’l tempo. E però è stolto e maladetto colui che si confida nell’uomo; vedendo egli, che alcuna cosa non è da sè, vedendo che il mondo e l’uomo noi serve se non per propria utilità. Chi dunque si vorrà confidare in loro, sempre ne rimarrà ingannato; però che a [10] neuna cosa gli tiene fede. Che, volendo arricchire, egli impoverisce l’anima sua e sè, e’ figliuoli, della sustanzia temporale. Egli diventa disordinato e incomportabile a sè medesimo; desiderando quello che non debbe desiderare. E l’animo che è disordinato a volere quello che non ha, sempre pena; però che è privato del sommo Bene, ’l quale pacifica, quieta e sazia l’anima.
O fratello e figliuolo carissimo, aprite l’occhio dell’intelletto col lume della santissima fede, acciocchè cognosciate la poca fermezza e stabilità del mondo, e la grande bontà di Dio, fermo e stabile, che non si muove mai, [11] ’l quale sazia e nutrica [p. 79 modifica]l’anima nell’affettuosa carità, e vestela di speranza; sperando nel suo dolce Creatore. E sa bene che la divina Bontà vede di quello, che ha bisogno; e però offera il desiderio e ’l bisogno [12] a lui, servendolo con tutto il cuore e con tutto l’affetto suo. E la fadiga del corpo dà alla famiglia, sovvenendogli e aiutandogli [13] di quello che può. Con buona e santa coscienzia fa quello che può; e l’avanzo[14] lassa fare alla divina Bontà, in cui egli ha posto la speranza sua, perchè cognobbe col lume della fede la sua bontà e providenzia. In altro modo non veggo che potreste campare dal loto del mondo senza il lume della fede, onde trasse la speranza e l’affettuosa carità, gustando in questa vita l’arra di vita eterna, perchè la volontà sua è vestita della dolce volontà di Dio.
E però io vi dissi che desideravo di vedervi alluminato del lume della santissima fede, e vestito di perfettissima speranza. Così vi prego per l’amore di Cristo crocifìsso, che facciate voi e la donna vostra, acciò che non stiate in stato di dannazione. E quello che non fusse stato fatto per lo tempo passato, io voglio che si faccia per lo presente. E non aspettate il tempo a cercare la salute vostra, però che il tempo non aspetta voi; e però non dovete aspettar lui, facendo come ’l corvo, che dice cra cra. [15] Così e’ perditori del tempo sempre dicono: domane farò. E così si trovano giunti alla morte, [p. 80 modifica]e non se n’avveggono. E allora vuole[16] il tempo, e non lo può avere, quando ha speso il tempo suo miserabimente, con avarizia [17] e cupidità e guadagni illeciti e con molta immondizia della mente e del corpo suo, contaminando il sacramento del Matrimonio; fassi Dio de’ figliuoli suoi; e, come cieco, pone la speranza dove non la dee ponere. E così va di cecità in cecità; in tanto che, se non si corregge e non punisce la colpa con la contrizione del cuore, e con la confessione e satisfazione, giusta al suo potere e la sua possibilità, [18] dico (e non la impossibilità, che non la richiede Dio), giunge all’eterna dannazione. Voglio dunque, che vi destiate del sonno prima che venga la morte; e quello desiderio [19] e lume che Dio v’ha dato, non sia tolto da voi, ma con perseveranzia lo esercitiate col tesoro delle virtù, e col lume della fede, e colla perfettissima speranza. E non pensate che la divina Providenzia vi venga meno: ma sempre vi sovverrà, sperando voi in lui in ogni vostro bisogno. Altro non vi dico.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
Usa las flechas ← → del teclado para pasar de capítulo.