Capítulo 88 de 202
LXXXIV
LXXXIV. — A Frate Filippo di Vannuccio, e a Frate Niccolò di Pietro di Firenze, dell’ordine di Monte Oliveto.
(Fatta in astrazione).
Obbedienza è pazienza nel bene, consolata dalla carità, sostenuta dall’umiltà dignitosa. Ogni virtù è obbedienza a una legge. Esempio di Gesù Cristo. Obbedienza è giustizia che l’uomo rende, più che agli altri, a sè, conoscendo che poca cosa egli sia nell’ordine sociale. Insidie del tentatore grossolane per farci disobbedire, altre più fine, sotto specie di perfezione. Il senso umiliato delle proprie battaglie ci consiglia obbedienza; e così dai pericoli abbiamo salute. Obbedienza volontaria ben si concilia con povertà volontaria; e ambedue ci francano dalla servitù superba del mondo. Lodi eloquenti dell’obbedienza; dove ogni inciso è un argomento. Danni del contrario.
Al nome di Gesù Cristo crocifìsso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondati in vera e perfetta pazienzia; perocchè senza la pazienzia non sareste piacevoli a Dio, e non portereste il giogo della santa obedienzia, ma con impazienzia ricalcitrereste [1] al prelato e all’ordine vostro. E pazienzia non è mai se non in colui che sta in perfetta carità: onde colui che ama, ´ [p. 66 modifica]de la malagevolezza che pare che sia in portare i costumi dell’ordine, e le gravi obedienzie, e alcuna volta indiscrete. Ma poichè per l’amore la malagevolezza si parte, e con pazienzia porta; è fatto subitamente suddito e vero obediente. Ed è umile; che per superbia non leva mai il capo contra ’l prelato suo. E tanto sarà umile quanto obediente; e tanto obediente quanto umile. Oh quanto è dolce, figliuoli carissimi, questa dolce virtù della propria obedienzia! La quale obedienzia tolle ogni fadiga, perocchè è fondata in carità; e carità non è senza pazienzia nè senza umilità. Perocchè l’umilità è baglia e nutrice della carità. Ma vediamo un poco il frutto di questa virtù dell’obedienzia, e se elli è frutto di vita no; e quello che esce del disobediente.
Ogni creatura, figliuoli carissimi, che ha in sè ragione, debbe essere obediente a’ comandamenti di Dio. La quale obedieuzia leva via la colpa del peccato mortale, e riceve la vita della Grazia. Perocchè con altro strumento non si leva la colpa, e non si fa la colpa. Nella obedienzia si leva la colpa, perocchè osserva i comandamenti della legge; e nella disobedienzia offende, perchè trapassa quello che gli fu comandato, e fa quello che gli è vietato; onde ne gli nasce la morte e elegge subito quello che Cristo fuggì, e fugge quello che egli elesse. Cristo fuggì le delizie e li stati del mondo; egli lo cerca, mettendo l’anima sua nelle mani delle dimonia per potere avere e compire i suoi disordinati desiderii; fuggendo quello che ’l Figliuolo di Dio abbracciò, cioè scherni, strazii, vituperi, i quali con pazienzia portò infino all’obbrobriosa morte della croce, e umilmente, e tanto che non è udito.mw-parser-output p.freedImg,.mw-parser-output div.freedImg2>p.freedImg2,.mw-parser-output #mySpan1,.mw-parser-output #mySpan2,.mw-parser-output.mySpan1,.mw-parser-output.mySpan2{text-indent:0}.mw-parser-output #mySpan2 a,.mw-parser-output.myspan2 a{width:inherit}.mw-parser-output.freedImg,.mw-parser-output.newFreedImg{width:inherit;height:auto}.mw-parser-output.newFreedImg img{object-fit:contain;width:100%;height:100%}.mw-parser-output.imgCaption{font-size:94%;line-height:1.0;margin:.375em 0 0 0;padding:.25em 1px.75px}.mw-parser-output.imgCaption p{text-indent:0!important;margin:0}Chiesa di San Domenico - Sodoma Fot. LombardiSvenimento di Santa Caterina[p. 67 modifica]il suo grido per veruna mormorazione; ma sostenne infino alla morte per compire l’obedienzia del Padre e la salute nostra. Ma colui che è obediente, sèguita le vestigie di questo dolce e amoroso Verbo, e cerca l’onore di Dio e la salute dell’anime. Sicchè vedete che ogni creatura che ha in se ragione, se vuole la vita della Grazia, si conviene che passi col giogo dell’obedienzia.
Ma attendete, che questa è una obedienzia generale, alla quale generalmente ciascuno è tenuto e obbligato. Ed è un’altra obedienzia, che è particolare, la quale hanno coloro che, osservati i comandamenti, seguitano i consigli, volendo andare attualmente e mentalmente per la via della perfezione. Questi sono coloro che entrano nel giardino della santa religione. Ma agevole cosa gli sarà ad obedire all’ordine e al prelato suo, a colui che ha osservata l’obedienzia generale, e dalla generale è ito alla particolare. Onde se elli è ito con la volontà morta, come debbe, egli gode, e stando nell’amaritudine sente[2] la dolcezza, e nel tempo della guerra gusta la pace, e nel mare tempestoso fortemente naviga; perocchè il vento dell’obedienzia tanto forte[3] mena l’anima nella navicella dell’ordine, che neuno altro vento contrario che venisse, la può impedire. Non il vento della superbia; perocchè egli è umile, che altrimenti non sarebbe obediente; non la impazienzia, perocchè egli ama, e per amore s’è sottoposto all’Ordine e al prelato, e non tanto al prelato, ma a ogni creatura per Dio: e la pazienzia è il midollo della carità. Onde nol può percuotere il vento della infedelità, nè [p. 68 modifica]il vento della ingiustizia; peroechè giustamente rende il debito, suo: onde a sè rende odio e dispiacimento della propria sensualità, la quale, se la ragione non tenesse il freno in mano, ricalcitrerebbe all’obedienzia; e a Dio rende gloria, e loda al nome suo, e al prossimo la benevolenzia, portando e sopportando i difetti suoi. Allora con fede viva (perchè alla Fede sono seguitate le opere) aspetta, nell’ultimo della vita sua, di tornare al fine suo nella vita durabile, siccome il prelato gli promise nella sua professione. Perchè gli promette di dargli vita eterna, se in verità osserva i tre voti principali, cioè obedienzia, continenzia e povertà volontaria; le quali cose tutte il vero obediente osserva. Questa navicella va sì diritta verso il porto di vita eterna col vento dell’obedienzia, che in veruno scoglio si percuote mai.
Molti scogli si trovano nel mare di questa tempestosa vita, ne’ quali ci percuoteremmo, se il vento prospero dell’obedienzia non ci fusse. Or che duro scoglio è quello delle impugnazioni delle dimonia, le quali non dormono mai, volendo assediare l’anima di molte varie, diverse e laide cogitazioni; e più nel tempo che l’anima si vuole stringere e serrare, con questo vento dell’obedienzia, con umile orazione (la quale orazione è uno petto dove si notricano i figliuoli delle virtù), solo per impedirla! [4] Perocchè la malizia del dimonio il fa solamente per farci venire a tedio l’orazione e la santa obedienzia, quasi volendo metterci ne’ cuori una ´ [p. 69 modifica]bilità di non potere perseverare in quello che è cominciati», nè portare le fadighe dell’ordine; e la paglia gli fa parere una trave; e una parola che gli sia detta nel tempo delle battaglie, gli farà parere uno coltello, dicendogli: «che fai tu in tante pene? meglio t’è di tenere altra via». Ma questa è una battaglila grossa [5] a chi ha punto d’intelletto; perocchè l’uomo vede bene che meglio è per l’anima sua che sia perseverante e costante nella virtù cominciata. Ma un’altra ne pone, colorata col colore dell’odio e del cognoscimento del difetto suo, e dello schietto e puro servire che gli pare che debba fare al suo Creatore, dicendo nella mente sua: «misero, tu debbi fare le tue operazioni e orazioni schiette con purità di mente e semplicità di cuore, senz’altri pensieri; e tu fai tutto il contrario: onde, perchè tu non le [6] fai come tu debbi, elle non sono piacevoli a Dio. Meglio t’è dunque di lassare stare». Questa, figliuoli carissimi, è una battaglia occulta, mostrandoci prima la verità di quello che è, e facendocela cognoscere; ma poi di dietro v’attacca la bugia, la quale germina il veleno della confusione. Onde, giunta la confusione, perde l’esercizio; e perduto l’esercizio, è atto a cadere in ogni miseria, e nell’ultimo nella disperazione. E però si fa tanto dinanzi, [7] e tanto da lunga con sottili arti, cioè per giungerlo [8] qui, non perchè egli [9] creda che di primo colpo egli cadesse [p. 70 modifica]in quelle cogitazioni, cioè che vi consentisse. Chi è colui che campa e non percuote in questo scoglio? Solo l’obediente, perocchè egli è umile; e l’umile passa e rompe tutti i laccioli del dimonio. Sicchè vedete che all’obediente non bisogna di temere di timore servile per alcuna cogitazione o molestia del dimonio. Tenga pur ferma la volontà, che non consenta, annegandola nel sangue di Cristo crocifisso, e legandola, col lume della vera obedienzia, per amore e reverenzia del Verbo Unigenito Figliuolo di Dio.
E trovasi ancora lo scoglio della fragile e miserabile carne che vuole impugnare contra allo Spirito; la quale è vestita d’amore sensitivo, il quale amore sarebbe offendere, perocchè la carne ha sempre in sè ribellione, e alcuna volta si corrompe. Ma non sarebbe offesa, se non inquanto la volontà legata[10] col proprio amore sensitivo, consentisse alla fragile carne, e dilettasi [11] nel suo corrompere. Ma se la volontà è morta nell’amore sensitivo e nel proprio diletto, e legata nella obedienzia, come detto è; con tutte le sue ribellioni non gli può nuocere, nè impedire la navicella; anco, è uno agumentare e dare vigore al vento, che più velocemente corra verso il termine suo. Perocchè l’anima che si sente impugnare, si leva talora dal sonno della negligenzia con odio e cognoscimento di sè e con vera umilità. Che se così non fusse, dormirebbe nella negligenzia con molta ignoranzia e presunzione; la quale presunzione notricherebbe la suberbia: e presumendo di sè medesimo alcuna cosa. [12] Onde per le im[p. 71 modifica]pugne[13] diventa più umile. E perciò dissemo, che tanto è obediente quanto umile. Se dunque cresce la virtù dell’umilità, cresce, anco la virtù dell’obedienzia. Sicchè vedete che corre più velocemente.
Ecci anco lo scoglio del mondo; il quale, come ingannattore, si mostra con molte delizie, stati e grandezze, tutto fiorito; e nondimeno egli ha in sè continua amaritudine, ed è senza alcuna fermezza o stabilità. Ma ogni suo diletto e piacere viene tosto meno: siccome la bellezza del fiore, il quale, quando è tolto dal campo, pare, a vederlo, bello e odorifero; e, colto, subito è passata la bellezza e l’odore suo, ed è tornato a non cavelle. [14] Così la bellezza e gli stati del mondo paiono uno fiore; ma subitochè l’affetto dell’anima gli piglia con disordinato amore, si trova voto e senza bellezza alcuna, perduto quell’odore che avevano in loro. Odore hanno in quanto sono escite dalla santa mente di Dio; ma subito l’odore è partito in colui [15] che l’ha colte e possiede con disordinato amore; nè per difetto loro nè del Creatore che le ha date, ma per difetto di colui che le ha tolte, il quale non le ha lassate nel luogo dove elle [p. 72 modifica]debbono stare, cioè amarle per la gloria e loda del nome di Dio. Chi ’l passa questo scoglio? l’obediente, osservando il voto della povertà volontaria.
Sicchè dunque vedete che non bisogna di temere di veruno scoglio che sia, avendo voi il vento[16] della vera obedienzia. L’obediente gode, perocchè non naviga sopra le braccia sue, ma sopra le braccia dell’Ordine. Egli è privato della pena affliggitiva, perocchè ha morta la propria volontà che gli dava pena; perocchè tanto e’ è fadiga ogni fadiga, quanto la volontà [17] gli pare fadiga. Ma all’obediente, che non ha volontà, la fadiga gli è diletto, e i sospiri gli sono uno cibo, e le lagrime beveraggio. E ponendosi alle mammelle della divina Carità, trae a sè il latte della divina dolcezza per lo mezzo di Cristo crocifisso, seguitando in verità le vestigie e la dottrina sua. O obedienzia, che sempre stai unita nella pace e nella obedienzia del Verbo, tu se’ una reina coronata di fortezza; tu porti la verga della lunga perseveranzia; tu tieni nel grembo tuo i fiori delle vere e reali virtù; ed essendo l’uomo mortale, tu gli fai gustare il bene immortale; ed essendo umano, il fai diventare angelico, e d’uomo, angelo terrestre. [18] Tu pacifichi e unisci i disordinati; e chi t’ha, [19] sempre è suddito alli più minimi; e quanto più si fa suddito, più è signore; perocchè signoreggia la propria sensualità, e ha spento il fuoco con la divina carità, pe[p. 73 modifica]rocche per amore è obediente. E della cella s’è fatto uno cielo; perocchè nou esce della cella del cognoscimento di sè, ma in su la mensa della croce con l’obediente Agnello mangia l’onore di Dio e la salute dell’anime. In te, obedienzia, non cade giudicio verso alcuna creatura, e singolarmente nel prelato tuo; perocchè tu se’ fatta giudice della dolce volontà di Dio, giudicando che Dio non vuole altro che la tua santificazione; e ciò che dà e permette, dà per questo fine. Pigli [20] la compassione del prossimo, ma non giudicio nè mormorazione. Tu non vuoli investigare la volontà di chi ti comanda; ma semplicemente, con semplicità di cuore, condita con prudenzia, obedisci in quelle cose dove non è colpa di peccato; e di neuna cosa ristolli mai.[21] Bene è dunque, che nell’amaritudine gusti la dolcezza, e nel tempo della morte la vita della Grazia. O carissimi figliuoli, chi sarà colui che non s’innamori di così dolci e soavi frutti, quanti riceve l’anima nella virtù dell’obedienzia? Sapete chi li riceverà? Quegli che coll’occhio dell’intelletto, e con la pupilla della santissima Fede si specola[22] nella Verità; cognoscendo in essa Verità se è la bontà di Dio in sè, nella quale bontà truova l’eccellenzia di questa dolce e reale Virtù.
Chi è colui che non la vede? Chi non ha il lume, e però non la cognosce; e non cognoscendola, non l’ama; e non amandola, non è vestito, ma è spogliato dell’obedienzia, e vestito della disobe[p. 74 modifica]dienzia. La quale disobedienzia dà frutto di morte, ed è uno vento traverso, che fende la navicella, percuotendola nelli scogli detti: onde l’anima affoga nel mare con molta amaritudine, per la privazione della Grazia, trovandosi nella colpa del peccato mortale. Egli è fatto incomportabile a sè medesimo; privato della carità fraterna: egli trapassa il voto promesso, e non l’osserva. [23] Non osserva l’obedienzia, e non osserva [24] la continenzia: perocchè impossibile gli sarebbe al disobediente essere continente; e se fusse attualmente, non sarebbe mentalmente. E non osserva il voto della povertà volontaria; perocchè quegli che è nel proprio amore, appetisce i diletti del mondo, e viengli a tedio l’orazione e la cella, dilettandosi della conversazione. Oh quanta miseria n’esce! [25] Egli è fatto perditore del tempo; egli volle il capo indietro a mirare l’aratro, e non persevera: egli è fatto debile, perocchè ogni piccola cosa il dà a terra: egli si priva d’ogni virtù: e sempre, come superbo; vuole investigare la volontà d’altrui, e massimamente quella del suo prelato. La lingua, figliuoli carissimi, non sarebbe sufficiente a narrare il male che esce della disobedienzia. Egli è impaziente, che non può sostenere una parola. Ed è attorniato da molti laccioli, e neuno ne passa: [26] ma gusta in questa vita l’arra [p. 75 modifica]dell’inferno. Che dunque diremo? Diremo che ogni male esce dalla disubedienzia; perocchè è privata della carità e della virtù dell’umilità, le quali sono due ale che ci fanno volare a vita eterna: ed è privata della pazienzia, che è il midollo della carità, per la quale carità l’anima viene ad obedienzia.
Onde, considerando me, che per altra via non potiamo fuggire tanti mali e venire a tanto bene quanto [27] ci dà la virtù dell’obedienzia; dissi ch’io desideravo di vedervi fondati in vera e santa pazienzia: perocchè obedienzia non si può avere senza pazienzia, e la pazienzia procede dalla carità; perocchè per amore è fatto paziente e obediente, unto [28] di vera e perfetta umilità. Orsù, figliuoli miei, poichè sete intrati nella navicella della santa Religione, correte col vento prospero della vera obedienzia infino alla morte, acciocchè senza pericolo giungiate al termine vostro di vita eterna. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
Raccomandateci strettamente al priore, e a tutti cotesti figliuoli. E voi siate specchio dell’obedienzia. Gesù dolce, Gesù amore.
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