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The ConsciousLibrary

Capítulo 70 de 202

LXVI

LXVI. — A Fra Guglielmo d’Inghilterra, Baccelliere che sta a Lecceto dell’Ordine di Santo Agostino.[1]

Due voci di Dio. L’una chiama l’anima a levarsi sul senso, e l’altra a sagrificarsi in amore, Il merito nostro è. dono di Dio, che pur lo rimerita come dono nastro. Imbasciata della monaca al signore di Sardegna per cose di guerra. Del fare un frate. Malattia d’altro frate.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo padre e figliuolo in Cristo Gesù, la vostra indegna miserabile figliuola Catarina vi si raccomanda nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio che a noi sia detta quella parola che disse Dio ad Abram, cioè: «esci dalla casa e dalla terra tua». E Abram obbediente

[p. 303 modifica]non fece resistenza al comandamento di Dio, che disse: seguitami» e egli il sprintò. Oh quanto sarà beata l'anima nostra, quando udiremo quella dolce parola, che noi ci partiamo da questa nostra terra del misero miserabile corpo. In due modi si debbe levare l’uomo e seguitare la prima Verità che ’l chiama. Il primo è, che noi traiamo l’affetto dalla casa di questa nostra passione sensitiva terrena e amore proprio di noi medesimi, e dalla terra nostra, cioè, che l’affetto si levi da ogni amore terreno, e seguitiamo l’Agnello svenato in sul legno della santissima croce. Il quale Agnello e’ invita e ci chiama a seguitarlo per vie d’obbrobri, pene, rimproverii, i quali all’anima che ’l gusta sono di grandissima dolcezza e soavità. A questo affetto ci ha tratti Dio per la sua infinita bontà e misericordia. Or che voce aspetta ora l’anima poiché ella ha udita la prima voce, e ha risposto abbandonando il vizio, e seguitando le virtù, le quali fa [2] gustare Dio per grazia in questa vita! Sapete, Padre, quale voce aspetta? quella dolce parola della Cantica, cioè: «Vieni, diletta Sposa mia». E drittamente s’adempie la parola tra l’anima e il corpo, che disse Cristo a’ discepoli suoi, dicendo: «Lassate i parvoli venire a me, perocché di costoro è il reame del cielo». Questo modo tiene Dio co’ servi suoi, quando li trae di questa miserabile vita, e menali al luogo di riposo, comandando e dicendo a questa nostra carne che è stata serva e discepola [3] dell’anima: «lassa quest’anima venire a me, perocché [p. 304 modifica]di costei è il reame di vita eterna».

Oh inestimabile, dolcissima e ardentissima carità! Tu dici ne più né meno, come se l’anima t’avesse servito per sé medesima; [4] conciossiacosaché ogni servizio fatto a te, tu ne se’ l’operatore e il donatore. Perocché tu se’ colui che se’; e senza te, noi non siamo. Così diceva l’Apostolo. [5] Noi non possiamo bene pensare, se non ci fusse dato di sopra.[6]Adunque per grazia ci dai, e non per debito: e questo fa il tuo smisurato amore, che il tuo medesimo vuoi remunerare[7] a noi. E però l’anima quando ragguarda tanto fuoco d’amore, s’innebria per sì fatto modo che perde sé medesima; e ciò che vede e sente, vede nel suo creatore.

Or questa dunque e la voce dalla quale desidera l'anima che noi siamo chiamati. Ma non parrebbe, Padre, che io fussi molto contenta, se innanzi a questa io non udissi un’altra, cioè la voce desiderata da tutti i servi di Dio, cioè che noi udiamo: «Uscite, figliuoli, dalle terre e dalle case vostre: seguitatemi, e venite a far sacrifizio del corpo vostro». Onde, quando io considero. Padre, che Dio ci facesse - grazia d’udirla e di vederci dare la vita per lo smisurato amore [8] dell’Agnello, pare che r anima a mano a mano, pur del pensiero, si voglia partire dal corpo. Or corriamo dunque, figliuoli e fratelli miei in Cristo Gesù, e distendiamo i dolci e amorosi desiderii, costringendo e pregando la di [p. 305 modifica]vina bontà, che tosto ce ne faccia degni. E qui non ci conviene commettere neglienzia, ma grade sollicitudine, e voi sempre sollicitando o altrui. Il tempo pare che s’abbrevi, trovando molta disposizione nelle creature. E però sappiate, che quello Frate Jacomo, [9]che noi mandammo al giudice d’Arborea [10] con una lettera dove si conteneva di questo passaggio; egli m’ha risposto graziosamente che vuole venire con la sua persona, e fornire per dieci anni due galee e mille cavalieri e tremila pedoni e seicento balestrieri. Sappiate ancora che Genova[11] è tutta commossa, a questo medesimo proferendo l’avere e le persone. E sappiate che di questo e dell’altre cose Dio adopera l’onore suo.

Altro non dico, se non che io vi prego e vi raccomando questo giovine, che ha nome Matteo Forestani,[12] che ’l facciate spacciare al più tosto che potete, sicché sia ricevuto alla santa Religione. Studiatevi quanto potete, che egli venga alle vere e reali virtù, singolarmente di mortificare in lui il parere[13] del mondo e la volontà sua. Emmi paruto il meglio, [p. 306 modifica]che egli non sia andato in altro viaggio; perocché poteva essere più tosto svagolamento della mente sua, che altro. Bisserai frate Nofrio come frate Stefano [14] stava male; e voi ancora avevate sentito, e temevate di non avere chi vi scrivesse. Non temete, ma confidatevi; che quando Dio tolle l’uno, provvede dell’altro. Confortate e benedicete frate Antonio[15] cento migliaia di volte in Cristo Gesù. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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LXVI · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library