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Capítulo 52 de 202

XLVIII

XLVIII. - A Matteo di Giovanni Colombini da Siena.[1]

La verità è che ci libera. Libera la volontà, facendo all’intelletto conoscere il bene vero. Dio è medico che appropria a ciascun male la sua medicina. Il privarci de’ beni falsi è un levare a noi il sangue infermo. Santa allo’j;rezza del cuore. Meditare non tanto per investigare le astratte misteriose verità, quanto per adempire colla vita il volere di Dio.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi; con desiderio di vedervi con [p. 224 modifica]vero e perfettissimo Inme, nel quale lume cognosciate e vegliate la verità. La quale verità è quella cosa che ci libera: cioè, che cognoscendola, l’amiamo: ed amandola, ci libera dalla servitudine del peccato mortale; Che verità è questa la quale ci conviene cognoscere? È una verità partorita dall’amore ineffabile di Dio; alla quale verità dobbiamo rendere il debito dell’amore e dell’odio. In che modo? In questo: che noi cognosciamo il sommo ed eterno Bene, e l’amore ineffabile col quale Dio ci creò alla imagine e similitudine sua. E creocci per questa verità, perchè noi gustassimo il suo sommo ed eterno bene, ed acciò che rendessimo gloria e loda al nome suo. E per compire questa verità in noi, ci donò il Verbo del suo Figliuolo, e nel sangue suo ci creò a Grazia.

A questo cognoscimento dobbiamo venire, esercitandolo con grandissima sollecitudine: ma a questo non possiamo venire senza il lume; e ’l lume non possiamo avere con la nuvila dell’amore proprio di noi. Il quale amore offusca l’occhio dell’intelletto, che noi lassa cognoscere né discernere la verità;[2] ma la bugia vede in verità, e la verità in bugia; le cose transitorie reputa ferme di grande [p. 225 modifica]consolazione; e elle vengono tutte meno, siccome il fiore, il quale, poi ch’è colto, subito perde la bellezza sua. Onore, ricchezze, stato, delizie, tutte passano come ’l vento: ogni cosa si è mutabile; onde dalla sanità veniamo alla infirmità, dalla ricchezza alla povertà, e dalla vita alla morte.

E l’uomo, matto amatore di sé medesimo, come cieco, giudica tutto il contrario, e così tiene. E chi manifesta ch’egli il tenga? Il disordinato amore ed affetto ch’egli ha a sé e al mondo. Tutto gli avviene perch’egli ha perduto il lume; che se egli avesse lume in verità, terrebbe che Dio é sommamente buono, un bene incomprensibile e inestimabile; che neuno è che ’l possa stimare, ma solo esso medesimo si comprende [3] e stima. Egli é somma ed eterna ricchezza: egli é giusto e pietoso medico, che dà a noi le medicine necessarie alle nostre infirmità. Così dice il glorioso Paolo: «Quando la umana generazione giaceva inferma, venne il gran medico del mondo, e sanò le nostre infermità». Sicché ad ognuno le dà secondo che bisogna alle piaghe nostre, col fuoco della divina carità. Alcuna volta ci trae sangue, cioè levandoci quelle cose che sono nocive alla nostra salute, e sono uno mezzo tra Dio e noi. Onde ad alcuni tolle e’ figliuoli, ad altri la sostanzia temporale, ad altri la sanità, e ad alcuni lo stato del mondo, percuotendoci con le molte tribolazioni. E questo non fa per odio, ma per singolare amore: privaci de’ diletti vani della terra, per darci pienamente i beni del cielo. Egli è benigno ed eterno giudice; e, siccome giusto signore, ad ognuno rende il debito[4] suo: onde ogni bene [p. 226 modifica]è remunerato, e ogni colpa punita. E con la forza santa che faremo alla nostra perversa volontàre con la violenzia, [5] acquisteremo le vere e reali virtù; e sarà remunerata la fadiga nostra di beni immortali. Con questo lume si cognosce la verità inverso del mondo, il quale non ha in se fermezza nè stabilita veruna. In vano s’affadiga colui che tutto il suo tempo ha speso e spende nel mondo, facendosi Dio de’ figliuoli e delle ricchezze; e non s’avvede che tutte gli danno morte, privandolo della vita della Grazia; e non pare che sappia che Dio ha permesso che il disordinato amore sia incomportabile a sé medesimo: onde in questa vita gusta l’arra dell’inferno, solo perchè non ha cognosciuta la verità per la privazione del lume.

Adunque voglio, carissimo figliuolo, che non dormiamo più, ma con grande sollecitudine ci destiamo dal sonno, levando la nuvila dell’amore proprio di noi dall’occhio dell’intelletto nostro. E facendo così, compire in voi la volontà di Dio e il desiderio mio. Che, considerando me che senza lume non possiamo cognoscere la verità, ho desiderio di vedere in voi lume vero; acciocché perfettamente cognosciate la verità; il qual lume e verità vi faranno costante e perseverante in quello che avete cominciato con un santo e vero desiderio. Non mi ci mettete spazio di tempo, perocché non siete sicuro d’averne; ma in tutto senza timore servile, con vera e perfetta speranza, confidandovi nel vo- [p. 227 modifica]stro Creatore, ordinate la vita vostra. E regolatevi in tutte le cose satisfacendo alla coscienzia, ponendo fine e termine[6] a ogni disordinato vivere, con vera perseveranzia; tollendo via la tristizia del cuor vostro: e con massima allegrezza ricognoscete l'amore ineffabile, e la plenitudine della divina misericordia che è traboccata[7] sopra di voi.

Mettetevi oggimai il mondo sotto i piedi, e rispondete a Dio, che vi chiama con un cuore gentile non mercenaio; siccome vero e legittimo figliuolo: dilettandovi di purificare spesso la coscienzia vostra con la santa confessione; e usate la comunione al luogo ed al tempo suo. La conversazione vostra sia con quelli che temono Dio in verità, vacando,[8] il tempo vostro, alla vigilia e all’orazione quanto vi è possibile. L’udire il divino officio non vi scordi.[9] La fantasia e mente vostra sempre stia piena di Cristo crocifisso; volendo investigare non le cose segrete di Dio negli occulti misteri suoi, ma solo la volontà sua e la dolcezza della sua carità, che ci amò tanto inestimabilmente, e non cerca ne vuole altro che la nostra santificazione. E cognosciamo e’ difetti nostri, umiliandoci sotto la dolce potente mano di Dio. Lo stato nel quale voi siete del matrimonio. [p. 228 modifica]pregovi che v’ingegnate d’usarlo come sacramento, avendo in debita reverenzia le’ dì comandati dalla santa Chiesa. Ingegnatevi oggimai di tenere, voi e la donna vostra, uno stato angelico, sentendo l’odore [10] della continenza, acciò che gustiate il fratto suo. Or così dolcemente regolate e ordinate[11] la vita vostra, senz’aspettare più tempo; che, come detto è, il tempo non aspetta noi. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi nelle piaghe dolcissime e sopradolcissime sue: ine si dilarghi e consumi il cuore vostro. Guardate che non volliate il capo addietro a mirare l’arato; che io mi richiamerei di voi all’umile Agnello, e voi non avereste a cui appellare. Fatemi de’ figliuoli delle virtù, e mai non restate di concepire per amore nel cuore vostro. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XLVIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library