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Capítulo 137 de 202

CXXXIII

CXXXIII. — Alla Reina di Napoli.[1]

Sei figliuola a Dio e serva. Da serva buona, netti il vaso dell’anima; da figliola, l’empia di buone coso. Faccia giustizia di sé, poi agli altri, non per piacere agli uomini, né per paura loro. Accenti a tal donna coraggiosi. Poi della crociata.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, reverendissima e carissima madre mia in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava [p. 302 modifica]de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi, e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vera e perfetta figliuola di Dio. Sapete pure che il servo giammai non vorrà offendere nella presenzia del signore, perocché teme la pena che seguita dopo la colpa commessa; onde per questo timore s’ingegna di servirlo bene e diligentemente. Così dico che colui ch’è vero figliuolo, elegge innanzi la morte, che offendere il padre; non per timore di pena né per paura[2] che abbia da lui, ma solo per la reverenzia sua e per l’amore che egli ha al padre, non l’offende. Questo è quello figliuolo che debbe avere la eredità, però che non ha renunciato al testamento del padre, ma ha osservate e seguita le vestigio sue. Così vi prego, venerabile madre in Cristo Gesù, che facciate voi, e come il vero servo; [3] che voi sapete che sempre stiamo dinanzi a questo Signore, e l’occhio suo vede in occulto, ed è sempre sopra di noi; e ben vede la somma eterna Verità chi è colui che ’l serve o che ’l disserve. Debbe dunque l’anima temere di non offendere il suo Creatore, però che egli è quello vero signore che ogni peccato punisce, e ogni bene remunera; e neuno né per signoria né per ricchezza né per gentilezza può fare, né [p. 303 modifica]schivarsi[4] che non serva a questo signore dolce Gesù.

Oh quanto è dolce e santa questa dolce servitudine, che pone freno e ordine all’anima e non la lassa andare per la perversa servitadine del peccato: anco, fugge tutte quelle cose che la potessero inducere al peccato! Tutte le cose che vede siano fuore della volontà del Signore, odia; perocché sa che se egli le amasse, caderebbe nel giudizio suo. Poi, dunque, che l’anima s’è levata con timore, ragguardando, sé essere serva, e che dall’occhio suo non si può nascondere; comincia a dibarbare l’affetto e l'amore disordinato del mondo; e ordinali e conformali colla volontà del signore suo; però che altrimenti non potrebbe piacergli. Che, come disse Cristo, neuno può servire a due signori; però che se serve all’uno, è contrario all’altro. Sicché, poi che l’anima nostra è tratta con timore, [5] corre con perfetta sollicitudine, e caccia ogni peccato e defetto da lui. Drittamente questo amore fa come il servo nella casa, che è posto per lavare e’ vasi immondi.

Ma poi che l’anima è venuta a esser figliuola, cioè essere e stare in perfetta carità, fa come ’l vero figliuolo che ama eternalmente[6] il padre suo; e non ama per amore mercenario, cioè per utilità che tragga dal padre; e non teme d’offenderlo per paura di pena, ma solo per la bontà del padre, e per la sustanzia della sua natura che ’l padre gli ha data con amore. Sicché la natura gli dà [p. 304 modifica]za,[7] e l’amore il costringe ad amarlo e servirlo. Onde costai si può dire che sia vero figliuolo. Adunque dico che l'amore nostio verso il Padre celestiale, è, che tu non ami per rispetto di neuna utilità che tu tragga da lui, né per paura di pena che ti facesse portare: ma solamente perché egli è sommo e giusto e eternai mente buono, per sua infinita bontà, e degno d’essere amato; e neuna altra cosa è degna d’essere amata fuore di Dio; ma in lui e per lui amare e servire ogni creatura.

Or questo è amore di padre.[8] E come[9] timore dritto ha a mondare e’ vasi, così questo amore ha a empire il vasello dell’anima delle virtù, e trarne fuore ogni grandezza e pompa di vanagloria, ogni impazienzia e ingiustizia e vanità e miseria del mondo; trarne il ricordamento delle ingiurie ricevute: e solo ci rimane il ricordamento de’ benefizii di Dio e della sua bontà, con vera e perfetta umiltà; e con pazienzia a sostenere ogni pena per lo dolce Gesù, con una giustizia santa che giustamente renderà il debito suo a ognuno.

E attendetete che in due modi avete a fare giustizia. Cioè, prima, di voi medesima, sicché giustamente rendiate la gloria e l’onore a Dio, ricognoscendo da lui e per lui avere ogni grazia: e a voi rendete quello ch’é vostro, cioè il peccato e la miseria, con vera considerazione e dispiacimento del peccato. Perocché il peccato tenne confitto e chiavellato il figliuolo di Dio in su ’l legno della [p. 305 modifica]santissima croce. L’altra si è una giustizia data sopra le creature; la quale avete a fare e tenere[10] per lo Stato vostro nel vostro reame. Per la qual cosa io vi prego in Cristo Gesù che voi non teniate occhio che sia fatta ingiustizia; ma con giustizia giustamente ad ognuno sia renduto il debito suo, così al grande come al piccolo. E guardate che neuno piacimento né timore di creatura vi ritraggano da questo: altrimenti, non sarete vera figliuola. Onde se voi giustamente terrete l’occhio verso l’onore di Dio, vorrete innanzi morire, che passarla mai.

Poiché il vasello è netto de’ vizi e peccati, ed è ripieno delle virtù; non si può tenere né difendere il cuore che non ami; sì perché egli ha trovata la vena della bontà di Dio adoperare[11] in lui, e sì per la conformità[12] che ha la creatura col Creatore. Perocché la creò alla immagine e similitudine sua: e questo fece non per debito né perché ne fosse pregato, né per utilità che traesse da lei, ma solo l'abisso e la forza dell’amore e la ineffabile carità sua il mosse. Questo fu quello amore che fece Dio unire e umiliare all’uomo. Oh quanto, dolce e venerabile madre, si debbe vergognare la creatura d’insuperbire per neuno stato o grandezza che abbia, vedendo il suo Creatore tanto [p. 306 modifica]liato, e con tanta ardentissima carità correre all’obbrobriosa morte della croce! Or di questo, dunque, dolcissimo amore desidera l’anima mia che siate vestita; perocché senza questo non potreste piacere a Dio né avere la vita della Grazia.

Fovvi assapere le dolci e buone novelle; perocché il dolce nostro Cristo in terra, il santo Padre ha mandata una Bolla a tre religiosi singulari,[13] cioè al Provinciale de’ frati Predicatori, e al ministro de’ frati Minori, e a uno nostro frate servo di Dio: e ha loro comandato che sappiano e facciano sapere per tutta Italia e in ogni altro paese che essi possono e debbono investigare coloro che volessero e avessero desiderio di morire per Cristo oltre mare, e andare sopra gl’Infedeli: e tutti gli debbano scrivere e rappresentare a lui: dicendo che se truova la santa disposizione e l’acceso desiderio[14] de’ Cristiani, che vuole dare aiuto e vigore colla potenzia sua, e andare sopra gl’Infedeli. E però vi prego e costringo da parte di Cristo crocifisso che vi disponiate e accendiate il vostro desiderio, ognora che questo dolce punto verrà, di dare ogni aiuto e vigore che bisognerà, acciocché il luogo santo del nostro dolce Salvatore sia tratto dalle mani delle dimonia, acciò che partecipino il sangue del Figliuolo di Dio, come noi. Pregovi umilmente, madre mia, che none schifiate di rispondere a me il vostro santo e buono desiderio che avete verso questa santa operazione. Altro non dico. La pace e la Grazia dello Spirito Santo sia sempre nell’anima vostra. Permanete nella santa dilezione di Dio, e perdonate alla mia presunzione. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXXIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library