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Capítulo 126 de 202

CXXII

CXXII. — A Salvi di Misser Pietro, orafo in Siena.

Fede senz’opere è morta: né fede è senza amore, che apre l’occhio della mente. Dall’amore la pazienza coraggiosa. Ella soffre e non cura le mormorazioni di taluni de’ cittadini della repubblica contro di lei.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, [p. 246 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero servo fedele a Cristo crocifisso, e che giammai non volliate la faccia a dietro, né per prosperità né per avversità; ma virilmente con fede viva: però che in altro modo, sapete che la fede senza l’opere è morta. Questa è l’operazione della fede: che noi concepiamo in noi le virtù per affetto d’amore, e parturiranno[1] e’ frutti con vera pazienza nel mezzo del prossimo nostro, portando, e sopportando e’ difetti l’uno dell’altro. Perocché non basterebbe a noi, e alla nostra salute, l’avere ricevuto la forma [2] della fede colla divina Grazia quando riceviamo il santo battesimo. Basta bene al fanciullo parvolo, che morendo nella puerizia sua, riceve vita eterna solo col mezzo del sangue dell’Agnello; ma poi che siamo venuti ad età perfetta, avendo solamente il santo battesimo, non ci basterebbe se non esercitassimo il lume della fede con amore. Onde a noi avviene come all’occhio del corpo; però che, perché l’uomo abbia l'occhio, e sia puro, e sano a poter vedere, se[3] egli non l’apre con libero arbitrio, che egli ha a poterlo aprire, e con amore della luce, può dire che, avendo l’occhio, non abbia l’occhio. L’occhio ha per la bontà del Creatore; e non ha la virtù dell’occhio per difetto della propria volontà, che non l’apre. Può adunque dire che sia morto, e non fa frutto. Così, carissimo figliuolo; Dio, per l'infinita sua bontà, ci ha dato l’occhio [p. 247 modifica]dell’intelletto, il quale occhio empie[4] dandoci il iume della fede nel sauto battesimo, e con esso il libero arbitro, togliendo il legame[5] del peccato originale.

Ora chiede Dio, poichè siamo venuti a età compiuta d’avere cognoscimento, che quest’occhio, che egli ci ha dato, s’apra col libero arbitro, e con amore della luce.

Poichè dunque l’anima vede in sè l’occhio[6] da poter vedere, debbelo aprire al suo Creatore. E a che lume si debbe pouere? A vedere in Dio, solo l’amore. Però che neuna cosa si può adoperare senza amore, nè spirituale, nè temporale. Perocchè se io voglio amare cose sensitive, subito l’occhio si pone ine[7] per dilettarvisi dentro. E se l’uomo vuole servire e amare Dio, l’occhio dell’intelletto s’apre, ponendoselo per obbietto; e con amore trae[8] l’amore; cioè, vedendo che Dio sommamente l’ama, e’ non può fare ch’egli non renda l’amore, e che egli non l’ami. Onde perde allora l’amore sensitivo, concepe un’amore vero, vedendosi creato all’immagine e similitudine di Dio, e ricreato a Grazia col sangue dell’unigenito suo Figliuolo. Que[p. 248 modifica]st’occhio ha trovato il lume; e avendo trovato il lume, è fatto amator d’esso lume; e però non resta mai di cercar di fuggire e odiare quella cosa che gli tolle il lume, e amare, e desiderare quella che gliel dà. Allora si leva colla fede viva, e concepe e’ figliuoli[9] delle virtù, con desiderio di vestirsi della somma ed eterna volontà di Dio; però che l'occhio, e il lume della fede ha mostrato all’affetto suo la volontà di Dio, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione. Chi ce la manifesta ben chiara? Il Verbo del Figliuolo suo, che è venuto nel carro della nostra umanità pieno di fuoco d’amore, manifestandoci col sangue suo la volontà del Padre per adempirla in noi. Perocché quella volontà dolce, colla quale egli creò per darci vita eterna, avendola perduta, non s’adempiva per lo peccato nostro, e però ci mandò il Figliuolo per farcela chiara e manifesta, dandolo[10] all’obbrobriosa morte della croce. E ciò che egli dà o permette a noi, dà solo per questo fine, cioè perché participiamo la somma ed eterna bellezza sua. Onde l’anima prudente, che ha aperto l’occhio suo, come detto è, col lume della fede, subito piglia[11] uno santo giudicio, giudicando la santa volontà di Dio, che non vuole altro che il nostro bene; e non la volontà degli uomini.

Sai che n’esce di questo lume? Un’acqua[12] pacifica, chiara, e senza veruna macula; e non è [p. 249 modifica]conturbata dalla avversità per impazienzia, ne per molestie di dimonio, ne per ingiurie, ne per persecuzioni, né per mormorazioni d’uomini. Giammai si muove, ma sta ferma, perché ha già veduto che Dio il permette per suo bene, e per dargli il fine suo per lo quale fu creato. Questa è la via; e neun’altra ce n’è. E con molte spine e triboli ci convien passare, seguitando Cristo crocifisso, però che egli è la via. E così disse egli, cioè, ch’egli era via, verità e vita. Bene seguita la verità colui che tiene per questa via; però che s’adempie in lui la volontà del Padre eterno, conducendoci al fine per lo quale fummo creati. Se altra via ci fosse stata, averebbe detto che neuno andasse al Padre se non del Padre; ma egli non disse così, perché nel Padre non cade la pena, ma sì nel Figliuolo, e ad esso convien passare per la via della pena. Adunque ci convien seguitare Cristo crocifisso, che è via, e regola nostra. Anco dico che noi turba la prosperità del mondo per disordinato affetto e desiderio: anco, la mette sotto sé, spregiandola con dispiacimento, vedendo col lume della Fede che queste sono cose transitorie, che passano come il vento, e tolliono la via e il lume della Grazia a colui che le appetisce e possiede con disordinato affetto.

Costui partorisce e’ figliuoli vivi con fede viva nell’onore di Dio e salute del prossimo. Perocché nel prossimo si prova l’amore che noi abbiamo a Dio: però che nel nostro amore utilità non gli possiamo fare, ma vuole che la facciamo nel mezzo che egli ci ha posto, del prossimo nostro, sopportando i difetti loro, e portandogli dinanzi a Dio per compassione, e con pazienzia portando le ingiurie [p. 250 modifica]che essi ci fauno; e debita riverenzia usare[13] a’ servi suoi. Ogni altro modo che uni avessimo in noi, diciamo che ella è fede morta senza opera. Non dico però, che la sensualità non senta molte contraddizioni: ma quello contradire non gli tolle la perfezione, anco gliel’aiuta a dare; perocché cognosce più il difetto suo, e cognosce la bontà di Dio, che gli conserva la volontà, che non consente e non va dietro a’ sentimenti sensitivi[14] per diletto, ma con odio e spiacimento di sé li corregge. Così di quello sentimento ne trae la virtù dell’umiltà per cognosci mento di sé, e la carità per cognoscimento della bontà di Dio in sé. Io, considerando ch’ella è di tanta eccellenzia e di sì gran necessità,[15] che senz’essa non possiamo avere vita di Grazia, desidero di vedervi fondato nel lume della viva Fede; e però dissi che io desideravo di vedervi servo fedele a Cristo crocifisso. E però vi prego che vi leviate con vera e perfetta sollecitudine, destandovi dal sonno della negligenzia, aprendo l’occhio dell’intelletto nell’amore che Dio v’ha, acciò che adempiate la volontà sua, e il desiderio mio[16] in voi. Non dico più qui.

Rispondevi, carissimo figliuolo, alle lettere che [p. 251 modifica]mi mandaste, le quali io viddi[17] con singolare allegrezza. Dove io viddi che si conteneva una particola[18] che Dio manifestò ad una serva [19] sua, cioè, che quelli che si chiamano figliuoli erano scandalizzati per illusione delle dimonia che stavano dintorno a loro per trarne il seme che lo Spirito Santo aveva seminato in loro, ed eglino, come imprudenti e non fondati sopra la viva pietra, non facevano resistenzia; ma come sentivano lo scandalo in loro, così il seminavano[20] in altrui, colorato con colore di virtù e d’amore. E però ora vi dichiaro, che volontà di Dio è ch’io stia. Avendo io grandissimo desiderio, per timore di non offendere Dio nel mio stare per tante mormorazioni e sospetti, quanti di me è preso,[21] e del padre mio frate Raimondo; fu dichiarato da quella Verità che non può mentire a quella medesima serva sua, dicendo «Persevera di mangiare alla mensa[22] alla quale io v’ho posto. Io v’ho posto alla mensa della croce a prender con vostra pena e molte mormorazioni, a gustare e a cercare l’onore di me e la salute dell’anime. E però l'anime che in questo loco t’ho poste nelle mani perché ell’escano dalle mani delle dimonia e pacifichinsi[23] meco e col prossimo loro, non le lasciare infino a tanto che è compiuto quello che è cominciato. Perocchè, per impedire tanto bene, il [p. 252 modifica]dimonio semina tanto male. Però vi tornate;[24] e non temete: chi’io sarò colui che farò per voi». Onde l'anima mia per lo detto di questa serva di Dio rimase pacifica. Ingegnerommi d’adoperare quel bene, per onore di Dio, e salute dell’anime e bene della nostra città, che io posso: poniamochè negligentemente io il faccia. E godo che io seguiti le vestigie del mio Creatore, e che per fare io riceva male; per far loro onore, facciano a me vergogna; per dar loro vita vogliano a me dare la morte. Ma la loro morte è a imi vita, e la loro vergogna è a noi onore. Perché la vergogna è di colui che commette la colpa. Dove non è colpa, non è vergogna ne timore di pena. Io mi confido in Domino nostro Jesu Cristo, e no negli uomini. Io farò così. E se daranno a me infamie e persecuzioni, e io darò lagrime e continua orazione, quanto Dio mi darà la grazia. E voglia il dimonio o no, io mi impegnerò[25] di esercitare la vita mia nell’onore di Dio e salute dell’anime per tutto quanto il mondo, e singolarmente per le mia città. Gran vergogna si fauno i cittadini di Siena, di credere o immaginare che noi stiamo per fare i trattati nelle terre de’ Salimbeni,[26] in veruno altro luogo del mondo.

Temono de’ servi di Dio, e non temono degl’iniqui uomini; ma essi profetano, e non se n’ [p. 253 modifica]dono. Essi hanno la profezia di Caifas, che profetò che uno morisse per lo suo popolo acciocché non perisse. Egli non sapeva quello che si diceva; ma lo Spirito Santo il sapeva bene, che profetava per la bocca sua. Così e’ miei cittadini credono che per me o per la compagnia ch’io ho meco, si facciano trattati: elli[27] dicono la verità; ma non la cognoscono, e profetano; perocché altro non voglio fare né voglio faccia chi è con meco, se non che si tratti di sconfiggere il dimonio e tollergli la signoria che egli ha presa dell’uomo per lo peccato mortale, e trargli l’odio dal cuore, e pacificarlo con Cristo crocifisso e col prossimo suo. Questi sono e’ trattati che noi andiamo facendo, e che io voglio che si faccia per qualunque sarà con meco. Dogliomi della negligenzia nostra, che noi facciamo se non tepidamente. E però ti prego, figliuolo mio dolce, e[28] a tutti quanti gli altri il dichi, che ne preghino Dio che io sia bene sollecita a far questo e ogni santa operazione per onore di Dio e salute dell’anime.

Non dico più; che molto arei che dire. Non è cognosciuto il discepolo di Cristo per dire: Signore! Signore![29] ma in seguitare le vestigio sue. Conforta Francesco in Gesù Cristo ecc. Frate Raimondo, poverello calunniato, ti si raccomanda che preghi Dio per lui che sia buono e paziente. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library