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The ConsciousLibrary

Capítulo 121 de 202

CXVII

CXVII. -A Monna Lapa sua madre e a Monna Cecca nel Monasterio di Santa Agnesa di Montepulciano, quand’essa era alla Rocca. [1]

Da Maria che si distaccava dagli apostoli amati, e dagli apostoli che lei lasciavano per seguire la missione divina, impari la madre e le altre a fortemente patire la lontananza di lei e degli altri cari.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestite del fuoco della divina carità sì e per sì fatto modo, che ogni pena e tormento, fame e sete, persecuzioni e ingiurie, scherni, strazi e villanie, e ogni cosa portiate con vera pazienzia; imparando dallo svenato e consumato Agnello, il quale con tanto fuoco d’amore corse all’obbrobriosa morte della croce. Accompagnatevi adunque con la dolcissima madre Maria, la quale, acciocché i discepoli santi cercassero l’onore di Dio e la salute dell’anime, seguitando le vestigie del dolce figliuolo suo, consente ’ che i discepoli si partano dalla presenza sua, avvegnaché sommamente gli amasse; ed ella rimane come sola, ospita e peregrina.[2] E i discepoli che l’amavano smisuratamente, anco, con allegrezza si partono, sostenendone ogni pena per onore di Dio; e vanno fra i tiranni, sentendo le molte persecuzioni. E se voi [p. 226 modifica]gli dimandaste:[3] «Perché portate voi così allegramente, e partitevi da Maria?» risponderebbero: «Perché abbiamo perduti[4] noi, e siamo innamorati dell’onore di Dio e della salute dell’anime». Così voglio dunque, carissima madre e figliuola, che facciate voi. E se per infino ad ora non fuste state, voglio che siate, arse nel fuoco della divina Carità, cercando sempre l’onore di Dio e la salute dell’anime. Altrimenti, sareste in grandissima pena e tribolazione, e terrestevi me. Sappiate, carissima madre, che io miserabile figliuola, non son posta in terra per altro: a questo m’ha eletta il mio Creatore. So che sete contenta che io l'obedisca. Pregovi che, se vi paresse che io stessi più che piacesse alla vostra volontà, voi stiate contenta; peroccchè io non posso fare altro. Credo che, se voi sapeste il caso, voi stessa mi ci mandereste. Io sto per poner rimedio a uno grande scandalo, se io potrò. Non è però difetto della Contessa:[5] e però ne preghiate tutti Dio, e[6] cotesta Vergine gloriosa, che ci mandi effetto che sia buono. E tu, Cecca, e Giustina,[7] v’annegate nel sangue di Cristo [p. 227 modifica]crocifisso; perocché ora è il tempo di provare la virtù nell’anima. Dio vi doni la sua dolce ed eterna benedizione a tutte. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXVII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library