Capítulo 120 de 202
CXVI
CXVI. — A Monna Pantasilea, donna di Ranuccio da Farnese.[1]
Dal conoscimento di sè e di Dio viene l’umile pazienza, necessaria all’uomo perchè sappia discernere i veri dai falsi beni, e purificarsi e sentire altri dolori dai propri. Consigli di vergine pura, e di donna esperta, alla moglie e alla madre.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima suoro[2] in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero lume e cognoscimento di voi e di Dio, acciocchè cognosciate la misera fragilità del mondo. Perocchè l’anima che cognosce la miseria sua, cognosce bene quella del mondo; e chi cognosce la bontà di Dio in sè, la quale trova nel cuore suo (cioè, cognoscendosi creatura ragionevole, creata alla imagine e similitudine di Dio), subitamente allorachè l’anima è venuta a questo santo e vero cognoscimento, essa ama Dio in verità; e ciò che ell’ama, retribuisce[3] al suo Creatore, e ogni dono e ogni grazia. E accordasi sempre con la volontà sua; e di ciò che Dio fa e permette a lei, è contento; perocchè vede che Dio non vuole altro che la sua santificazione. Questo ci manifesta il verbo [p. 222 modifica]dolce del Figliuolo di Dio; perocché, acciò che fussimo santificati in lui, corse come innamorato alla obbrobriosa morte della croce, sostenendo morte con amari tormenti per liberare noi dalla morte eterna. Adunque, poi che la morte e il sangue di Cristo ci manifesta l’amore inestimabile che Dio ci ha, e che non vuole altro che il nostro bene; doviamo portare con vera pazienzia ogni fadiga e tribolazione, e per qualunque modo egli ce la concede, sempre pigliare una santa speranza in lui, pensando che lui provvederà in ogni nostro bisogno, e non ci darà più che noi possiamo portare. A misura ce le dà: e se cresce fadiga, egli dà maggiore fortezza, acciò che noi non veniamo meno. Convienci dunque portarle e averle in riverenzia per Cristo crocifisso, e perché elle sono cagione e strumento della nostra salute. Perciocché la fadiga e la tribulazione di questa vita ci fa umiliare e attutare la superbia, e facci levare il disordinato affetto del mondo, e ordinare T amore nostro in Dio. E anco ci fa confermare in Cristo crocifisso, e sentire [4] delle pene e obbrobri suoi. Sicché dunque elle sono di grande necessità a noi, se vogliamo godere l’eterna visione di Dio. Elle ci fanno sentire [5] e destare dal sonno della negligenzia e della ignoranzia; però che nel tempo del bisogno ricorriamo a Cristo, cognoscendo ch’egli solo ci può aiutare. E per questo modo diventiamo grati [p. 223 modifica]del beneficio ricevuto e che riceviamo; e cognosciamo meglio la sua bontà, e la nostra miseria, però ch’egli è colui che è, e noi siamo coloro che non siamo, e l’essere nostro aviamo da lui. Bene lo vedete manifestamente; però che talora noi vorremmo la vita, e convienci avere la morte; e vogliamo la sanità, e siamo infermi; e tenere i figliuoli e[6] ricchezze e le delizie del mondo, perché ci dilettano, e conviencele lassare. Questa è la verità, o che elle lassano noi per divina dispensazione, o noi lasciamo loro per lo mezzo della morte, partendoci di questa tenebrosa vita. Sicché vedete che noi non siamo cavelle per noi medesimi, se non pieni di peccati e di molta miseria: questo solo è nostro, e ogni altra cosa è di Dio.
Adunque, carissima suoro, aprite l’occhio dell’intelletto, e amate il vostro Creatore e ciò che lui ama, cioè la virtù, e singolarmente la pazienzia, con vera e perfetta umiltà, non reputandovi alcuna cosa; ma solo rendere onore e gloria a Dio: possedendo le cose del mondo, e marito e figliuoli e ricchezze e ogni altro diletto, come cosa prestata, e non come cosa vostra. Perocché, come già detto è, vengono meno; e non le potete tenere né possedere a vostro modo, se non quanto piace alla divina Bontà di prestarvele. Facendo così, non vi farete Dio de’ figliuoli né di alcun altra cosa; anco, amerete ogni cosa per Dio, e fuora di Dio non cavelle; e spregierete il peccato, e amerete la virtù. Levate, levate l’affetto e ’l desiderio vostro dal mondo, e ponetelo in Cristo crocifisso, che è fermo e stabile, e che non viene mai meno, né vi può esser tolto [p. 224 modifica]se voi non volete. Non dico, però, che voi non stiate nel mondo o nello stato del matrimonio più che voi vogliate, né che voi non governiate i vostri figliuoli ne l’altra famiglia secondochè vi richiede lo stato vostro: ma dico che viviate con ordine, e non senz’ordine. E in ciò che voi fate, ponetevi Dio dinanzi agli occhi; e state nello stato del matrimonio, e andate con timor santo e come a sacramento. E avere in riverenzia e’[7] comandamenti della santa Chiesa, quanto egli è possibile a voi. E li figliuoli, nutricarli nelle virtù e nelli santi comandamenti dolci di Dio: perché non basta alla madre e al padre di notricargli solamente il corpo; che questo fanno li animali, di notricare e’ suoi figliuoli: ma debbe nutricare l’anima nella Grazia, giusta il suo potere, riprendendoli e castigandoli nelli difetti che commettessero. E sempre vogliate che usino la confessione spesso, e la mattina odano la Messa, o almeno li dì comandati dalla santa Chiesa. E così sarete madre dell’anima e del corpo. Son certa che se averete vero cognoscimento di Dio e di voi, come detto è, voi ’l farete: perocché senza questo cognoscimento noi potreste.
Onde, considerando me che per altra via non potrete avere la Grazia di Dio, dissi che desideravo di vedervi con vero lume e cognoscimento di voi e di Dio. Pregovi, per l’amore di Cristo crocifisso e per vostra utilità, che il facciate; e così adempirete in voi la volontà di Dio e il desiderio mio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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