Chapter 73 of 202
LXIX
LXIX. — A Sano di Maco in Siena.
Dalla ledo della Cananea coglie il destro a dire che fede e speranza sono da amore, perchè non si crede né sperasi se non quel che s’ama. Le tre virtù son colonne alla rocca dell’anima. Quel che Gesù dice alla donna, quanto vuoi tu, sarà, è sublimemente applicato alla forza del libero arbitrio. Noi siamo liberi porche Cristo, lacerando per morte le membra proprio, stracciò la nostra condanna. Ritorna alla Cananea, dolce simbolo di pietà generosa. Che quaggiù noi abbiamo i minuzzoli del bene, lassù le vivande. Ma ella promette a Sano vivande anco quaggiù, già partecipe in terra del cielo.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimo e carissimo fratello in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere in voi quella virtù della santa fede e perseveranzia, [1] che fu nella Cananea; però ch’ella l’ebbe tanto forte, che ella meritò che ’l dimonio fosse cacciato da dosso della figliuola sua. E più ancora, che, volendo Dio manifestare quanto gli piaceva la fede sua, volle rimettere l’autorità in lei, dicendo: «Sia fatto alla figliuola tua siccome tu vuoi». gloriosa e eccellentissima virtù, tu se’ colei che manifesti il fuoco della divina Carità, quand’è nell’anima: però che l’uomo non ha mai fede ne speranza se non in quello ch’egli ama. Di queste virtù l’una tiene dietro l’altra; però che [p. 316 modifica]amore non è senza fede, né fede senza speranza. Queste sono tre colonne che mantengono la ròcca [2] dell’anima nostra sì e per siffatto modo che neuno vento di tentazione, né parole ingiuriose, né lusinghe di creature, né amore terreno, né di sposa, né di figliuoli, il può dare a terra: ma in tutte queste cose sarà fortificato da queste vere colonne.[3] Allora faremo come questa Cananea: che, vedendo passare [4] Cristo per l’anima nostra; per santo e vero desiderio vollerenci a lui con vera contrizione e dispiacimento del peccato, e diremo: «Signore, libera la figliuola mia, cioè l’anima mia; però che il dimonio la molesta con le molte tentazioni e disordinati pensieri». E se noi persevereremo, e terremo ferma la volontà, che non consenta né s’inchini a veruna cosa amare fuori di Dio, umiliandoci e reputandoci indegni della pace e della quiete; e con fede aspetteremo, e con pazienzia, e speranza per Cristo crocifisso di portare ogni cosa, diremo con santo Paolo: «Ogni cosa posso, non per me, ma per Cristo crocifisso ch’è in me, che mi conforta». E allora udiremo quella dolce voce:«Sia sanata la figliuola tua, cioè l’anima tua, secondo che tu vuoli».
Qui manifesta la smisurata bontà di Dio il tesoro che egli ha dato nell’anima, del proprio e libero arbitrio, [5] che né dimonio né creatura il può [p. 317 modifica]costringere a uno peccato mortale, se egli non vuole. O carissimo figliuolo in Cristo Gesù, ragguardate con fede e vera perseveranza; che, insino alla morte, [6] queste parole sono dette a noi. Sappiate, che come l’uomo è creato da Dio, gli sono dette queste parole: «Sia fatto come tu vuoli». Cioè: «Ti fò libero, che tu non sia soggetto a veruna cosa, se non a me». Oh inestimabile e dolcissimo fuoco d’amore, tu mostri e manifesti la eccellenzia della creatura: che ogni cosa hai creata perchè serva alla tua creatura ragionevole, e la creatura hai fatta perchè serva te.[7]
Ma noi miseri e miserabili andiamo ad amare il mondo colle pompe e diletti suoi; per lo quale amore l’anima perde la signoria, e è fatta serva e schiava del peccato. Onde questo tale ha preso per signore il dimonio. Oh quanto è pericolosa la signoria sua! Perocché sempre cerca e tratta la morte dell’uomo. Onde non mi pare che sia da servire siffatto signore: ma voglio che noi siamo di quelle anime innamorate di Dio; ragguardando sempre, noi essere schiavi ricomperati del sangue dell’Agnello.
Lo schiavo non si può vendere, né ad altro signore servire. Noi siamo comperati non d’oro né di dolcezza d’amore solo, ma di sangue. Scoppino i cuori e le anime nostre d’amore, levinsi con sollecitudine a servire e temere il dolce e buono Gesù, ragguardando che egli ci ha tratti di prigione e della servitudine del dimonio che ci possedeva come [p. 318 modifica]suoi; e egli entrò in ricolta [8] e pagatore, e stracciò la carta della obbligazione. E quando entrò in ricolta? Quando si fece servo, prendendo la nostra umanità. Oimè, non bastava a noi se non avesse pagato il debito fatto per noi? [9] e quando si pagò? In sul legno della santissima croce, dando la vita per renderci la vita della Grazia, la quale noi perdemmo. Oh inestimabile dolcissima Carità, tu hai rotta la carta ch’era fra l’uomo e ’l dimonio, stracciandola in sul legno della santissima croce. La carta non è fatta d’altro che d’Agnello:[10] e questo è quello Agnello immacolato, il quale ci ha scritto in sé medesimo; ma stracciò questa carta. Confortinsi adunque l’anime nostre, poiché siamo scritti, [11] e la carta é rotta, che non ci può più addimandare l'avversario e contrario [12] nostro. Or corriamo, figliuolo dolcissimo, con santo e vero desi[p. 319 modifica]derio, abbracciando le virtù colla memoria del dolce Agnello svenato con tanto ardentissirao amore. Non dico più.
Sappiate che in questa vita noi non possiamo avere altro che delle molliche che caggiono dalla mensa, siccome questa Cananea dimanda. Le molliche sono la Grazia che riceviamo; e caggiono dalla mensa del Signore. Ma quando noi saremo nella vita durabile, dove noi gusteremo Dio e vedrenlo a faccia a faccia; allora averemo delle vivande della mensa. Adunque non schifate mai larbore. Io vi manderò delle mollicele e delle vivande, come a figliuolo. E voi combattete [13] virilmente. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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