Chapter 72 of 202
LXVIII
LXVIII. — A Madonna Benedetta, Donna che fu di Misser Bocchino de’ Belforti [1] da Volterra, essendo essa in Firenze.
Alla madre che perde più figliuoli, e con troppo tenace amore attaccandosi a quello che gli è rimaso, preparava a sé forse più acuti dolori, scrive con riverenza in lei non solita a grandi, perchè madre e accorata. E pazienza è libertà; il sangue sottratto alle vene inferme è salute; che i beni di quaggiù son prestati, non nostri.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi dilettissima e carissima madre e suore in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo, e confortovi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita dell’Uomo nuovo, e spogliata dell’Uomo vecchio; cioè della pazienzia dell’uomo nuovo Cristo crocifisso, sapendo che senza la pazienzia non possiamo piacere a Dio. E però io v’invito carissimamente a questa pazienzia: perocché colui che è impaziente, è vestito dell’Uomo vecchio, cioè del peccato; e ha perduta la libertà, e non possiede la città dell’anima sua, però che si lassa signoreggiare all’ira. Ma non è così colui che è paziente, però che possiede sé medesimo. Così disse il nostro Cristo Salvatore: «Nella pazienzia vostra possederete l’anime vostre».
Oh pazienzia dolce, piena di letizia e di gaudio! Però che quando ella procede da carità, cioè portando per Dio ogni tribulazione, o per morte, o per vita, o per qualunque modo Dio la conceda, dico, che sotto questo giogo della pazienzia, acquistata colla soavità [2] dolce della volontà di Dio, ogni amaritudine diventa dolce, e ogni gran peso diventa [p. 313 modifica]leggero. Di questo, dunque, santo e dolce vestimento si veste l'anima, quando ella si veste della volontà di Dio, il quale non vuole altro che la nostra santificazione; e ciò che dà e permette a noi, ci si dà per nostro bene, e perchè siamo santifificati in lui. Non vi paia dunque malagevole, carissima madre e suore in Cristo Gesù: però che il medico della vita durabile è venuto nel mondo per sanare le nostre infirmitadi. E veramente egli fa come vero medico, dandoci la medicina amara, e traendoci sangue per conservare la sanità. E ogni cosa sapete che porta lo infermo per lo rispetto che ha alla sanità.
Oimè, perchè facciamo peggio al medico celestiale, che al medico terreno, però che non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva? Allora, dolcissima madre, ci dà il dolce Dio l'amaritudine alla sensualità, ma none alla ragione; e trae il sangue quando ritrae [3] a sé, privandoci de’ figliuoli, di sanità, o di prosperità, o di qualunque altra cosa sia.
Confortatevi dunque, poiché non l’ha fatto per darvi morte, anco per darvi vita, e per conservarvi la sanità. E però io vi prego per l’amore di quello dolcissimo e abbondantissimo sangue, il quale fu sparto per la nostra redenzione, acciò che la volontà di Dio sia piena in voi, e acciò che queste amaritudini tutte tornino in vostra santificazione: si, [4] come vuole la volontà di Dio, voi in verità vi vestiate della virtù della pazienza, come detto è. [p. 314 modifica]E non voglio che pensiate nel vostro figliuolo che v’è rimaso come cosa vostra, però che non è vostra (anco saremmo ladri);[5] ma come cosa prestata usare [6] a vostra necessità. Sapete bene, che egli è così; però che se fusse vostra, [7] noi la potremmo tenere, e usare secondo la nostra volontà; ma perchè è prestata, conviencela rendere secondo il piacere del dolce Maestro della verità, il quale è donatore e facitore di tutte quante cose che sono.
O inestimabile dilezione di carità, quanta è la pazienzia tua, che tu hai inverso gl’indurati e ignoranti cuori, che vogliono possedere quello che è tuo per loro; e lagnarsi [8] di quello che tu hai fatto per loro bene! Non facciamo così per l’amore di Dio; ma portiamo con pazienzia la disciplina sua.
E se mi diceste: «io non posso accordare questa sensualità;» [9] dico che voglio che la ragione vinca. E piglia[10] tre cose. L’una si è la brevità del tempo; e l’altra è la volontà di Dio ch’e’ gli ha tratti [11] a sé, secondo che mi mandaste dicendo. Della quale cosa, quando l’udii, mi rallegrai della loro salute, ed ebbevi un poco di compassione; poniamo che io mi rallegrassi del frutto che avete [p. 315 modifica]della tribulazione. La terza cosa si e il danno che seguiterebbe della impazienzia. Confortatevi dunque: perocché il tempo è breve, e la fadiga è poca, e ’l frutto è grande. Altro non dico. La pace di Dio sia con voi. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Amore. Caterina, serva inutile, vi si raccomanda.
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