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Capítulo 79 de 202

LXXV

LXXV. — Al Monasterio di San Gaggio in Firenze, e alla Badessa e Monache del Monasterio, che è in Monte Sansovino.[1]

Non è povertà degna ne obbedienza senza umiltà e senza carità. Ascendesi all’umiltà per l’affetto. Quella sola è pena davvero che non è consolata d’affetto. Le ascensioni faticose conducono a pace. Morte di Monna Nera, da consolarsene perché salita alla pace. Le idee in questa lettera, e anco le digressioni, sono congiunte insieme da un filo delicato, ma sodo.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con [p. 18 modifica]derio di vedervi nascose e serrate nel costato di Cristo crocifisso; perocché altrimenti non varrebbe l'essere serrato dentro delle mura, ma più tosto sarebbe a giudizio. [2] E però come il corpo è rinchiuso, così vuole essere chiuso e serrato l’affetto e il desiderio vostro, levato dallo stato e dalle delizie del mondo, e seguitare lo sposo Cristo dolce Gesù. Non dubito che se sarete amatrici dello sposo Eterno, voi seguiterete le vestigie d’esso sposo. E sapete quale fu la vita di questo sposo? Povertà volontaria, obedienzia. Per umilità la somma altezza discese alla bassezza della natura umana; e per umilità e amore ineffabile che Egli ebbe a noi, si diè l'umanità sua all’obbrobriosa morte della croce, eleggendo la via de’ tormenti, de’ flagelli, strazii e vituperii. Or questa umilità dovete seguitare: e sappiate che essa non si può avere se non con perfetto e vero cognoscimento di sé, ed in vedere la profonda umilità e mansuetudine dell’Agnello svenato con tanto fuoco d’amore. Dico che egli seguitò la via della vera povertà; onde Egli fu tanto povero che non ebbe dove riposare il capo suo; e nella sua natività. Maria dolce appena ebbe tanto pannicello che ella potesse invollere il Figliuolo suo. E però voi, spose, dovete seguitare la via di quella povertà. E così sapete che voi avete promesso [3] e io così vi prego per amor di Cristo crocifisso. [p. 19 modifica]che osserviate infino alla morte; perocché altrimenti non sareste spose, ma sareste come adultere, amando alcuna cosa fuora di Dio. Che in tanto è detta adultera la sposa, in quanto ella ama un altro più che lo sposo. E[4] quale è il segno dell’amore? che ella sia obediente a lui. E però dopo la povertà e umilità, seguita l’obedienzia. Che quanto la sposa è più povera per spirito [5] volontariamente, e più ha renunziata alla ricchezza e stati del mondo; tanto più è umile; e quanto più è umile, tanto più è obediente. Perocché 'l superbo non è mai obediente, però che la sua superbia non si vuole inchinare a essere suddito né soggetto [6] a neuna creatura. Voglio dunque che siate umili, e che voi spogliate [7] il cuore e l’affetto infine alla morte. Voi, abadessa, obediente all’Ordine; e voi suddite, obedienti all’Ordine, e alla abadessa vostra.

Imparate, imparate dallo Sposo Eterno, dolce e buono Gesù, che fu obediente infino [8] alla morte. Sapete che senza obedienzia voi non potreste participare il sangue dell’Agnello. Ora che è la Religiosa senza il giogo dell’obedienzia? È morta; e drittamente è uno dimonio incarnato. Non è osservatrice dell’Ordine, ma trapassatrice dell’Ordine. [p. 20 modifica]Ella è condotta nel bando [9] della morte, avendo trapassati i comandamenti santi di Dio: e oltre ai comandamenti, ha trapassata [10] la promissione e il voto [11] che ella fece nella Professione. O dilettissime suore e figliuole in Cristo dolce Gesù, io non voglio che caggiate in questo inconveniente: ma voglio che siate sollecite, e non trapassarla d’uno punto. Volete voi dilettarvi dello sposo vostro? Or uccidete la vostra perversa volontà, e non ribellate mai alla vera obedienzia. Sapete che il vero obediente non va mai investigando la volontà del prelato suo, ma subito china il capo, e mandala in [12] effetto. Innamoratevi dunque di questa vera, e reale virtù. Volete voi avere pace e quiete? tolletevi la volontà; perocché ogni pena procede dalla propria volontà. Vestitevi dunque della dolce ed eterna volontà di Dio; e a questo modo gusterete vita eterna, e sarete chiamati [13] angeli terrestri in questa vita.

Confortatevi con la prima dolce Verità. Ma a questo non potreste mai venire, se non aprite l’occhio del cognoscimento a riguardare il fuoco della divina carità, la quale Dio ha adoperata nella sua creatura razionale. Pensate, madre e figliuole, che voi sete obbligate più che molte altre creature, in quanto Dio oltre a quello amore ch’Egli ha donato alla creatura, Egli ha donato più a voi in particolare, traendovi dalla bruttura e dalla tenebrosa [p. 21 modifica]vita fetida, piena di puzza e di vituperio, e avvi collocate ed elette per sé. E però non dovete mai essere negligenti; ma cercare tutte quelle cose, luoghi e modi, per li quali più potete piacere a lui. E se voi mi diceste: «quale è la via?» dicovelo: è quella che fece Egli, cioè la via degli obbrobrii, pene, tormenti e flagelli. E con che modo? col modo della vera umilità e dell’ardentissima carità; amore ineffabile, col quale amore si renunzia alle ricchezze e stati del mondo. E dall’umilità viene all’obedienza, come detto è. Alla quale obedienzia seguita la pace: perocché la obedienzia tolle ogni pena, e dà ogni diletto; però che è tolta via la volontà che dà pena drittamente. [14]

Acciocché ella possa salire a questa perfezione, il nostro Salvatore ha fatto del corpo suo scala, e su v’ha fatti gli scaloni. Se ragguardate i piei, essi sono confitti e chiavellati in croce, posti per lo primo scalone; perocché in prima dee essere l’affetto dell’anima spogliato d’ogni volontà propria. Perocché come i piei portano el corpo, così l’affetto porta l’anima. Sappiate che l’anima giammai non ha alcuna virtù se non sale questo primo scalone. Salito che tu l'hai, giugni alla vera e profonda umiltà. [15] Ma sagli poi all’alto, e non tardare [16] più: e ciò fatto, e tu giugni al costato aperto del Figliuolo di Dio; e ine troverete il fuoco l’abisso della divina carità. In questo scalone del costato aperto vi troverete una bottega [17] [p. 22 modifica]piena di specie odorifere.[18] Ine troverete Dio-ed-Uomo; ine si sazia ed inebria l’anima per sì fatto modo che non vede sé medesima. Siccome l’ebbro inebbriato di vino, così l’anima allora non può vedere altro che sangue sparto con tanto fuoco d’amore. Onde allora si leva con ardentissimo desiderio, e giugno all’altro scalone, cioè alla bocca, e ine si riposa in pace e in quiete, e gustavi la pace dell’obbedienzia. E fa come l’uomo che è bene inebbriato; che quando è bene pieno, si dà a dormire; e quando dorme, non sente prosperità nè avversità. Così la sposa di Cristo piena d’amore s’addormenta nella pace dello Sposo suo. Addormentati sono i sentimenti suoi; perocché, se tutte le tribolazioni venissero sopra di lei, punto non se ne cura; se ella è in prosperità del mondo, non la sente per diletto disordinato, perocché già se ne spogliò per lo primo [19] affetto. Or questo è il luogo dove ella si trova conformata con l’unione di Cristo crocifisso.

Correte adunque virilmente, poiché avete la via, il luogo, dove potete trovare il letto nel quale vi riposiate, e la mensa dove prendiate diletto, e il cibo del quale vi saziate; perocché egli è fatto a noi mensa, cibo e servitore. Assai sareste degne di reprensione, se per vostra negligenzia non cercaste il riposo, e, come stolte, vi dilungaste dal cibo. Voglio dunque, e così vi prego da parte di Cristo crocifisso, che voi vi riscaldiate e bagniate nel sangue [p. 23 modifica]di Cristo crocifisso. E acciocché siate fatte una cosa con lui, non schifate fadiga, ma dilettatevi in esse fadighe; perocché la fadiga è poca, e il frutto grande. Non dico più a questo.

Parmi che la vostra carissima madre e mia, monna Nera [20] sia posta alla mensa della vita durabile, dove si gusta il cibo della vita, e ha trovato l'Agnello immacolato per frutto. [21] Che, come di sopra dissi ch’egli era mensa e cibo e servitore, così dico che ella, come vera sposa di Cristo crocifisso, ha trovato il Padre eterno, che gli é mensa e letto, perocché nel Padre Eterno trova a pieno tutta la sua necessità. In ciò, [22] carissime, che l’uomo s’affadiga, o partesi dall’uno luogo all’altro, si è per dare il cibo, e ’l vestimento alla creatura, e luogo di riposo. Dico dunque che ella ha trovata la somma ed eterna bontà di Dio eterno, d’onde non bisogna che l’anima si parta per verune di queste cose, [23] e andare in diversi luoghi; perocché quello è luogo fermo e stabile, dove si trova il letto, per riposo, della somma ed eterna deità. Il Padre è mensa, il Figliuolo è cibo: che per mezzo del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio giungiamo tutti, se vogliamo, a porto di salute. Lo Spirito Santo la serve. Perocché per amore il Padre ci donò questo cibo del suo Figliuolo, e per amore il Figliuolo ci donò la vita, e a sé diè la morte; sicché con la [p. 24 modifica]morte sua participammo la vita durabile. Noi che siamo peregrini e viandanti in questa vita, riceviamo questo frutto imperfettamente; ma ella l’ha ricevuto perfettissimamente, e non è veruna cosa che il possa torre. Voi dunque, come vere figliuole, dovete esser contente del bene e dell’utilità della vostra madre; e però dovete stare in vera e santa pazienzia sì per rispetto di Colui che l’ha fatto, di tollero la presenzia sua d’inanzi a voi, che non dovete scordare dall’eterna volontà di Dio; e sì per la propria sua utilità, che è uscita di fadiga e di molta pena, nella quale è stata, già è molto tempo; e è ita a luogo di riposo. Ma voi, come vere figliuole, vi prego che seguitiate le vestigio e la dottrina sua, ed i santi costumi, nei quali ella vi ha notricate. E non temete perché vi paia essere rimase orfane, come pecore senza pastore: perocché non sarete rimase orfane, perché Dio vi provederà, e le sue sante e buone orazioni, le quali ella offera nel cospetto di Dio per voi. Evvi rimasa monna Ghita. Pregovi che voi gli siate obbedienti in tutte quelle cose che sono ordinate secondo Dio e la santa religione. E voi prego, monna Ghita, quanto io so e posso, che abbiate buona cura di cotesta famiglia, in conservarla, e accrescere [24] in buona operazione. E non ci commettete negligenzia; perocché vi sarebbe richiesto da Dio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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LXXV · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library