Capítulo 66 de 202
LXII
LXII. - A Sano di Marco, e agli altri figliuoli.
L’anima fedele non è servo mercenario: non teme per sé, non bramando per sola sé. Al vento della prosperità o dell’avversità non gonfia la vela, non precipita il corso. Ama Dio donatore, no il dono: non si duole del dolore che è bene suo, perchè datole dal Bene sommo. Sentimento della mente, sensualità spirituale, odio "santo, alletto liberale: idee grandi espresse in parole potenti. Il servo di Dio deve non obbedire all’uomo nel male: egli è libero e re. Non finge compassione de’ men buoni per mormorare di loro. Astinenza dai giudizii severi, perfezione grande. Siano tutti i fedeli un cuore solo; e tutti essendo uno, uno solo avrà la corona.
(Fatta in astrazione)
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi servi fedeli al nostro dolce Salvatore, il quale servire non è essere servo, ma é regnare. E [p. 278 modifica]servo, senza fede, non può essere in verità; perocché, se egli è servo e non è fedele, è mercenario; però che serve per proprio rispetto di sua utilità, ed egli è servo per timore servile. E perchè questo servire non è perfetto, con lo lume della fede, però non è forte ne perseverante; ma per ogni vento va a vela. Onde, se egli è vento di consolazione, si muove con leggerezza di cuore; e se egli è vento di tribolazione, si muove con impazienzia;[1] e se egli è vento di battaglie e molestie del dimonio, egli intiepidisce, e ponesi a sedere nel tedio con tristizia di cuore, parendogli esser privato di Dio, quando si vede privato della consolazione, e del[2] sentimento della mente sua. Tutto questo gli addiviene perch’egli ama più il dono che ’l donatore delle grazie, e perchè serve più per rispetto di sé che per rispetto della somma ed eterna bontà di Dio. Onde, come che [3] è imperfetto lo amore, così è imperfetto il lume della fede.
Ma colui che perfettamente ama, fedelmente serve, e con fede viva. [4] E crede in verità, che ciò che Dio dà e permette, il dà per sua santificazione; [p. 279 modifica]però che egli non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva. E ha veduto col lume della santissima fede, che con quello medesimo amore che egli ci dà le grandi consolazioni, ci permette che il dimonio ci molesti nella mente nostra, e le creature ci perseguitino. Onde vediamo che Dio è sommamente buono e da lui non può nascere altro che somma bontà: e vediamo che neuna cosa è fatta senza Dio, se non solamente il peccato. E però l’anima fedele abbraccia ogni cosa con amore, perchè ogni cosa è buona, e data per nostra salute; e non si può dolere né debbe dolere del suo bene.
E se voi mi diceste, carissimi figliuoli: «nel tempo delle battaglie egli ci pare essere ribelli, e offendere a Dio: perciò più ci dogliamo di questo che della pena:» — io vi rispondo, ch’egli è altro tanto la propria sensualità spirituale, che si duole quanto sia altro. [5] E questa passione, sotto timore di offendere Dio, ha posto un poco di polvere nell'occhio dello intelletto, dove sta la pupilla della santissima fede; che non lascia cognoscere né discernere la verità. Perocché, se dinanzi all’occhio dell’intelletto suo non fosse alcuna cosa, [6] cognoscerebbe che Dio, gli dà queste battaglie a misura. E debbe bene vedere che neuna battaglia né molestia del dimonio o dalla [7] fragilità nostra della carne, [p. 280 modifica]non è peccato, né per questo offende il suo Creatore, se non quando la propria volontà consente alle cogitazioni del cuore. Ma l’anima ch’è serva fedele, cioè con lo lume della santissima fede, fa i grandi guadagni nel tempo delle battaglie; e fa il vero fondamento, partendosi dall’amor proprio mercenario: e diventa il cuore schietto, e l’affetto liberale. Nello tempo delle battaglie si fa la gran guerra con sé medesimo; e dalla guerra e dall’odio santo che ha conceputo, é fatto paziente, come servo fedele. E sempre si diletta di stare in battaglia per Cristo crocifisso; e crescere in amore, cognoscendo la santa e buona volontà sua non da sé, ma dalla somma eterna bontà di Dio che per grazia, e non per debito glie l’ha data.
O glorioso servire fedele, che privi [8] l’anima della perversa servitudine del dimonio, del mondo, e ~ di sé medesimo! Egli è liberato del dimonio, perché ha legato la volontà col legame della ragione, e non consente alle molestie sue, né per sue pene lassa venire l’anima a disordinata confusione; ma fassi beffe di lui, dilettandosi di stare nel campo della battaglia. Onde il dimonio é allora legato e flagellato, dico, con il bastone della carità, ed é legato con lo legame della vera umiltà. Sicché dunque l’uomo é fatto signore, e non teme il dimonio; ma il dimonio teme lui, per Cristo crocefisso, per cui ogni cosa può. Dico ch’è fatto libero [p. 281 modifica]e signore del mondo; perchè non si lassa signoreggiare alle delizie e grandezze sue con disordinato affetto: anco, n’è fatto signore, spregiandole e facendosi beffe di loro; però che ha veduto e cognosciuto col lume della santissima fede che la ricchezza del mondo è somma povertà, li suoi diletti e piaceri sono miserabili sopra ogni miseria e spiacevoli; e in tanto gli paiono spiacevoli, che gli spregia come serpente velenoso. E non è servo degli uomini fuora della volontà di Dio;[9] perocché non si vuole conformare con la volontà loro, se non in quanto ella fusse ordinata in cercare e amare la verità eterna. E perchè l’ama e serve? però che ha veduto col lume dolce, [10] che ’l prossimo suo è quello mezzo che Dio gli ha posto perchè manifesti lo amore suo sopra di lui. E questo servire il fa ben libero, però che non serve il prossimo con colpa di peccato. Dico ancora, che è fedele e libero, e non servo della propria sensualità, la quale ha conculcata con i piedi dell’affetto, spezzandola e percotendola col coltello dell’odio e dell’amore: cioè amore della virtù, e odio del vizio. Bene è adunque fatto re e signore con questa dolce servitudine; però che non ha cercato sé, per sé, ma sé per Dio, perché è somma ed eterna bontà, degno d’essere amato e servito da noi; il prossimo per Dio, e non per rispetto della propria utilità.
Quale lingua sarà sufficiente a narrare la pace [p. 282 modifica]dell’anima fedele? Non dico che ella stia in pace, che ella sia privata delle onde e tempeste del.mare; ma sta in pace la volontà sua, perchè ell’è fatta una cosa con la dolce volontà di Dio. Onde la tempesta gli è quiete, perchè non cara di sé. Serve egli il suo creatore, o vuole in guerre o vuole in pace; e tanto tiene cara la guerra, quanto la pace, e la pace quanto la guerra: però che col lume della fede vide, e con lo vedere cognobbe, che da uno medesimo amore procedeva l’uno e l’altro. Questi mai non si scandalezza nel prossimo suo; perocché non è fatto giudice della volontà dell’uomo, ma solamente della volontà di Dio. E però è privato della mormorazione. La qual cosa io non credo che anche sia in voi, né questa perfezione: [11] ma spesse volte sotto colore di bene e di compassione mormorate, e giudicate l’uno l’altro: la qual cosa non è senza offesa di Dio,[12] ma è spiacevole a lui e a me fortissimamente. Non v’è data questa dottrina: ma che voi v’amiate insieme, portando e sopportando e’ difetti l’uno dell’altro. Neuno è senza difetto; solo Dio é senza difetto. Tutto questo vi avviene perché non sete fatti ancora servi fedeli; però che se fuste servi fedeli, né beffe né mormorazione né scandalo né disobbedienzia in voi sarebbe, né per gioco né per ira.
Onde, considerando me la vostra imperfezione, e che la imperfezione vostra viene perché ’l lume [p. 283 modifica]della santissima fede non è perfetto in voi; però dissi che io desideravo di vedervi servi fedeli; il quale servire vi farà regnare in questa vita per Grazia, e signoreggerete il mondo, la carne, e le dimonia: e fatti liberi, sarete legati nel legame della carità, umili e mansueti, e con vera e santa pazienzia. Nell’ultimo regnerete co’ veri e dolci gustatori nella vita durabile, dove l’anima è remunerata d’ogni fadiga. Ine sazietade senza fastidio, e fame senza pena; però che di lunga è la pena dalla fame e lo fastidio dalla sazietà.
Orsù, figliuoli dolcissimi, correte questo palio; e fate che solo sia uno quello che l’abbia, cioè che ’l cuore vostro non sia diviso, ma sia una cosa col prossimo vostro per affetto d’amore. [13] E acciò che meglio possiate correre, saziatevi, inebriatevi del sangue di Gesù Cristo, il quale sangue invita l’uomo a correre; e, animato a combattere, non rifiuta labore, vollendo il capo indietro per paura de’ nemici suoi; però ch’gli non si confida in sé, ma nel sangue di Cristo crocifisso. Adunque non dormite, ma correte al sangue di Cristo crocifisso, destandovi dal sonno della negligenza. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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