Capítulo 55 de 202
LI
LI. — A Frate Felice da Massa[1] dell’Orarne di Santo Angustino.
(Fatta in astrazione)
Umiltà è fondamento a virtù. Da lei carità e pazienza. Pazienza midollo di carità. Umiltà vince ne^’li{,’enza, e guarisce le aridità dello spirito. Non si ama il bene senza intenderlo; ma l’occhio dell’intelletto non si apre senza l’affetto. Studiare sé senza Dio ci avvilisce: guardare alla bontà di Dio e non alla nostra miseria, ci rende presuntuosi. Doppia superbia. L’umile coglie gli esempi del bene da tutti; annunzia il vero, ma con soavità e tolleranza agli altrui falli.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava,de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato[2] in vera e perfetta umilità. Perocché colui che è umile si è paziente a portare ogni fadiga per amore della verità;[3] e perchè l’umilità è balia e nutrice della carità. Non può [p. 238 modifica]essere umilità senza carità. E colui che arde nella fornace della carità, non è negligente; anco, ha perfetta sollicitudine, perocché la carità non sta mai oziosa, ma sempre adopera.
Ma amore e umilità, che consuma la negligenzia e spegne la superbia, non si può avere senza il lume; e che l’occhio alluminato non abbia qualche obietto, in cui egli possa guardare. Perocché, perchè l’occhio vegga, e abbia lume in sé, ed egli non stia aperto, quello vedere non gli farebbe alcuna utilità. L’occhio vero dell’anima nostra é lo intelletto, il quale ha il lume della santissima Fede, colà dove[4] il panno dell’amore proprio non l’avesse ricoperto. Levato via l’amore prtiprio di noi medesimi, l’occhio rimane chiaro, e vede: onde conviene che l’affetto si desti e voglia amare il suo benefattore. E però allora, sentendo l’occhio dell’intelletto muoversi[5] dall’affetto, subito s’apre e pensi uell’obietto suo, Cristo crocifisso, in cui cognosce (e massimamente nel sangue suo) l’abisso della sua inestimabile carità.
Ma dove il dobbe vedere, e ponere [6] questo obietto? nella casa del cognoscimento di sé, nel qual cognoscimento cognosce la miseria sua; perocché ha veduto coll’ occhio dell’intelletto i difetti [p. 239 modifica]suoi, e so non essere: e hallo veduto in verità. E quando l’uomo conosce sé, è’ [7]conosce la bontà di Dio in so. Perocché se cognoscesse solamente sé, e volesse cognoscere Dio senza sé, non sarebbe cognoscimento fondato nella verità; e non ne trarrebbe il frutto che si debbe trarre del cognoscimento di so: ma più tosto ne perderebbe che guadagnerebbe, perocché trarrebbe solo dal cognoscimento di sé tedio e confusione, onde, disseccherebbe r anima; e perseverandovi dentro senza altro rimedio, giugnerebbe alla disperazione. E se volesse cognoscere Dio senza sé, ne trarrebbe fratto fetido di grande presunzione: la quale presunzione è nutricata dalla superbia; e l’una notrica l'altra.[8] Conviensi dunque che il lume vegga e cognosca in verità, e condisca ’l cognoscimento di sé col cognoscimento di Dio, e il cognoscimento di Dio col cognoscimento di sé.
Allora l’anima non viene né a presunzione né a disperazione; ma dal cognoscimento trae il frutto della vita quando è l’uno coli’ altro insieme. Perocché dal cognoscimento di sé riceve il frutto della vera umilità, onde germina odio e dispiaci [p. 240 modifica]mento della colpa e della legge perversa che sempre è atta a impugnare contra allo spirito. E dell’odio parturisce il figliuolo della pazienzia, la quale è il mirollo [9] della carità.- E dal cognoscimento della gran bontà di Dio, che trova in se, riceve il frutto dell’abisso dell’affocata carità di Dio e del prossimo suo. Perocché col lume vede e cognosce che dell’amore che egli porta al suo creatore non gli può fare utilità alcuna; e però subito,[10] quella utilità ch’egli non può fare a lui, la "fa al prossimo suo per amore di Dio; però che ama la creatura, perchè vede che il creatore sommamente l’ama; e condizione è dell’amore, d’amare tutte quelle cose che sono amate dalla persona amata.
Or con questo lume, carissimo figliuolo, acquisteremo la virtù dell’umilila e della carità; e con vera e santa pazienzia porteremo e sopporteremo i difetti del prossimo nostro; e consumeremo la negligenzia con la perfetta sollicitudine acquistata nel fuoco della divina carità; e spegnerassi la superbia con l’acqua della vera umilità. E diventeremo affamati dell’onore di Dio, e gustatori e mangiatori dell’anime in su la mensa dell’umile e immacolato Agnello. Altra via Tion ci è. Onde considerando io che ci conveniva tenere per questa via e per questa strada [11] della vera umilità, dissi e dico, che io [p. 241 modifica]desideravo di vedervi fondato in vera e perfetta umilità: e così voglio che facciate senza pena e senza confusione di mente. Ma ora di nuovo voglio che cominciate con fede viva, con speranza ferma, e con obedienzia pronta. E così voglio che ingrassiate r anima vostra; e non si secchi[12] per confusione nè per tedio di mente, ma con una perfetta sollicitudine vi destiate dal sonno della negligenzia, furando [13] le virtù, quando le vedete ne’ vostri fratelli, conservandole nel petto vostro. E. sempre la verità vi diletti,[14] e stia nella bocca vostra: ed annunciarla quando bisogna; caritativamente, in [15] ogni persona, e singolarmente in quelle persone che sono amate di singolare amore; ma con una piacevolezza; ponendo il difetto d’altrui a voi medesimo.[16] E se non si fusse fatto per lo tempo passato, con quella cautela che bisogna; correggerenci per l’avvenire.
E per questo non voglio che alcuna pena n’abbiate. E di me pensiero alcuno non vi diate. [17] Ma realmente[18] l’onde del mare tempestoso tutte si pas[p. 242 modifica]passino con vera umilità e carità fraterna, e con santa pazienzia. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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