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The ConsciousLibrary

Capítulo 38 de 202

XXXIV

XXXIV. — Al Priore de’ Frati di Monte Oliveto[1] presso a Siena.

Chi ha mente e cuore piccolo, ascenda la croce; e vedrà meglio e sotto e sopra di sé, e si collocherà in altezza d’amore. Questa è massimamente necessaria a chi regge. Gli raccomanda due frati novelli: li lasci studiare.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissimo e carissimo padre per riverenzia di quello santissimo Sacramento, e fratello in Cristo [p. 155 modifica]dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi quello pastore buono e virile, che pasciate e governiate con sollicitudine perfetta le pecorelle a voi commesse, imparando dal dolce Maestro della Verità, che ha posta la vita per noi pecorelle che eravamo fuore della via della Grazia. È vero, dolcissimo fratello in Cristo dolce Gesù, che questo non potete fare senza Iddio, e Iddio non potiamo avere nella terra; ma un dolce rimedio ci veggo: che, essendo con cuore basso e piccolo, voglio che facciate come Zaccheo, che, essendo piccolo, salì sull’arbore per vedere [p. 156 modifica]Dio. Per la quale sollicitudine meritò d’udire quella dolce parola, dicendo:[2] «Zaccheo, vattene alla tua casa; che oggi è di bisogno che io mangi con teco». Così doviamo fare noi: che essendo noi bassi, con stretto cuore e poca carità, noi saliamo in sull'arbore della santissima croce. Ine vedremo e toccheremo[3] Iddio: ine troveremo il fuoco della sua inestimabile carità e amore, il quale l’ha fatto correre infino agli obbrobrii della croce, levato in alto, affamato e assetato di sete[4] dell’onore del padre e della salute nostra.

Ecco dunque il nostro dolce e buono pastore, che ha posta la vita con tanto affamato desiderio e affocato amore, non ragguardando alle pene sue, né alla nostra ignoranzia e ingratitudine di tanto beneficio, nè a rimproveri de’ Giudei; ma, come innamorato, ubbidiente al Padre con grandissima reverenzia. Bene si può adunque, se noi vorremo, adempire in noi quella parola (se la nostra negligenzia non ci trae) salendo in su l’arbore, siccome disse la dolce bocca della verità: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me». E veramente così è che l’anima che ci è salita, vede versare [5] la bontà e potenzia[6] del padre, per la quale poten[p. 157 modifica]zia ha data virtù al sangue del Figliuolo di Dio di lavare le nostre iniquitadi. Ine vediamo l’obedienzia di disto crocifisso, che, per obedire, muore; e fa questa obedienzia con tanto desiderio, che maggiore gli è la pena del desiderio, che la pena del corpo. Vedesi la clemenzia e l’abbondanzia dello Spirito Santo; cioè quello amore ineffabile che ’l tenne confitto in sul legno della santissima croce, che ne chiovi né fune l’avrebbe potuto tenere legato se il legame della Carità non fusse. Ben sarebbe cuore di diamante, che non dissolvesse la sua durizia a tanto smisurato amore. E veramente il cuore vulnerato di questa saetta, si leva[7] su con tutta sua forza: e non tanto è l’uomo in sé mondo, ma é monda l’anima, per la quale Dio ha fatto ogni cosa. [8] E se mi diceste: «io non posso salire, perocché esso é molto in alto» dicovi, che egli ha fatti gli scaloni[9] nel corpo suo. Levate l’affetto a’ piedi del Figliuolo di Dio, e salite, al cuore che é aperto e consumato per noi; e giugnerete alla pace della bocca sua, e diventerete gustatore e mangiatore dell’anime; e così sarete vero pastore, che porrete la vita per le pecorelle vostre. Fate che sempre abbiate l’occhio sopra di loro acciocché il vizio sia stirpato; e piantatavi la virtù. [p. 158 modifica]E io vi mando due altre pecorelle: [10] date a loro l'agio della cella e dello studio:[11] perocché sono due pecorelle le quali nutricherete senza fatiga, e averetene grande allegrezza e consolazione. Altro non vi dico. Confortatevi insieme, legandovi col vincolo della carità, sagliendo in su quello arbore santissimo dove si riposano[12] i frutti delle virtù, maturi sopra al corpo del Figliuolo di Dio. Correte con sollicitudine. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XXXIV · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library