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The ConsciousLibrary

Capítulo 35 de 202

XXXI

XXXI. — A Monna Mitarella, donna di Vico da Mogliano, senatore, che fu a Siena nel 1375. [1]

Alla moglie impaurita per le tempeste della Repubblica, sulle quali Caterina era a navigare usa già, ripete di non temere altri che Dio, di quel timore ch’è fede e speranza. Creda ch’anco i moti del popolo sono permissione di Dio, che Dio tutto fa per il bene nostro. Pensi alla morte, ma senza paura; si stacchi da’ beni terreni, cosa morta. Si umilii con Cristo: accolga le traversie con riverenza, stimandosi indegna di tanto onore, la Baronessa.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Dilettissima e carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva inutile di Gesù Cristo, mi [p. 143 modifica]vi raccomando, confortandovi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi nel cospetto di Dio serva fedele,[2] cioè che voi siate in quella fede che dà letizia e gaudio [3] nell’anima nostra. Questa è quella dolce fede che a noi conviene avere, siccome disse il nostro Salvatore: «se voi avete tanta fede quanto è un granello di senape, e comandate a questo monte che si levi, si leverebbe». In questa fede, dilettissima suora, vi prego che permaniate.

Mandastemi dicendo che, per lo caso[4] che era occorso al Senatore (del quale mi pare che avete avuto grandissimo timore), che non avete altra fede ne altra speranza se non nelle orazioni de’ servi di Dio. Onde io vi prego da parte di Dio e del dolcissimo Amore Gesù, che sempre rimaniate in questa dolce e santa fede. Oh fede dolce, che ci dai la [p. 144 modifica]vita! Se voi starete in questa santa fede, giammai nel vostro cuore non cadrà tristizia. Perchè la tristizia non procede da altro se non dalla fede che poniamo nelle creature; che le creature si sono cosa morta e caduca, [5] che vengono meno; e il cuore nostro non si può mai riposare se non in cosa stabile e ferma. Adunque essendo il nostro cuore posto nelle creature, non è in cosa ferma. Che oggi è vivo l’uomo, e domane è morto. Convienci adunque, a volere avere riposo, che noi riposiamo il cuore e l’anima, per fede e per amore, in Cristo crocifisso: allora troveremo l’anima nostra piena di letizia. Oh dolcissimo Amore, Gesù![6].

Suora mia, non temete le creature. Siccome disse Cristo benedetto: «Non temete gli uomini, che non possono uccidere altro che il corpo; ma temete me, che posso uccidere l’anima e il corpo». Lui temiamo, che dice che non vuole la morte del peccatore; anco vuole che si converta e viva. Oh inestimabile carità di Dio, che prima ci minaccia che può uccidere il corpo e l’anima; e questo fa per farci umiliare, e stare nel santo timore! Oh bontà di Dio! per dare letizia all’anima, dice che non vuole la morte nostra, ma che viviamo in lui. Allora dimostrerete, dilettissima suora, che siate viva, quando la volontà sarà unita ed accordata[7] con quella di Dio. Questa volontà dolce vi darà la [p. 145 modifica]fede, e la speranza viva, posta[8] in Dio.

A voler dare vita a questa santa fede, due cose vi prego che aviate alla memoria. La prima si è, che Dio non può volere altro che il nostro bene. Per darci quel vero bene diè sé medesimo infino all’obbrobriosa morte della croce; del quale bene fummo privati per lo peccato. Egli dolcemente umiliò sé medesimo per renderci la Grazia, e tollere da noi la superbia. Adunque, bene è vero che Dio non vuole altro che il nostro bene. L’altra si è, che voi crediate veramente che ciò che addiviene a noi o per morte o per vita, o per infermità o per sanità, ricchezza o povertà, o ingiuria che fusse fatta a noi da amici o da parenti o da qualunque creatura, voglio che crediate [9] ch’egli è permissione e volontà di Dio; e senza la sua volontà non cade una foglia d’arbore.[10] Adunque non solo non temete questo, perchè a misura tanto Dio ci dà quanto possiamo portare, e più no; ma con riverenzia riceviamo, dilettissima suoro, reputandoci indegni di tanto bene quant’egli è a portar fadiga per Dio. E perchè ’l dimonio ci[11] volesse mettere una grande paura per lo caso del quale voi temete, pigliate subito l’arme della fede, credendo che per Cristo crocifisso saremo deliberati. E così rimarrete in perfettissima letizia, credendo, come aviamo detto, che Dio non vuole [p. 146 modifica]altro che il nostro bene. Confortatevi in Cristo crocifisso, e non temete. Altro non vi dico, se non che tutte le vostre operazioni[12] siano fatte con amore e timore di Dio. Ricordatevi che voi dovete morire, e non sapete quando; e l’occhio di Dio è sopra[13] di voi, e ragguarda tutte le vostre operazioni. Dolce Dio, dacci la morte innanzi che noi t’offendiamo. Laudato Gesù Cristo.

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XXXI · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library