Capítulo 30 de 202
XXVI
XXVI. — A suora Eugenia sua nipote nel Monastero di Santa Agnesa di Montepulciano. [1]
Il cibo dell’anima gustasi con la mente levata a grandi memorie. Obbedienza per Dio. Solitudine d’anima, non di corpo. Non si addomesticare neanco col padre spirituale. Orazione di labbra, di mente, di fatti. Lodi della preghiera eloquenti, che scrutano i segreti della mente e del cuore.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti gustare il cibo angelico: perocché per altro non se’ fatta; ed acciocché tu ’l potesse gustare, Dio ti ricomperò del sangue dell’unigenito suo Figliuolo. Ma pensa, carissima figliuola, che questo cibo non si mangia in terra,[2] ma in alto; e però il Figliuolo di Dio volse essere levato in alto nel legno della santissima Croce, acciocché in alto in su questa mensa prendessimo questo cibo. Ma tu mi dirai: «quale è questo cibo angelico?» Rispondoti: è il desiderio di Dio, il quale, il desiderio che é nell'affetto dell’anima, trae a sé, e [p. 103 modifica]fannosi [3] una cosa l’uno con l’altro.
Questo è uno cibo che, mentre siamo peregrini in questa vita, tira a so l’odore[4] delle vere e reali virtù; le quali virtù sono cotte al fuoco della divina Carità, e mangiansi in su la mensa della croce. Cioè, che con pena e fadiga[5] s’acquista la virtù, ricalcitrando alla propria sensualità; e con forza e violenzia rapisce il reame dell’anima sua, la quale è chiamata cielo, perchè cela[6] Dio per pazienzia dentro da sé. Questo è quello cibo che fa l’anima angelica: e però si chiama cibo angelico; ed anco perchè separata l’anima dal corpo, gusta Dio nell'essenzia sua. Egli sazia tanto e per sì fatto modo l'anima, che neuna altra cosa appetisce né può desiderare se non quello che più perfettamente le abbia a conservare e crescere questo cibo: onde ha in odio ciò che gli è contrario. E però, come prudente, ragguarda col lume della santissima Fede, il quale lume sta nell’occhio dell’intelletto, e ragguarda quello che gli è nocivo, e quello che gli è utile. E come ella ha veduto, così ama e spregia. E dico, la propria sensualità, tenendola legata sotto i piei[7] dell’affetto, e tutti i vizi che procedono da essa [p. 104 modifica]sensualità. Ella fugge tutte le cagioni che la possono inchinare a vizio o impedire la sua perfezione. Onde ella annega la propria volontà, che gli è cagione d’ogni male, e sottomettela al giogo della santa obedienzia, non solamente all’ordine ed al prelato suo, ma ad ogni minima creatura per Dio.[8]Ella fugge ogni gloria e piacere umano; e solo si gloria negli obbrobri e pene di Cristo crocifisso: ingiurie, strazii, scherni e villanie gli sono uno latte; dilettasi in esse per conformarsi con lo sposo suo Cristo crocifisso. Ella rinunzia alla conversazione delle creature, perchè vede che spesse volte ci sono mezzo tra noi e il Creatore nostro; e fugge alla cella attuale e mentale.[9] A questo t’invito te, e le altre: e ti comando, dilettissima figliuola mia, che tu sempre stia nella casa del cognoscimento di te, ove noi troviamo il cibo angelico dell’affocato desiderio di Dio inverso di noi; e nella cella attuale, con la vigilia, e con l’umile,[10] fedele e continua orazione; spogliando il cuore e l’affetto tuo di te e d’ogni creatura, e vestila di Cristo crocifisso. Altrimenti il mangeresti in terra; e già ti dissi, che in terra non si debba mangiare. Pensa che lo sposo tuo. Cristo dolce Gesù, non vuole mezzo fra te e lui, ed è molto geloso. Onde subito che vedesse che tu amasse veruna cosa fuore di lui, egli si partirebbe da te: e saresti fatta degna di mangiare il cibo delle bestie. E non saresti tu ben bestia, e cibo di bestie, [p. 105 modifica]se tu lassassi il Creatore per le creature, e il bene infinito per le cose finite e transitorie, che passano come il vento? la luce per la tenebra? la vita per la morte? quello che ti veste di sole [11] di giustizia, col fibbiale dell’obedienzia e colle margarite della fede viva, speranza ferma e carità perfetta, per quello che te ne spoglia? E non saresti tu bene stolta a partirti da Quello che ti dà perfetta purità (in tanto che, quanto più t’accosti a lui, tanto più raffina[12] il fiore’ della verginità tua) per quegli che spesse volte gittano puzza d’immondizia, contaminatoli della mente e del corpo suo? Dio ’l cessi da te per la sua infinita misericordia.
Ed acciocché questo non possa mai intervenire, guarda, che non sia tanta la tua sciagura che tu pigli conversazione particolare ne di religioso né di secolare. Che se io il potrò sapere o sentire, se io fusse anco più di lunga[13] che io non sono, io ti darei sì fatta disciplina che tutto il tempo della vita tua ti starebbe a mente; e sia chi si vuole. Guarda che tu non dia né riceva se non in necessità, sovvenendo comunemente ad ogni persona dentro e di fuora. Stammi tutta soda e matura[14] in te medesima. Servi le suore caritativamente con ogni diligenzia, e specialmente quelle che vedi in necessità. Quando gli ospiti passano, e dimandasserti alle grati;[15] statti nella pace tua e non v’andare: ma quello che volessero dire a te, dicanlo alla priora; [p. 106 modifica]se già la priora non tel comandasse per obedienzia. Allora china il capo, e stmmi salvatica come uno riccio. Stianti a mente i modi che quella gloriosa vergine santa Agnesa faceva tenere alle figliuole sue. Vatti per la confessione, e di’ la tua necessità; e ricevuta la penitenzia, fuggi. Guarda già, che non fussero di quelli con cui tu ti se’ allevata.[16] E non ti maravigliare perch’io dica così; perocché più volte mi puoi avere udito dire, e così è la verità, che le conversazioni, col perverso vocabolo [17] de’ divoti e delle divote, guastano l’anime e i costumi e oservanzie delle religioni. Guarda che non leghi il cuor tuo altro che con Cristo crocifisso; perocché tal ora[18] il vorresti sciogliere, e non potresti, che ti sarebbe molto duro. Dico che l’anima che ha assaggiato il cibo angelico, ha veduto col lume che questo e l’altre cose sopradette già sono mezzo [19] impedimento al cibo suo; e però le fugge con grandissima sollecitudine. E dico che ama, e cerca quello che la cresca e la conservi. E perocché ha veduto che meglio gusta questo cibo col mezzo dell’orazione fatta nel cognoscimento di sé: però vi si esercita continuamente in tutti quelli modi che più si possa accostare a Dio.
Di tre sorti è l'orazione. L’una è continua; cioè il continuo santo desiderio, il quale desiderio ora nel cospetto di Dio in ciò che tu fai, perché [p. 107 modifica]questo desiderio drizza[20] nel suo onore tutte le tue operazioni spirituali e corporali: e però si chiama continua. Di questa pare che parlasse il glorioso santo Paolo quando disse: «Orate senza intermissione». L’altro modo è orazione vocale, quando vocalmente si dice l’officio, o altre orazioni. Questa è ordinata per giungere alla terza, cioè alla mentale: e così vi giugno l’anima quando con prudenziae umiltà esercita l’orazione vocale, cioè, che parlando con la lingua, il cuore suo non sia di lunga da Dio.[21] Ma debbesi ingegnare di fermare e stabilire il cuore suo nell’affetto della divina carità.
E quando sentisse la mente sua essere visitata da Dio, cioè che in alcuno modo fusse tratta a pensare del suo Creatore; debbe abbandonare l’orazione vocale, e fermare la mente sua con affetto d’amore in quello che vede che Dio la visita; e poi, se ella ha tempo, cessato quello, debbe ripigliare la vocale, acciocché sempre la mente stia piena, e non vota. E perchè nell’orazione abbondassero le molte battaglie in diversi modi, e tenebre di mente con molta confusione, facendole il dimonio vedere che la sua orazione non fusse piacevole a Dio; per le molte battaglie e tenebre che ha, non debbe lassare però; ma stare ferma con fortezza e lunga perseveranzia, ragguardando che ’l dimonio il fa per tirarci dalla madre dell’orazione, e Dio il per[p. 108 modifica]mette per provare in quella anima la fortezza e constanzia sua. Ed acciocché nelle battaglie e tenebre cognosca sé non essere, e nella buona volontà che si sente riservata, [22] cognosca la bontà di Dio, il quale è donatore e conservatore delle buone e sante volontadi: la quale volontà non è degnata[23] a chiunque vuole.
Per questo modo giunge alla terza ed ultima orazione mentale, nella quale riceve il frutto delle fadighe che sostenne nell’orazione vocale imperfetta. Allora gusta il latte della fedele orazione. Ella leva sé sopra di sé, cioè, sopra il sentimento grosso sensitivo, e con mente angelica si unisce in Dio per affetto d’amore, e col lume dell’intelletto vede e cognosce, e vestesi della verità. Ella è fatta sorella degli angeli: ella sta con lo sposo suo in sulla mensa del crociato desiderio, dilettandosi di cercare r onore di Dio e la salute delle anime: perchè vede bene che per questo lo Sposo Eterno corse all’obbrobriosa morte della croce, e così compì l’obedienzia del Padre e la salute nostra. Drittamente questa orazione è una madre che nella carità di Dio concepe le virtù, e nella carità del prossimo le parturisce. Ove manifesti tu V amore, la fede, e la speranza, e l’umiltà? nell’orazione. Perocché la cosa che tu non amassi, tu non ti cureresti di cercarla; ma chi ama, sempre si vuole unire con quella cosa che ama, cioè con Dio. Col mezzo dell’orazione a lui dimandi la tua necessità; perché cogno[p. 109 modifica]scendo te, nel quale cognoscimento è fondata la vera orazione, vediti avere grande bisogno, sentendoti attorniata da’ tuoi nemici, dal mondo con le ingiurie e ricordamento di vari piaceri, dal dimonio con le molte tentazioni, e dalla carne con molta ribellione e impugnazione contro lo spirito. E te vedi non essere per te; non essendo, non ti puoi aiutare; e però con fede corri a Colui che è, il quale possa[24] e vuole sovvenirti in ogni tua necessità; e con [25] isperanza addimandi ed aspetti l'aiutorio suo. Così vuole essere fatta l’orazione, a volere averne quello che tu n’aspetti. Non ti sarà mai dinegata cosa giusta che tu addimandi per questo modo dalla Divina Bontà: ma facendolo per altro modo, poco frutto ne trarresti. Dove sentirai tu dolore della coscienzia? nell’orazione. Dove ti spoglierai tu dell’amore proprio che ti fa essere impaziente nel tempo delle ingiurie, o d’altre pene; e vestirai te d’uno divino amore che ti farà paziente; e glorieraiti nella croce di Cristo crocifisso? nell’orazione. Dove sentirai tu l’odore della virginità, e la fame del martirio, disponendoti a dare la vita in onore di Dio e salute dell’anime? in questa dolce madre dell’orazione. Ella ti farà osservatrice dell’Ordine; suggelleratti nel cuore e nella mente tre[26] voti solenni che facesti nella professione, lassendovi la impronta del desiderio d’osservarli
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