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Capítulo 27 de 202

XXIII

XXIII. - A Nanna[1] Figliuola di Benincasa, Verginella, sua nipote, Firenze.

Ingegnoso e gentile cemento morale e poetico della parabola delle vergini. La verginità corporale non sempre è quella dell’anima. Il cuore è lampada che si dilata nell’alto. L’umiltà, da cui deriva- mansuetudine e pazienza, è l’olio che nutre il lume della fede ed è mantenuto dal conoscimento di sé, il quale però metterebbe disperazione senza il conoscimento di Dio, cioè spegnerebbe la lede. Sentenza che concilia la coscienza filosofica con la religiosa. Le cinque vergini è la purità de’ cinque sentimenti, la quale è macchiata pur dalle lodi degli uomini.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti vera sposa di Cristo crocifisso, e fuggire ogni cosa che t’impedisse d’aver questo dolce e glorioso sposo. Ma questo non potresti fare, se tu non fussi di quelle vergini savie consacrate a Cristo, le quali avevano le lampane coli’ olio, ed eravi il lume dentro. E però vedi che, a volere essere sposa di Cristo, ti conviene avere la lampana, e l’olio, e [p. 91 modifica]il lume. Sai come s’intende questo, figliola mia? Per la lampada s’intende il cuore nostro: poichè il cuore debba esser fatto conme la lampana. Tu vedi bene che la lampana è larga di sopra, e di sotto stretta; e così è fatto il cuore, a significare, che noi il dobbiamo sempre tenere largo di sopra, cioè per santi pensieri, e per sante imaginazioni,[2] e per continua orazione; avendo sempre in memoria i beneficii di Dio, e massimamente il beneficio del sangue, per lo quale siamo ricomperati. Perocché Cristo benedetto, figliuola mia, non ci ricomprò d’oro ne d’argento nè di perle o d’altra pietra preziosa; anco, ci ricomprò del sangue suo prezioso. Onde tanto beneficio non si vuole mai dimenticare, ma sempre portarlo dinanzi agli occhi suoi,[3] con un santo e dolce ringraziamento, vedendo quanto Dio ci ama inestimabilmente: che non curò di dare l’unigenito suo Figliuolo alla obbrobriosa morte della croce per dare a noi la vita della Grazia. Dissi che la lampana è stretta di sotto: e così il cuore nostro; a significare che il cuore debba essere stretto verso queste cose terrene, cioè in non desiderarle né amarle disordinatamente, né appetire[4] più che Dio ci voglia dare; ma sempre ringraziarlo, vedendo come dolcemente ci provvede, sì che mai non ci manca cavelle. Ora a questo modo sarà il cuore [p. 92 modifica]nostro veramente una lampada. Ma pensa, figliuola mia, che questo non basterebbe, se non ci fosse l’olio dentro. Per l’olio s’intende quella dolce virtù piccola [5] della profonda umiltà: perchè si conviene che la sposa di Cristo sia umile e mansueta e paziente; e tanto sarà umile quanto paziente, e tanto paziente quanto umile. Ma a questa virtù dell’umiltà non potremo venire se non per vero cognoscimento di noi medesimi, cioè cognoscendo la miseria e fragilità nostra, e che noi per noi medesimi non possiamo alcun atto virtuoso, né levarci [6] neuna battaglia o pena: perocché se noi abbiamo la infermità corporale, o una pena o una battaglia mentale, non ce la possiamo levare o tollero; perocché, se noi potessimo, subito la leveremmo via. Dunque bene è vero che noi per noi non siamo nulla, altro che obbrobrio,[7] miseria, puzza, fragilità e peccati: per la quale cosa sempre dobbiamo star bassi e umili. Ma a stare solamente in questo cognoscimento di sé, non sarebbe buono; perocché l’anima verrebbe a tedio e a confusione; e dalla confusione verrebbe alla disperazione: onde il demonio non vorrebbe altro se non farci venire a confusione, per farci poi venire a disperazione. Convienci dunque stare nel cognosci [p. 93 modifica]mento della bontà di Dio in sé, vedendo che egli ci ha creati alla imagine e similitudine sua, e ricreati a grazia nel sangue dell’unigenito suo Figliuolo, Verbo dolce incarnato; e come continuamente la bontà di Dio adopera in noi. Ma vedi, che stare solamente in questo cognoscimento di Dio non sarebbe buono; perocché l’anima ne verrebbe a presunzione[8] e superbia. Convienci dunque che sia mescolato l’uno coll’altro insieme, cioè stare nel cognoscimento santo della bontà di Dio, e nel cognoscimento di noi medesimi: e così saremo umili, pazienti e mansueti; e a questo modo averemo l’olio nella lampada.

Convienci ora che ci sia il lume: altrimenti, non basterebbe. Questo lume vuol essere il lume della santissima fede. Ma dicono i Santi che la fede senza l’opera è morta: onde non sarebbe fede viva né santa, ma morta. E però ci è bisogno adoperarci di continuo virtuosamente, e lassare le fanciullezze e le nostre vanità, e non stare più come mondane giovane, [9] ma stare come spose fedeli consecrate a Cristo crocifisso: e a questo modo averemo la lampada e l’olio e ’l lume.

Ma dice il Vangelio che quelle vergini savie erano cinque. Onde io ti dico che a ciascuno [10] di noi ci conviene essere cinque: altrimenti non entreremo alle nozze di vita eterna.

Per questo cinque intende che si conviene che noi soggioghiamo e mortifichiamo i nostri cinque [p. 94 modifica]sentimenti del corpo per sì fatto modo che noi non offendiamo mai con essi, pigliando con essi o con alcuni di essi disordinato diletto e piacere. E a questo modo saremo cinque; cioè che aremo [11] soggiogati i nostri cinque sentimenti corporali.

Ma pensa, che questo dolce sposo, Cristo, è tanto geloso delle spose sue, che io non tel potrei dire. E però se egli s’avvedesse che tu amassi altri più che lui, subito si sdegnerebbe con teco. E se tu non ti correggessi, non ti sarebbe aperta la porta dove l’Agnello immacolato Cristo fa le nozze a tutte le sue fedeli spose; ma come adultere saremmo cacciate via, siccome furono quelle cinque vergini stolte, le quali gloriandosi solamente [12] e vanamente della integrità e virginità del corpo, perdettero la virginità dell’anima per corruzione de’ cinque sentimenti, perchè non portarono l’olio dell’umiltà con loro, onde le lampade loro si spegnevano. E però gli [13] fu detto: «andatevi a comperare dell’olio». E per quest’olio s’intende in questo luogo le lusinghe e le laude [14] umane: perocché tutti i lusinghieri e mondani laudatori vendono quest’olio. [15] Quasi come gli fosse detto: «della vostra verginità, e delle vostre buone operazioni, voi non avete voluto comprare vita eterna; anco, avete voluto comprare laude umane; e per avere laude umane le avete fatte. E voi laude andate a comprare: che qua non entrerete voi». E però, figliuola mia, guar[p. 95 modifica]dati dalle laudi degli uomini; e non desiderar laude di neuna operazione che tu facessi: perocché non ti sarebbe poi aperta la porta di vita eterna.

Onde considerando me che questa era l’ottima via, dissi che io desideravo di vederti vera sposa di Cristo crocifisso: e così ti prego e comando, che t’ingegni d’essere. Altro non ti dico. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XXIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library