Capítulo 177 de 202
CLXXIII
CLXXIII. — A un Frate che uscì dell’Ordine.
(Fatta in astrazione)
L’amor proprio annebbia la fede, ch’è la pupilla dell’occhio della ragione. Dal conoscimento di sé, pazienza. Carità, nutrita d’umiltà, è madre di quella discrezione che ordina liberamente gli affetti. Non si serva al proprio piacere e parere. L’edilizio dell’anima non tondato in umiltà, cade. Col conoscimento di sé il colpevole vede la pietra del sepolcro, e non sa come smuoverla: viene l’angelo dell’amore, con la carità di Dio e del prossimo, l’angelo del pentimento con l’umiltà e la pazienza levano la pietra; e’ risuscita. È annunziato il suo risorgere alle virtù consolate.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, [p. 95 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi alluminato della verità, acciocchè, cognoscendola, la potiate amare. Perocché, amandola, ve ne vestirete; e odierete quello che è contra la verità, e che ribella a essa; e amerete quello che è nella verità e che la verità ama. O carissimo figliuolo, quanto e’ è necessario questo lume! Perocché in esso si contiene la salute nostra. O carissimo figliuolo io non veggo che noi potiamo avere il detto lume dell’intelletto senza la pupilla della santissima Fede, la quale sta dentro nell’occhio. E se questo lume è offuscato, o intenebrito dall’amore proprio di noi medesimi l’occhio non ha lume e però non vede: onde, non vedendo, non cognosce la verità. Convienci dunque levare questa nebula, acciocché ’l vedere rimanga chiaro. Ma con che si dissolve, e leva questa nebula? con l’odio santo di noi medesimi, cognoscendo le colpe nostre, e cognoscendo la larghezza della divina Bontà, come adopera verso di noi.
In questo cognoscimento s’acquista la virtù della pazienzia. Perocché colui che cognosce il suo difetto, e la legge sensitiva che impugna contra allo spirito, s’odia; ed é contento che non tanto le creature che hanno in loro ragione, ma gli animali ne facciano vendetta [1]. Questi dell’ingiurie, scherni, villanie e rimproverii ingrassa, e delle molte persecuzioni e pene si diletta, e tienlo per suo refrigerio. [p. 96 modifica]Questo cognoscimento che l’uomo ha di se, germina umilità profonda. E non leva il capo per superbia, ma sempre più s’umilia. E per lo cognoscimento della bontà di Dio in sé, si notrica e cresce nell’affettuosa carità; la quale carità notricata dalla umilità, ha il fìgliuolo della vera discrezione. Onde discretamente rende il debito suo a Dio, rendendo, laude e gloria al nome suo; e a se rende odio e dispiacimento della propria sensualità e al prossimo rende la benivolenzia, amandolo come si debbe amare, con carità fraterna, libera, ed ordinata, e non finta [2] né senza ordine. Perocché la virtù della discrezione ha la radice sua nella carità; e non è altro che un vero cognoscimento che l’anima ha di sé e di Dio. Onde a mano a mano rende a ciascuno il debito suo. Ma non senza il lume: perocché, se non avesse il lume, ogni suo principio [3] e operazione sarebbe imperfetta. E il lume non può avere senza ’l vero cogncscimento di sé onde trae l’odio; e della bontà di Dio in sé onde trae l’amore. Ma [p. 97 modifica]quando la si trova allora è servo fedele al suo Creatore. E stando nella notte di questa tenebrosa vita, va col lume; ed essendo nel mare tempestoso gusta e riceve in sé pace. E sempre corre alla perfezione con costanzia e perseveranzia infìno alla morte; e con fortezza passa l’assedio delle dimonia; e non viene meno nella battaglia, in qualunque stato sia. Onde s’egli è secolare, egli è buono secolare; e s’egli è religioso, è perfetto religioso, e navica nella navicella della vera obedienzia, e non se ne stolle mai. Il suo specchio, dove si specchia, è l’Ordine, e i costumi e le osservanzie [4] sue, le quali sempre s’ingegna di compirle in sé. E non dà luogo al dimenio, quando col timore servile gli volesse dare battaglie [5], dicendogli: «Tu non potrai portare le pene dell’Ordine, e le persecuzioni de’ tuoi fratelli, né le penitenzie che ti saranno imposte, e le obedienzie gravi». Ma questi, che ha il lume, di tutte si fa beffe, rispondendo, come morto [6] alla propria volontà, e come alluminato dal lume della Santissima Fede: «ogni cosa potrò per Cristo Crocifisso; perocché so veramente, ch’Egli non pone maggiore peso alle sue creature, che possono portare. Onde io le voglio lassar misurare a lui, e vogliole portare con vera pazienzia; perocché in verità [7] conosco la verità, e che, ciò che mi permette e dà, Egli ’l fa per mio bene, acciocché io sia santificato in Lui». [p. 98 modifica]quanto è beata quest’anima, che per lo dolce cognoscimento della verità è venuta a tanto lume e perfezione, che vede e si[8] dà a cognoscere, che ciò che Dio permette, Egli ’l fa per singolare amore. Perocché Colui che è esso Amore, non può fare che non ami la sua Creatura, che ha in sé ragione. Il quale ci amò prima che noi fussimo, perché voleva che partecipassimo del sommo ed Eterno Bene. E però ciò che Egli ci dà, cel dà per questo fine. Ma i miseri che sono privati di questo lume della fede santa, non cognoscono la Verità. E perchè non la cognosce il misero questa verità? perché non ha levata la nuvila dell’amor proprio: onde non cognosce sé, e però non s’odia; e non cognosce la divina bontà, e però non l’ama. E s’egli ama alcuna cosa, l'amor suo é imperfetto; perocché tanto ama quanto si vede trarre diletto o consolazione[9] da Dio, e utilità dal prossimo. E però non è forte né perseverante nel bene ch’egli ha cominciato; perocché a mano a mano che il latte della grande consolazione se gli leva di bocca, egli viene meno, e volle il capo indietro a mirare l’arato. Ma se in verità avesse cognosciuta la Verità, non gli addiverrebbe così.
Ma, essendo imperfetto, se pur gli addivenisse di voltarsi indietro, quello che non ha fatto, cioè d’avere ordinato sé col lume della fede, egli ha materia[10] di farlo dopo ’l cadimento. E debbelo fare; [p. 99 modifica]perocché più è spiacevole a Dio, e danno a lui la lunga perseveranzia nel peccato, che ’l proprio [11] peccato. Perocché umana cosa è il peccare; ma la perseveranzia nel peccato è cosa di dimonio. Onde non si debbe pittare tra’ morti, mentre che egli ha il tempo; né sostenere lo stimolo [12] della coscienzia che ’l chiama, rodendolo continuamente. Né debbe dire: «Io aspetto. Forse, che non è anco matura questa pera acerba.» Oh quanto è matto e stolto colui che aspetta ’l tempo che egli non ha, e non risponde in quello ch’egli ha; e fa né più né meno come s’egli fusse sicuro d’avere ’l tempo! Oh quanta pena e ghiado é, quando e’ sono veduti così matti a’ servi di Dio[13]! quanto male fa costui! Egli offende Dio, che è somma ed eterna Verità; e offende l’anima sua facendosi male di colpa; [14] e contrista i servi di Dio, i quali stanno come affamati dell’onore del loro Creatore e della salute dell’anime.
O figliuolo carissimo, tornivi un poco la memoria in capo; e aprite l'occhio dell’intelletto a cognoscere le colpe vostre, con speranza di misericordia. Vediate, vediate questa verità; e tornate al vostro Ovile; perocché in altro modo non la potreste cognoscere: che verità, con colpa, cognoscere non potreste. Onde perché di fuore dall’Ovile non state senza colpa di peccato mortale, e con la gravezza della scomunicazione; non potreste cognoscere questa verità; ma ritornando voi all’Ovile la [p. 100 modifica]cognoscerete, perocché sarete privato della colpa.
Distendete dunque la volontà, vostra ad amare e desiderare ’l vostro Creatore, e l’arca[15] vostra della santa religione. E non considerato voi, che tra gli altri che si debbono più dolere^ a cui è intervenuto questo caso, sì sete voi? Perocchò nell’aspetto mostravate d’aver grande sentimento e cognoscimento di Dio, e pareva che sommamente vi dilettasse di gustare ’l latte dell’orazione, e offerire dolci e amorosi desiderii; ma in effetto e in verità, [16] non pare che foste. fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù, cioè, d’amore lui senza rispetto della propria vostra consolazione, né netto di piacere e parere umano. Perocché se in verità fusse stato fatto il fondamento in Cristo crocifisso e nel cognoscimento di voi, come detto é; non sareste mai caduto,[17] né venuto in tanta inconvenienza. Solamente cadiamo quando il fondamento non è bene cavato nella valle dell’umiltà, e fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù, volendo seguitare le vestigie sue, non eleggendo né tempo né luogo a suo modo, ma solo come piace alla Verità eterna.
O Figliuolo carissimo, quello che non é fatto, io voglio che si faccia senza alcuna confusione di mente, e senza disperazione; ma con vera speranza, e con lume della santissima fede. Col quale lume in verità cognoscerete la sua misericordia, e con questa misericordia mitigherete la grande confusione, la quale vi pare ricevere, vedendovi caduto dall’altezza del Cielo nella profonda e somma miseria. Levatevi dunque con uno odio santo, repu[p. 101 modifica]tandovi degno della vergogna e del vituperio,[18] e indegno del frutto e della grazia: nascondetevi sotto l’ale della misericordia di Dio, perocché, Egli è più atto a perdonare, che voi a peccare. Annegatevi nel sangue di Cristo, dove ingrasserà l’anima vostra per speranza. E non aspetterete poi il tempo, perocché il tempo non aspetta voi. Ma fate forza e violenzia a voi medesimo, e dite: «Anima mia, ricognosci il tuo Creatore, e la grande misericordia sua; il quale t’ha conservato e prestato il tempo, aspettandoti per misericordia che tu ritorni al tuo Ovile.» Oh dolcissimo amore, quanto t’è propria questa misericordia! Perocché, se voi ragguardate bene chi l’ha tenuto che nel primo nostro cadere egli non comandò alla terra che e’ inghiottisse, e agli animali che ci divorasseno? Anco, ci ha prestato il tempo, e ha aspettato con pazienzia. Chi n’é cagione d’avere ricevuto tanto di grazia? le nostre virtù, che non ci sono? No: ma solo la sua infinita misericordia. Poi, dunque, che nel tempo che noi giaciamo nella tenebra del peccato mortale, egli ci fa tanta misericordia; molto maggiormente dobbiamo sperare con fede viva, che ce la farà, ricognoscendo le colpe nostre, e tornando nell’arca al giogo dell’obedienzia. E ine uccidere e conculcare [19] la nostra propria volontà; e non dormire più.
Oimè, oimè, io credo che li miei peccati siano cagione delle colpe. Non vogliate, pregovi, più stare, né fare danno a voi e vituperio a Dio, né più contristare i fratelli vostri; ma ripigliate il giogo [p. 102 modifica]dell’obedienzia, e la chiave del sangue di Cristo, la quale chiave gittaste nel profondo pozzo;[20] e non la potete avere né usare senza colpa, perchè vi partiste dal Giardino della santa religione, nella quale fuste piantato per essere fiore odorifero, forte,[21] e con vera perseveranzia inflno alla morte. Or le ripigliate con la contrizione del cuore, e con dispiacimento della colpa commessa, e con odio della sensualità, e con viva fede, speculandovi nella somma ed eterna Verità, e pigliando ferma speranza che Dio e l’ordine vi riceverà a misericordia, e perdoneravvi la colpa commessa; e faravvisi a rincontra il Padre eterno con la plenitudine e abondanzia della grazia sua. Or questa sia quella vera Gerusalem la quale voi seguitiate e vogliate andare, [22] cioè nella religione santa; e troverete Gerusalem visione di pace,[23]perocché ine si pacificherà la coscienzia vostra. Ed entrate nel sepolcro del cognoscimento di voi, e con Maddalena dimanderete: «Chi mi rivolgerebbe la pietra del monumento? perocché la gravezza della pietra (cioè, la colpa del peccato) è sì grave, che io non la posso muovere.» E subito allora confesserà e vederà la nostra imperfezione e gravezza. Vedrete due angeli, che rivolgeranno questa pietra; cioè, l’auditorio divino, il quale vi manderà r angelo del santo amore e timore di Dio (il quale amore non è solo, ma accompagna l’anima della carità del prossimo); e l’angelo dell’odio, che Dio manda per rivoltare questa pietra, ha seco [p. 103 modifica]la vera umilità e pazienzia. Onde con vera speranza, e viva fede, non si parte dal sepolcro del cognoscimento di sé; ma con perseveranzia sta, in lino a tanto che trova Cristo resuscitato nell’anima sua per grazia. E poiché l’ha trovato, egli il va ad annunciare a’ fratelli suoi; e i suoi fratelli sono le vere, reali e dolci virtù, con le quali vuole fare e fa mansione insieme con loro. Allora apparendo Cristo nell’anima per sentimento, si lassa toccare con umile e continua orazione. Or questa è la via; altra via non ci é.
Son certa, se averete il lume della santissima fede, e che in verità cognosciate la verità per lo modo che detto è, voi terrete queste vie senza negligenzia, e senza mettere intervallo di tempo, ma con sollecitudine piglierete il punto del tempo che voi avete. Per altro modo stareste sempre in tenebre, perocché sete dilungato dalla luce; e stareste in tristizia, perché il gaudio della grazia non sarebbe in voi; ma sareste membro tagliato dal corpo mistico della santa Chiesa. E però vi dissi, poiché altra via non ci era, che io desideravo di vedervi alluminato dalla verità col lume della santissima fede, la quale è la pupilla dell’occhio dell’intelletto, con che si cognosce la verità. Onde io vi prego per amore di Cristo crocifisso, e per salute vostra, che adempiate il desiderio mio.
Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Se io vi fusse appresso, saprei qual dimonio ha involata la mia pecorella, e quale è quello legame che la tiene legata, che ella non torna alla greggia con l’altre. Ma ingegnerommi di vederlo con la continua orazione, e con questo coltello tagliare il legame che la tiene; e allora sarà beata l’anima mia. Gesù dolce, Gesù amore.
Usa las flechas ← → del teclado para pasar de capítulo.