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Capítulo 169 de 202

CLXV

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CLXV. — A Monna Bartolomea, Donna di Salvatico da Lucca

A donna maritata, ma che o dopo moglie o prima arerà fallato; e in modo notorio, accenna di ciò Caterina in lettera ria mostrare a altre donne di Lucca. La carità gode e si gloria ne’ dolori portati degnamente. Col tesoro della libertà comprasi la margarita della pazienza. Segnatamente chi errò. all’umiltà chiede forza. Scudo contro ogni battaglia, con tre canti; dispiacimento del male, amore di Dio, pazienza libera. Soavi accenni a Maria Maddalena. Lettera ilare e pia.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi,’ dilettissima e carissima suoro in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sempre pascere e nutricare al petto della dolce madre Carità: considerando me, che senza questo latte che ci dà questa gloriosa madre, neuno può avere vita. Ella è tanto dolce e tanto soave all’anima che la gusta, che ogni cosa amara in lei diventa dolce, e ogni grande peso leggero. Non me ne maraviglio se così è; perocché stando in questa carità e amore, si sta in Dio. Così dice santo Giovanni; che Dio è carità; e chi sta in carità, sta in Dio, e Dio in lui. Dunque, avendo Dio, non può [p. 53 modifica]avere alcuna amaritudine; però che egli è sommo diletto, somma dolcezza e letizia.

E questa è la ragione perchè[1] sempre e’ servi di Dio godono: onde, se essi sono infermi, godono; in fame o in sete, o poveri, o afflitti, o tribolati perseguitati[2] dalle creature; che se tutte le lingue loro tagliassero[3] sopra il servo di Dio, non se ne cura, ma d’ogni cosa gode e esulta: perocché egli ha Dio che è ogni suo riposo; e ha gustato il latte della divina carità. E siccome il fanciullo trae a sé il latte per mezzo del petto della madre, così l’anima innamorata di Dio trae[4] a sé per mezzo di Cristo crocifisso: seguitando sempre le vestigie sue, volendolo seguitare per la via degli obbrobrii, delle pene e delle ingiurie; e in altro non si vuole dilettare se non in Cristo crocifisso, e fugge di gloriarsi in altro che nella croce. Questi cotali dicono con santo Paolo: «Io mi glorio nelle tribulazioni per amore del mio signore^Gesù Cristo, per cui il mondo m’è crocifisso, e io a lui». Allora l’anima s’abbraccia al legno della santissima croce e volle in su il volto del santo desiderio, e ragguarda al consumato ardentissimo amore, il quale gli ha portato[5] il corpo suo che da ogni parte versa sangue per amore. Adunque non mi maraviglio se l’anima allora è paziente nelle tribolazioni; perocché per amore e con libera volontà ha rifiutate le consolazioni del mondo, e ha fatta grande amistà con le fadighe e [p. 54 modifica]con le persecuzioni: però che ha veduto che questo fu il vestimento del Figliuolo di Dio, il quale egli elesse per lo più prezioso e glorioso vestimento che trovare si potesse. Questa è quella dolce margarita che dice il nostro dolce Salvatore che l’uomo poiché l’ha trovata, vende ciò ch’egli ha per comprarla.

Quale è questa cosa che è nostra, che e’ è data da Dio, che né demonio né creatura ce la può tollero? È la volontà.[6] A cui venderemo questo tesoro di questa volontà? a Cristo crocifisso. Cioè, che volontariamente e con buona pazienzia renunceremo alla nostra perversa volontà; la quale quando é posta in Dio, è uno tesoro. E con questo tesoro compriamo la margarita delle tribolazioni, traendone il frutto[7] con la virtù della pazienzia, il quale mangiamo alla mensa della vita durabile.

Ora a questo cibo, mensa e latte v’invito figliuola mia dolcissima; e pregovi che ne siate sollicita di prenderlo. Levatevi dal sonno della negligenzia, poiché non voglio chesiate trovata a dormire quando sarete richiesta dalla prima Verità.

dolce e soave richiedimento, il quale tolli la gravezza del corpo nostro che é quello mezzo perverso che- sempre ha ribellato al suo Creatore con diletti e piacimenti disordinati, facendosene per disordinato amore uno nostro Dio! Era tanti abbondante la cecità nostra, che non ragguardavamo, non essere; ma come superbi credevamo passare per la porta [p. 55 modifica]stretta col peso dell’affettuoso[8] perverso amore del mondo; il quale è la morte dell’anima nostra.

Voglio dunque che ci leviamo il carico d’ogni vanità del mondo e amore proprio di sé medesima. Sai tu, perchè dice che la porta è stretta, onde dobbiamo passare? Perchè dobbiamo ristringere[9] l'amore e’ desiderii nostri in ogni diletto e consolazione del mondo e trasformare sé medesimo[10] nella dolce madre della Carità, come detto è. Dico che debbe chinare il capo, perché la porta è bassa; perocché portandolo alto, cel romperemmo. Vuolsi chinare per santa e vera umiltà, ragguardando che Dio è umiliato a noi. Debbiti tenere e voglio che ti tenga la più vile di tutte l’altre. E guarda che tu non volla il capo in dietro per neuna cosa che sia, né per illusione di demonio, né per parole che io udissi dallo sposo tuo o da neuna altra creatura.

Persevera virilmente nel santo proponimento comincialo. Che sai che dice Cristo: «Non vi vollete in dietro a mirare l’arato». Perocché la perseveranzia è quella cosa che è coronata. Volliti con affettuoso amore, con quella dolce innamorata di Maddalena, abbracciando quella venerabile e dolce croce: ed ine troverai le dolci e reali virtù; perocché ine troviamo e Dio e uomo. Pensati che ’l fuoco della carità ha premuto[11] quello venerabile [p. 56 modifica]e dolce corpo in tanto che d’ogni parte versa sangue con tanto amore e pazienzia santa, che il grido di questo Agnello non è udito per mormorazione[12] E umile e despetto[13] e saziato d’obbrobri. Fèndati [14] il cuore e l’anima tua per caldo d’amore... a questo petto della carità col mezzo della carne di Cristo crocifisso. In altro modo non potresti gustare né avere virtù; perchè egli è la via ed è verità; e chi tiene per essa, non può essere ingannato.

Fatti ragione che tutto el mondo ti fusse contra; e tu con uno cuore virile e non voliere il capo in dietro; ma parati innanzi con lo scudo[15] in mano a ricevere e’ colpi. Sai che lo scudo ha tre canti: così li conviene avere in te tre virtù. Odio e dispiacimento dell’offesa che hai fatta al tuo Creatore, singolarmente nel tempo passato, quando tu eri uno demonio; perocché seguitavi le vestigio sue. Dico che poi ti conviene avere l’amore ragguardando nella bontà di Dio che tanto t’ha amata non per debito ma per sola grazia, mosso solamente dall’amore ineffabile suo: e non ti trasse l’anima del corpo nel tempo che tu eri ribella a lui; ma hatti il dolce Gesù tratta dalle mani del demonio e portata[16] a Grazia. E dicoti che, subito che averai questo perfetto amore e odio, ti nascerà la terza, cioè una pazienzia: che non tanto che tu ti doglia di parole o d’ingiurie che ti f ussero dette o fatte, o [p. 57 modifica]per veruna pena che sostenessi tu non ti muoverai per impazienzia, ma con letizia sosterrai, avendole in riverenzia, reputandoti indegna di tanta grazia. Non sarà veruno colpo né di demonio né di creatura, che, avendo questo scudo dell’odio e dell’amore e della vera pazienzia, che ti possa [17] nuocere; perocché elle sono quelle tre colonne forti che conservano[18] e tolgono la debilezza dell’anima.

Questo prese quella dolce Maddalena per siffatto modo che ella non vedeva sé, ma con uno cuore reale si vestì di Cristo crocifisso; non si volle più né a stati né a grandezze né alle vanità sue: perduto ha ogni piacere e diletto del mondo. In lei non si trova altra sollecitudine né pensiero[19] se non in che modo ella possa seguitare Cristo. E subito ch’ella ha posto l’affetto in lui, e cognosciuta sé medesima; ella l’abbraccia e prende la via della viltà, dispregia sé per Dio, perchè vede che per altra via noi può seguitare né piacergli. Ella si fa ragione d’essere la più vile creatura che si truovi. Costei, come ebra, non si vede[20] più sola che accompagnata: che se ella si fosse veduta, non sarebbe stata tra quella gente di[21] soldati di Pilato; ma né[22] andata e rimasa sola al monumento. L’amore non le faceva pensare: «Che parrà egli’: sarà egli detto male di me, porche io son bella e di grande affa[p. 58 modifica]re?»[23] Non pensa qui[24]; ma pure in che modo possa trovare e seguitare il maestro suo. Or questa è quella compagna la quale io ti do, e che io voglio che tu seguiti; perchè ella seppe sì bene la via, ch’ella è fatta a noi maestra. Corri, figliuola e figliuole mie: non mi state più a dormire, che ’1 tempo corre e non aspetta punto.

Non voglio dire più. Confortate madonna Colomba; che io mando[25] a lei come a voi e anco a monna Giovanna d’Azzolino. Benedimmi monna Mellina e Caterina e monna Lagina, e tutte l’altre figliuole in Cristo Gesù. Non si maraviglino e non piglino pena, perchè io non abbia scritto a loro. Hone fatto uno corpo[26] di tutte quante. Ho fatto questo perchè piante novelle hanno bisogno di maggiore aiuto. Confortatevi in Cristo Gesù da parte di tutte[27]. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CLXV · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library