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The ConsciousLibrary

Capítulo 166 de 202

CLXII

CLXII. — A Monna Franceschina, e a Monna Caterina, e a due altre Compagne spirituali in Lucca.

Siano figliuole e spose, conformato a Cristo in amore. Dell’amore sia pegno il ben patito dolore. Riaabbiano il tempo perduto o non così valentemente speso come potevasi.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissime e carissime figliuole e suoro mie in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ [p. 41 modifica]servi di Dio, scrivo e contortovi tutte nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vere figliuole e spose consecrate allo Sposo eterno, il quale con tanto fuoco di carità ha,dato la vita per noi. Così dunque fate: e virilmente e con ardentissimo desiderio seguitate il gonfalone della santissima croce; cioè seguitate le vestigia sue per via di pene, e di cruciati e amorosi desiderio Però che il figliuolo si debbo sempre dilettare di seguitare il padre, e la sposa lo sposo suo: onde se egli ha pena, egli si conforma[1] con lui in pena: e se egli ha diletto, egli si conforma’ in diletto. Siccome disse lo apostolo innamorato di Paolo, di se medesimo: «Io godo con coloro che godono, e piango con coloro che piangono.» Questo fa l’anima che sta in perfetta carità: e facendo così, s’adempie in lei la parola d’esso apostolo Paolo: cioè chi participa la tribulazione (cioè la croce di Cristo) sì participerà le consolazioni, cioè sarà in gloria con Cristo. Eagionevolmente Dio darà loro la eredità sua, perchè per amore hanno lassata la eredità e la sollecitudine del mondo, lassato il diletto e le consolazioni mondane; e seguitando la croce di Cristo crocifisso, hanno abbracciate pene e obbrobrii e vituperii per l’amore suo.

Or questo dunque è quello fuoco, carissime mie figliuole, a cui l’anima debbe andare per infiammati[2] e amorosi desiderii; ed in altro non si debbe dilettare: pei’occhè ogni altra via è oscura e tenebrosa a noi, e conduce l’anima in morte eternale. Non siate dunque negligenti, ma sollecite, in [p. 42 modifica]questa dolce e dritta via, Cristo Gesù. Cosi diss’egli «Io son via, verità e vita. Chi va per me, va, per la luce e non per la tenebra; e perviene alla vera vita; la quale non gli sarà tolta in eterno.» Non caggia ignoranzia né amore proprio in voi, perocché egli é quella cagione che non lassa correre l’anima; ma rimane legata tra via, e sempre si volle indietro a mirare l’arato. Ma la vera sposa e figliuola ch’é sollicita, non si volle mai indietro, ma sempre corre innanzi, coli’ olio della vera umiltà e col fuoco dell’ardentissima carità. Questo è sempre il suo studio;[3] e con questo si rappresenta e sempre serve il suo dolcissimo Salvatore.

Pregovi dunque per l’amore di Cristo crocifisso che, poi che ’l nostro dolce e buono Gesù è tanto cortese[4] e largo, noi non e’ indugiamo più, ma rechianci per le mani[5] la brevità del tempo nostro, e ricoveriamo con dolore e amaritudine santa il tempo perduto e speso[6] con poca sollecitudine; e in questo modo acquisteremo il tempo passato.

Non dico più. Prego la prima Verità che vi cresca di virtù in virtù, infino che giugniate a quello termine dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia senza tristizia; dov’è ogni bene senza alcuno male. La pace di Dio sia sempre nell’anime vostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Gesù.

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CLXII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library