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Capítulo 163 de 202

CLIX

CLIX. — A Frate Ranieri, in Cristo, di Santa Catarina de’ Frati Predicatori in Pisa.[1]

Sia cavaliere a battaglia, all’esempio di Cristo, che morendo distrasse la morte. Vinca i pensieri non degni non solo con la meditazione, ma anco coll’imaginazione d’oggetti alti e gentili. Corazza d’umiltà, sopravveste di carità: l’una difende l’altra. Coltello d’odio del male, ma con l’altro taglio d’amore del bene. Sante vendette sopra di sé.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, reverendo padre in Cristo Gesù, per reverenzia di quello dolcissimo sacramento, io Catarina serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero cavaliere e combattitore contra ogni vizio e tentazione, per Cristo crocifisso, con una santa e vera perseveranzia. Perocché la perseveranzia è quella che è coronata. Sapete che con la perseveranzia e con la battaglia si riceve vittoria. Noi siamo in questa vita posti come in uno campo di battaglia, e dobbiamo combattere virilmente, e non schifare i colpi, né voliere il capo addietro; ma ragguardare il nostro capitano Cristo crocifisso, che sempre perseverò, e non lassò per detto de’ Giudei, quando dicevano: «discendi della croce;» né per dimonio, né per nostra ingratitudine. Ma persevera, e non lassa però di compiere l’obedienzia del Padre, e la salate nostra, infino all’ultimo, che torna al Padre eterno con la vittoria, ch’egli ha avuta, d’aver tratta l’umana generazione dalla tenebra, e rendutagli la luce della Grazia, vincendo il dimonio e il mondo con tutte le delizie sue. E n’è rimase morto. Questo Agnello ha dato la morte a [p. 31 modifica]sè per rendere la vita a noi: colla morte sua distrusse la morte nostra.[2] Il sangue e la perseveranzia di questo capitano ci debbe fare inanimare a ogni battaglia, portando pene, strazio, rimprovèrio, e villania per lo suo amore: avere povertà volontaria, umiliazione di cuore,[3] obedienzia compiuta e perfetta. A questo modo, quando sarà distrutta la nuvila[4] del corpo suo, tornerà colla vittoria alla città di vita eterna: ara sconfitto il dimonio, il mondo e la carne, che sono tre perversi nemici. E singolarmente la carne, che sempre ci stimola[5], e impugna contro lo spirito, conviencela domare e macerare col digiuno, vigilie e orazioni; e le cogitazioni che vengono, cacciarle colle continue e sante imaginazioni, imaginando e cogitando[6] quanto è il fuoco dell’ardentissima carità; quanto è il fuoco dell’ardentissima carità: quanto egli ha fatto per noi per grazia e non per debito. Che il Padre ci ha dato il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ha dato la vita; che per amore ha svenato ed aperto il corpo suo, che da ogni parte versa sangue. Egli ha lavate le macchie delle nostre iniquità, di sangue. Quando l’anima ragguarda tanto amore, consumasi per amore; e non gli pare poter fare tanto, ne potrebbe, se desse il corpo suo ad ogni pena e tormento. Non gli pare [p. 32 modifica]potere, né può, satisfare a tanto amore e a tanti benefizi, quanto riceve dal suo Creatore. Egli è il dolce Dio nostro, che ci amò senza essere amato. Or con questo modo caccerete le cogitazioni del dimonio.

Ma voi mi potreste dire: «poiché tu vuoi ch’io sia cavaliere virile; e io sono nel campo della battaglia, combattuto da molti nemici; arme mi conviene avere. Dimmi che arme io prenda», Rispondevi ch’io non voglio che siate disarmato; ma voglio che abbiate l’arme di Pauluccio,[7] che fu uomo come voi; cioè la corazza della vera e profonda [8] umiltà la sopraveste della ardentissima sua carità. Che, come la corazza è unita colla sopraveste, e la sopraveste colla corazza; così l’umiltà è balia e nutrice della carità e la carità nutrica l’umiltà. Questa é l’arme che io vi do: perocché ella riceve i colpi, che assai[9] può gittare il dimonio, il mondo, e la carne (saette tanto avvelenate) che ce ne coglia neuna[10]; perocché l’anima innamorata di Cristo crocifisso non riceve in sé saetta[11] di peccato mortale, [p. 33 modifica]cioè per consentimento di volontà. Egli è di tanta fortezza, che ne dimonio né creatura il può costringere più che si voglia. Anco vi conviene avere in mano il coltello per difendervi da’ nemici vostri: e abbia due tagli; un taglio di odio dispiacimento di voi medesimi[12], e del tempo passato spesso speso con poca sollicitudine di virtù, e con molta miseria e iniquità, e offese del nostro Salvatore. Dobbiamo odiare questa offesa, e noi medesimi che abbiamo offeso; perocché la persona che ha conceputo uno odio, vuole fare vendetta della vita passata, e sostenere ogni pena per amore di Cristo e scontameuto de’[13] peccati suoi vendicando la superbia coll’ umiltà, la cupidità e avarizia[14] con la larghezza e carità, la libertà delle proprie sue volontà coll’ obedienzia. Queste sono le sante vendette che noi dobbiamo fare quando portiamo questo coltello dell’odio e dell’amore.

Ma io godo ed esulto delle gloriose novelle ch’io ho udite di voi; che mi pare che abbiate fatta la vendetta della libertà[15] essendo andato al giogo dell’obedienzia santa. Non potevate fare meglio, che d’avere renunziato al mondo e a’ diletti e delizie [16] sue, e alla propria volontà. Prego vi per l’amore di Cristo crocifisso, che virilmente con una santa perseveranza siate in questo campo della battaglia, e non volliate mai il capo addietro a schifare niuno colpo[17] di molestia e tentazione; ma fermo armato, [p. 34 modifica]dell’arme detta: coll’arme sostenete e riparate[18] a’ colpi che vengono: col coltello di due tagli di odio e d’amore e vi difenderete da’ vostri nemici. L’arbore della croce voglio che sia piantato nel cuore e nell’anima vostra. Conformatevi con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso; bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; inebriatevi e vestitevi di Cristo crocifisso; come dice Paolo, gloriatevi nella croce di Cristo crocifisso: satollatevi d’obbrobri, di vergogne e di vituperii [19], sostenendo per amore di Cristo crocifisso[20]. Conficcatevi[21] il cuore e l’affetto in croce con Cristo; perocché la croce n’è fatta nave, e porto[22] che vi conduce a porto di salute: i chiovi vi sono fatti chiave per aprire il reame del cielo. Orsù, padre e fratello carissimo, non dormite più nel letto[23] della negligenzia; ma come cavaliere virile e non timoroso, combattete centra ogni avversario: che Dio vi darà la plenitudine della Grazia; sicché, consumata la vita vostra, dopo le fadighe giugnerete al riposo e a vedere la somma eterna bellezza e visione[24] di Dio, dove l’anima si [p. 35 modifica]quieta e riposa, finita ogni pena e male; riceve ogni bene, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Finite la vita vostra in croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CLIX · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library