Capítulo 153 de 202
CXLIX
CXLIX — A Misser Pietro Gambacorti[1] in Pisa.
Sciolgansi i legami del mondo, che fanno l’uomo servo all’ira e altri difetti: stringansi i vincoli del libero altissimo amore. L’uomo potente della sua libertà, da sé si rende schiavo. Dall’amore del bene supremo sgorga una vena di giustizia santa che la il potente essere punitore severo di sé medesimo. Parla al Gambacorti con dispregio della grandezza sua; gli pronunzia morte imprevista, che accadde di lì a diciannov’anni.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Venerabile padre in Cristo dolce Gesù, la vostra indegna figliuola Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrive a voi; raccomandandovisi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi l’affetto e il desiderio vostro spogliato e sciolto[2] dalle perverse delizie e diletti disordinati del mondo, le quali sono cagione e materia che parte e divide[3] l’anima da Dio. Però ch’egli è di bisogno che l’anima che è legata con Cristo crocifisso, somma ed eterna Bontà, sia sciolta e tagliata[4] dal secolo. E colui che ha legato l’affetto nel secolo, è tagliato da Cristo; però che il [p. 362 modifica]mondo non ha veruna conformità con Cristo, come disse la prima Verità: «Niuno può servire a due signori contrari; però che, se serve all’uno, è incontento dell’altro».
O carissimo padre, quanto è perverso questo legame! Certo è che l’uomo ch’è legato nella perversità del peccato, egli è come colui che ha legate le mani e li piedi, e non si può muovere. Così l'anima ha legate le mani, che non può muovere alcuna operazione a Cristo; nè i piedi dell’affetto non si muovono a fare veruna buona operazione che sia fondata in Grazia.[5] Oimè quanto è cosa pericolosa il peccato nell’anima! di quanto bene priva la creatura, e di quanto male la fa degna! Fa’ la degna della morte, e tollele la vita; tollele il lume, dàlle la tenebra; tollele la signoria, e dàlle la servitudine. Perocché colui che abonda nel peccato, è servo e schiavo del peccato, ha perduta la signoria di sé, e lassasi possedere all’ira e agli altri difetti. Or che sarebbe, padre carissimo, se noi signoreggiassimo tutto il mondo, e non signoreggiassimo e’ vizi e i peccati che sono in noi? Egli ci tollono il lume della ragione, che non ci lassa vedere in quanto stato di dannazione egli sta, e in quanta sicurtà sta l'anima che è legata col dolce Gesù. Egli ha perduta la vita della Grazia. Siccome il tralcio che è tagliato dalla vite, che è secco e non fa frutto; così la creatura tagliata dalla vera vite, è secca e putrida, degna del fuoco eternale. Oimè [p. 363 modifica]lente! Questa è la gran cecità: che, non essendo né dimonia né creatura che possa legar l'uomo a un peccato mortale, ed esso medesimo si lega.
Adunque destianci dal sonno della negligenzia e ignoranzia. Tagliate questo perverso legame! Tutto questo avviene, perché e ’l peccato e ’l mondo non hanno conformità con Cristo crocifisso; che ’l mondo cerca onori, agi, diletti e signoria; e Cristo benedetto elesse vituperio, strazi, villanie, e nell’ultimo l’obbrobriosa morte della croce. Volle essere servo e obediente, non trapassatore della legge né della volontà del Padre; ma sempre cercando l’onore suo e la salute nostra. Or seguitiamo le vestigie sue.
Con questo dolce e vero legame vi prego e voglio che siamo legati. E acciocché meglio questo potiate fare, aprite l’occhio del cognoscimento di voi medesimo; e vedrete, voi non essere covelle, ma sempre operatore di miseria e d’iniquità. E così nascerà in voi una vena di giustizia santa, con vera e profonda umiltà. Giustamente darete a Dio quello ch’è suo, e a voi quello ch’é vostro. Poi ragguardate nell’abisso della smisurata sua carità, vedendo come l'Agnello svenato con pazienzia e mansuetudine ha portate le nostre iniquità. Amore inestimabile, con quanta pazienzia hai data la vita, e presti il tempo, e aspetti la creatura, che corregga la vita sua! e in questo modo cognoscendo in voi la bontà di Dio, e come l’adopera, sarete legato e unito nel vincolo della carità, il quale è dolce e soave sopra ogni dolce. Non indugiate, che ’l tempo è breve e ’l punto della morte ne viene, che non ce n’avvediamo.
Pregovi per l’amore di Cristo crocifisso, che, [p. 364 modifica]nello stato vostro, voi teniate l’occhio drizzato verso la santa e divina giustizia. Non per piacimento di creatura, né per odio, ma solo per [6] Giustizia punite il difetto quando si trova. E singolarmente il vostro peccato, quando il trovate punitevelo. E vituperatelo quanto potete: e guardate che non chiudiate gli occhi per non volerlo vedere; che molto ne sareste ripreso da Dio. Siate, siate sollecito quanto potete, con affettuoso amore. Tutte le vostre operazioni siano legate[7] in Cristo Gesù. Questo è quel legame che l’anima mia desidera; considerando me, che senza questo non potete avere la vita della Grazia.
Non dico più qui. Ricevetti una vostra lettera, la quale vidi con affettuoso amore; onde io cognosco che non mia virtù né mia bontà (perocché son piena di peccato e di miseria), ma solo l’amore e la bontà vostra e di cotesto sante donne vi mosse umilmente a scrivere a me, pregandomi che io debba venire costà. Per la qual cosa io volontariamente verrei a adempire el desiderio vostro e loro: ma per ora io mi scuso,[8] che la impossibilità del corpo mio non mi lassa; e anco veggo che per ora io sarei materia di scandolo. Ma spero nella bontà di Dio, che, se vedrà che sia suo onore e salute dell’anime, mi farà venire con pace e con riposo senza altra mormorazione; e io sarò apparecchiata al comandamento della prima [p. 365 modifica]Verità, e obedire al vostro comandamento.
Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Cristo vi remuneri della sua dolcissima grazia. Raccomandatemi con affettuoso amore a coteste donne che preghino Dio per me, che mi faccia umile e soggetta al mio Creatore. Amen. Laudato sia Gesù Cristo crocifisso.
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