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The ConsciousLibrary

Capítulo 150 de 202

CXLVI

CXLVI. — A Frate Bartolomeo Dominici dell’Ordine de’ Predicatori quando era Biblico di Fiorenza.[1]

Dio è amore: ogni bene, effetto d’amore. Ne’ benefizi di Dio riguardisi l’amore suo, non l’utile nostro.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi Dilettissimo e carissimo padre per reverenzia di quello dolcissimo Sacramento, e figliuolo in Cristo Gesù; io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo e conforto vi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi arso e affocato e consumato nella sua ardentissima carità, sapendo che colui che è arso e consumato di [p. 353 modifica]sta carità, non vede se.[2] Questo voglio dunque che facciate voi. Io v’invito a entrare in uno mare pacifico per questa ardentissima carità, e in uno mare profondo. Questo ho io trovato ora di nuovo (non che sia nuovo il mare, ma è nuovo a me nel sentimento dell’anima mia) in quella parola: Dio è amore. E in questa parola, siccome lo specchio rappresenta la faccia dell’uomo, e il sole la luce sua[3] sopra la terra, così si rappresenta nell’anima mia, tutte quante l’operazioni essere solamente amore; perocché non sono fatte d’altro che d’amore. E però dice egli: «Io son Dio amore». Di questo nasce uno lume nel misterio inestimabile del verbo incarnato, che per forza d’amore è stato dato con tanta umiltà, che fa confondere la mia superbia, e insegnaci a non ragguardare all’operazioni [4]sue, ma all’affetto infocato del Verbo donato a noi. E dice che facciamo come colui che ama: che quando l’amico giugne con uno presente, non mira alle mani per lo dono che egli reca, ma apre l’occhio dell’amore, e ragguarda il cuore e l’affetto suo. Ora così vuole che facciamo noi quando la somma eterna e sopra dolce bontà di Dio visita l’anima nostra. Visita dunque co’ smisurati benefizii. Fate subito che la memoria s’opra[5] a ricevere quello che lo intendimento intende nella divina carità; [p. 354 modifica]e la volontà si levi con ardentissirao desiderio, e riceva e ragguardi il cuore consumato del dolce e buono Gesù che n’è donatore: e così vi troverete affocato e vestito di fuoco, e del dono del sangue del Figliuolo di Dio; e sarete privato d’ogni pena e malagevolezza. Questo fu quello che tolse la pena alli discepoli santi, quando gli convenne lassare Maria, e l’uno[6] e l’altro; e per seminare[7] la parola di Dio, volentieri lo portarono. Correte dunque, correte, correte.

De’ fatti di Benincasa[8] non posso rispondere se io non sono a Siena. Ringraziate messer Nicolaio[9] della carità che ha adoperata per loro. Alessa e io e Cocca poverelle vi ci raccomandiamo mille migliaia di volte. Dio sia sempre nell’anima vostra, amen. Gesù, Gesù.

CATERINA, serva de’ servi di Dio.

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CXLVI · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library