Capítulo 139 de 202
CXXXV
.mw-parser-output.prp-pages-output.titolo p{font-size:120%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.prp-pages-output.sottotitolo p{font-size:80%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.numeropagina{position:absolute;z-index:100;left:1em;font-size:80%;text-indent:0;font-style:normal;background-color:var(--background-color-base,white);min-width:10em;user-select:none}[p. 310 modifica]
CXXXV. — A Misser Pietro Marchese del Monte.
Per ben giudicare il popolo, giudichi sé. Memoria accusatrice, volontà rea dolente, intelletto sentenziante, cuore e corpo pazienti. Paghi un debito di coscienzia.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, missere lo senatore, io Caterina,[1] serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo salutandovi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vero rettore della giustizia, prima a voi, e poi in altrui; sì che voi possiate [p. 311 modifica]apparire innanzi al giustissimo giudice con sicura faccia. Perocché colui che non tiene la giustizia sopra di sé, non può con buona faccia farla sopra altrui. Perocché tanto è l’opera giusta, quanto procede dalla giustizia e pura volontà.[2] O dolcissimo fratello in Cristo Gesù, pigliate l’esempio dal prezioso Agnello che fece giustizia de’ peccati altrui sopra di sé. Quanto dunque maggiormente dobbiamo noi far vendetta de’ peccati nostri sopra di noi! Or dunque salite sopra la sedia della ragione, e fate che la memoria accusi i mali fatti e i mali detti e i mali pensieri vostri; e la volontà si doglia dell’ingiuria del suo Creatore e dimandi giustizia: e allora l’intelletto giudichi la pena[3] che dee sostenere il cuore ed il corpo, e diagliela con grande impeto e con grande fervore. E allora sarà placato il giudice giusto; e non solamente perdonerà l’offesa, ma farà, colui che giustamente ha giudicato sé, diventi giusto giudice degli altri. E così diventiamo veri rettori,[4] sottomettendo noi medesimi alla regola della giustizia.
Altro non dico. Prego vi che siate sollecito di [p. 312 modifica]spacciare con misser Matteo [5] quello che voi avete a fare per la vostra salute: e non tardate. Altrimenti, vi si potrebbe far mettere la mano alla stanga;[6] e paghereste innanzi che voi ne la levaste. E se non avete altro modo, dateli a lui o a uno banco, sì che stiano a sua posta;[7] ed egli troverà bene poi il modo. Non ci sono ora le mie compagne che mi solevano scrivere: e però è stato di bisogno che io abbia fatto scrivere[8] a frate Raimondo; il quale vi si raccomanda e saluta in Cristo Gesù con tutto il cuore, e sollecitavi del fatto che avete a fare con misser Matteo.
Se Neri[9] vuol venire qua, pregovi che voi il [p. 313 modifica]lasciate venire. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.
Fatta in Pisa il secondo dì di settembre.
Dopo le predette cose, vi raccomando il portatore di questa lettera, il quale è buono e dritto uomo, e vive secondo Dio; ed è fratello della mia cognata secondo la carne, ma sorella secondo Cristo;[10] che se gli bisognasse il vostro aiuto, che voi glielo diate per amore di Cristo crocifisso, Gesù dolce, Gesù amore.
Usa las flechas ← → del teclado para pasar de capítulo.