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Capítulo 132 de 202

CXXVIII

CXXVIII. — A Gabriele di Divino Piccolomini. [1]

Perseveranza. La vita è battaglia. La carità sia corazza; la sopravvesta s’invermigli nel sangue di Cristo. Chi si veigogna di tale insegna e non delle terrene viltà, è vano e vile. Spada a due tagli sia l’amore del bene e l’odio del male, il conoscimento della piccolezza nostra e della grandezza di Dio. Nella croce, vittoria. Accennasi alla crociata.

Al nome di Gesù Cristo crocifìsso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti costante e perseverante nella Virtù sì e per sì fatto modo, che non volla mai il capo addietro; però che in altro modo non potresti esser piacevole a Dio, ne riceveresti il frutto del sangue dell’umile e immacolato Agnello. Perocché solo la perseveranzia è quella che è coronata. Adunque ci è di necessità la perseveranzia. E se tu mi dicessi, carissimo figliuolo: «In che modo posso avere questa costanzia e perseveranzia, conciosiacosa che io abbia molti contrari e molti nemici[2] attorno, cioè il mondo e le creature[3] con molte persecuzioni, ingiurie, e mormorazioni, e la propria mia sensualità, che spesse volte mi repugna, e ribella contra la ragione?» Rispondoti, che in nessuno modo [p. 282 modifica]si può sconfiggere li nemici se non coll’arme e senza timore; e che volontariamente[4] entri nella battaglia, e dispongasi alla morte, e che ami la gloria che seguita dopo la battaglia, in questo modo noi, che siamo posti nel campo a combattere contro li nostri nemici, cioè contra il mondo, la carne e ’l dimonio, senza l’arme non potremmo combattere, né ricevere li colpi che non ci offendessero. Che arme dunque è quella che ci conviene avere? Di coltello. Convienti anco avere la corazza della vera carità, la quale ripara e’[5] colpi, che ci dà il mondo in diversi modi, e a molte tentazioni del dimonio, e a’ colpi della nostra fragilità, che impugna contra lo spirito, come detto è. E conviensi che la corazza abbia la sopravvesta [6] vermiglia, cioè il sangue di Cristo crocifisso, unito, intriso e impastato[7] col fuoco della divina carità.

E questo sangue conviene che sia scoperto, cioè che tu il confessi dinanzi a ogni creatura, e non lo ascondi, confessandolo per buone e sante operazioni, e con la parola, quand’egli bisognasse: [p. 283 modifica]che tu non facci come molti matti[8] che si vergognano dinanzi al mondo di ricordare Cristo crocifisso, e di confessarsi, loro essere servi di Cristo. Questi cotali non si vogliono mettere la sopravesta. Oh confusione del mondo! che si vergognano di ricordare Cristo e il sangue suo, del quale sono ricomperati con tanto fuoco d’amore. E non si vergognano delle loro iniquitadi; che con tanta miseria[9] si privano del frutto del sangue; e hanno tolta la bellezza dell’anima loro, e perduta la dignità; [10] e sono fatti animali bruti; e fatti servi e schiavi del peccato, e non se ne avveggono. Però che essi hanno perduto il lume della ragione, e vanno, come ciechi e frenetici, attaccandosi alle cose del mondo, che non si possono tenere a nostro modo, perchè corrono come il vento. Perocché o elle vengono meno a noi, o noi a loro, cioè quando noi siamo richiesti dal Sommo Giudice, separandosi l’anima dal corpo. E se essi non si correggono o nella vita o nel punto della morte (benché neuno debba essere tanto ignorante che pigli indugio, però ch’egli non sa in che modo né in che stato si muore, né quando); dico che non correggendosi, sono privati del bene della terra e di quello del cielo, e giungono alla eterna dannazione. Non voglio dunque, figliuolo, poiché stanno in tanto pericolo, che tu sia di questi cotali, ma armato per lo modo detto, [p. 284 modifica]stante, e perseverante sia nella battaglia infino alla morte,[11] e senza alcuno timore. E convienti anco avere il coltello[12] in mano, con che tu ti difenda; e sia di due tagli, cioè d’odio e d’amore; amore della virtù e odio del vizio. E con questo percuoterai il mondo, odiando gli stati, delizie, pompe e vanità sue, e la infinita[13] superbia. E percuoterai e’ persecutori con la vera pazienzia[14] che tu acquisterai dell’[15] amore della virtù. Percuoterai il dimonio; però che la carità è sola quella, che il percuote; e fugge da quell’anima come la mosca dalla pignatta[16] che bolle. E percuoterai la sensualità e fragilità tua coll’ odio, il quale odio traesti dal santo [17] cognoscimento di te, e con lo ancore del tuo creatore, il quale amore acquistasti per lo cognoscimento di Dio in te, e per questo amore entrasi nella battaglia.

E debbiti ponere dinanzi all’occhio dell’intelletto tuo Cristo crocifisso, gloriandoti negli obbrobri e nelle fadighe sue. In lui vedrai la gloria che ti è apparecchiata e a chiunque il servirà; nella [p. 285 modifica]qual gloria troverai e riceverai il frutto d’ogni fadiga portata per gloria e loda del suo nome. Or questo è il modo, carissimo figliuolo, da venire a perfetta virtù, e vincere la fragilità, ed a perseverare infino alla morte. Senza la perseveranzia l’arbore nostro non producerebbe il frutto. E però ti dissi che io desideravo di vederti costante e perseverante, acciò che mai non vollessi il capo addietro.

Altro non ti dico. Hotti fatto menzione dell’arme, acciò che tu sia proveduto quando si leverà il gonfalone della santissima croce; onde io voglio che tu sappi che arme ti conviene avere. E però fa’ sì che tu la procacci ora fra i Cristiani;[18] e comincialati ad usare, ch’ella non sia rugginosa quando anderai sopra gl’infedeli. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXVIII · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library