Capítulo 123 de 202
CXIX
CXIX. — A Monna Alessa vestita dell’abito di santo Domenico, quando era alla Rocca.
Sia libera l’anima e forte. Scruti sé stessa per farsi migliore. Non la ingannino le apparenze del bene. D’una compagnia a cui manca la virtù del silenzio. Delle proprie infermità, e dei conforti. D’una madre ravveduta. Mormorazioni contro Caterina: offre sé vittima non per Siena sola, ma per tutto il mondo.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ Servi, di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti seguitare la dottrina dello immacolato Agnello col cuore libero e spogliato d’ogni creatura, vestito solo del Creatore, col lume della santissima fede. Perocché senza il lume non potresti andare per la via dritta dello svenato e immacolato Agnello. E però desidera l’anima mia di vedere te, e l’altre, schiette e virili;[1] e che non vi volliate mai per veruno vento che vi venisse. Guarda che tu non volli il capo a dietro; ma sempre va innanzi, tenendo a mente la dottrina che t’è stata data. E ogni dì di novo fa che entri nell’orto dell’anima tua col lume della fede, a trarne ogni spina che potesse affocare[2] il seme della dottrina data a te, e a rivollere la terra: cioè che ogni dì spogli il cuore[3] tuo. Questo è di necessità di spogliarlo continuamente; perocché spesse volte ho veduto di [p. 232 modifica] quelli, che è parato che siano stati spogliati, che io gli ho trovati vestiti, per prova d’opere più che per parole. Con la parola parrebbe il contrario, ma l'operazione dimostra l’affetto. Voglio dunque che tu in verità spogli il cuore: seguitando Cristo crocifisso. E fa che il silenzio stia nella bocca tua. Sonmi avveduta; che[4] poco credo che l’altra l’abbia tenuto. Di questo molto m’incresce. S’egli è cosi, come mi pare, vuole il mio Creatore, che io porti, e io son contenta di portare; ma non son contenta dell’offesa di Dio.[5]
Scrivestimi che pareva che Dio ti costringesse nell’orazione a pregarlo per me. Grazia sia alla divina bontà, che tanto amore ineffabile dimostra alla miserabile anima mia. Dicesti ch’io ti scrivessi se io avevo pena, e se io avevo delle mie infermità usate in questo tempo: a che ti rispondo, che Dio ha proveduto mirabilmente dentro e di fuore. Nel corpo ha proveduto molto in questo Avvento, facendo spassar le pene con lo scrivere; [6] e vero è che, per la bontà di Dio, elle sono più aggravate che elle non solevano. E se egli l'ha più aggravate ha proveduto che Lisa[7] è guarita, subito che frate Sati[8] infermò; che è stato in su la estremità della [p. 233 modifica]morte. Ora quasi miracolosamente tanto è migliorato, che si può dire guarito. Ma pare che lo Sposo mio della[9] Verità eterna abbia voluto fare una dolcissima e reale prova dentro e di fuore, di quelle che si veggono, e di quelle che non si veggono, che sono molto più, inuumerabilmente, che quelle che si veggono: ma egli ha tanto dolcemente proveduto, insieme con la prova, che la lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo. Onde io voglio che le pene mi siano cibo, le lagrime beveraggio, il sudore mio unguento. Le pene voglio che mi ingrassino, le pene mi guariscano, le pene mi diano lume, le pene mi diano sapienza, le pene mi rivestano la mia nudità, le pene mi spoglino d’ogni proprio amore, spirituale [10] e temporale. La pena della privazione delle consolazioni d’ogni creatura m’ha richiesta[11] nella privazione delle virtù, in cognoscere la imperfezione mia, e il perfettissimo lume della dolce Verità, proveditore, e accettatore de’ santi desiderii, e non delle creature: quello[12] che non ha ritratto a dietro la sua bontà verso di me per la mia ingratitudine, per lo poco lume e cognoscimento mio; ma solamente ha ragguardato a sé, che è sommamente buono.
Pregoti per l’amore di Gesù Cristo crocifisso, dilettissima figliuola mia, che non allenti [p. 234 modifica]ne; anco, la raddoppia (perocché io ne ho maggiore bisogno che tu non vedi); e che tu ringrazi la bontà di Dio per me. E pregalo che mi dia grazia che io dia la vita per lui, e eh ’ el[13] tolla, se gli piace, il peso del corpo mio; perocché la vita mia è di poca utilità ad altrui; ma piuttosto è penosa, e gravezza ad ogni creatura da lunga e da presso per li peccati miei. Dio per la sua pietà mi tolla tanti difetti; e questo poco del tempo che io ho a vivere, mi faccia vivere spasimata per l’amore della virtù; e con pena offeri dolorosi e penosi desiderii dinanzi a lui per la salute di tutto quanto il mondo, e per la reformazione della santa Chiesa. Godi, godi in croce con meco; sicché la croce sia un letto dove si riposi l'anima; una mensa dove si gusti il cibo, e il frutto della pazienza con pace e con quiete.
Mandastimi dicendo....[14] Della quale cosa fui consolata, sì per la vita sua, sperando che ella si corregga mandandola[15] con meno vanità di cuore che infino a ora non ha fatto; e sì per li fanciulli, che erano condotti al lume del santo Battesimo.[16] Dio gli dia la sua dolcissima grazia; e gli dia la morte,[17] se non debbono essere buoni. Benedì loro, e conforta lei in Cristo dolce Gesù; e digli ch’ella viva col santo e dolce timore di Dio; e che ella ricognosca da Dio la grazia ch’ell’ha ricevuta, che non è stata piccola, ma bene grande. E se ella ne [p. 235 modifica]fusse ingrata, dispiacerebbe molto a Dio; e forse ch’e’ non la lasserebbe impunita.
Raccomandati.... Di costoro novella neuna non ho avuto; la cagione non so. Sia fatta la volontà di Dio. Il nostro Salvatore m’ha posta in su l’Isola,[18] e da ogni parte i venti percuotono. Ognuno goda in Cristo crocifisso, di lunga[19] l’uno dall’altro. Serrati nella casa del cognoscimento di te. Altro non dico. Permani nella stinta e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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