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The ConsciousLibrary

Capítulo 115 de 202

CXI

CXI. — A Monna Biancina, Donna che fu di Giovanni d’Agnolino Salimbeni.[1]

L’amore delle cose minori, se ci svia da Dio, è meschino e infelice.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi[2]spogliato il cuore, e l’affetto vostro del mondo e di voi medesima; perocchè in altro modo non vi potreste vestire di Cristo Gesù crocifisso; perchè il mondo non ha conformità con Dio. L’affetto disordinato del mondo ama la superbia, e Dio l’umiltà. Egli cerca onore, stato e grandezza, e Dio benedetto le spregia, abbracciando le vergogne, scherni e villanie, fame, sete, freddo e caldo infino all’obbrobriosa morte della croce; e con essa morte rendè onore al padre, e noi fummo restituiti a Grazia. Egli cerca di piacere alle creature, non curandosi dispiacere al Creatore; e egli non cercò mai se non di compire l’obedienzia del Padre eterno per la nostra salute. Egli[3] abbracciò e vestissi della povertà volontaria; e ’l mondo cerca le grandi ricchezze. Bene è dunque differente l’uno dall’altro; [p. img modifica].mw-parser-output p.freedImg,.mw-parser-output div.freedImg2>p.freedImg2,.mw-parser-output #mySpan1,.mw-parser-output #mySpan2,.mw-parser-output.mySpan1,.mw-parser-output.mySpan2{text-indent:0}.mw-parser-output #mySpan2 a,.mw-parser-output.myspan2 a{width:inherit}.mw-parser-output.freedImg,.mw-parser-output.newFreedImg{width:inherit;height:auto}.mw-parser-output.newFreedImg img{object-fit:contain;width:100%;height:100%}.mw-parser-output.imgCaption{font-size:94%;line-height:1.0;margin:.375em 0 0 0;padding:.25em 1px.75px}.mw-parser-output.imgCaption p{text-indent:0!important;margin:0} [p. 195 modifica]e però di necessità è, che se ’l cuore è spogliato di Dio, sia pieno del mondo. Così disse il nostro Salvatore: «Neuno può servire a due Signori. Che se serve all’uno, è io contento[4] all’altro». Dobbiamo dunque con grande sollecitudine levare il[5] cuore e l’affetto da questo tiranno del mondo, e ponerlo tutto libero e schietto senza veruno mezzo in Dio; non doppio: nè amare fittamente. Però che egli è ’l dolce Dio nostro, che tiene l’occhio suo sopra di noi, e vede l’occulto segreto del cuore.

È troppo grande semplicità e mattezza la nostra, che noi vediamo che Dio ci vede e è giusto Giudice, che ogni colpa punisce e ogni bene remunera; e stiamo come accecati senza veruno timore, aspettando quello tempo che noi aviamo, ne siamo sicuri d’avere. Sempre ci andiamo attaccando. Se Dio ci taglia un ramo, e noi ne pigliamo un altro.[6] Più ci curiamo di perdere queste cose transitorie, che passano come il vento, e delle creature,[7] che noi non ci curiamo di perdere Dio. Tutto questo addiviene per lo disordinato amore che noi ci aviamo posto, tenendole e possedendole fuore della volontà di Dio. In questa vita ne[8] gustiamo l’arra dell’inferno; perchè Dio ha permesso che chi disordinatamente ama, sia incomportabile a se medesimo. Sempre ha guerra nell’anima e nel corpo. Pena porta di quello che tiene, per timore che ha di non perderlo; e per conservarlo, che non gli [p. 196 modifica]venga meno, s’affadiga il dì e la notte. E. pena porta di quello che non ha; però che appetisce d’avere, e non avendolo, ha pena. E così mai l’anima si quieta in queste cose del mondo, perchè sono tutte meno di sè. Elle sono fatte per noi, e non noi per loro; anco, siamo fatti per Dio, acciò che gustiamo il suo sommo e eterno bene.

Solo dunque Dio la può saziare; in lui si pacifica, e in lui si riposa;[9] perocchè neuna cosa può volere nè desiderare, che ella non trovi in Dio. Trovandolo non le manca che ella non trovi in lui sapienzia a sapersele[10] dare e la volontà a volerle dare le cose utili per la sua salute. E noi il proviamo: che non tanto che egli ci dia addomandando, ma egli ci diè prima che noi fussimo; che, non pregandonelo noi,[11] ci creò alla immagine e similitudine sua, e ricreocci a grazia nel sangue del suo Figliuolo. Sicchè l’anima si pacifica in lui, e non in altro; perocchè egli è colui che è somma ricchezza, somma potenzia, somma bontà e somma bellezza. Egli è un Bene inestimabile: che neuno è che possa stimare la bontà, grandezza e diletto suo; ma solo esso medesimo si comprende[12] e si stima. Sicchè egli sa, può e vuole saziare, e compire e’ santi desiderii di chi si vuole spogliare del mondo, e vestire di lui. Adunque non voglio che dormiamo più, carissima madre, ma destianci dal sonno; che il tempo nostro s’approssima verso la morte continuamente. Le cose temporali e transitorie, e le [p. 197 modifica]creature, voglio che teniate per uso, amandole e tenendole come cose prestate a noi, e non come cose vostre. Questo farete traendone[13] l’affetto; altrimenti, no. Trarre se ne conviene, se vogliamo partecipare il frutto del sangue di Cristo crocifisso. Considerando me, che altra via non ci è, dissi che io desideravo di vedere il cuore e l’affetto vostro spogliato del mondo; e a questo mi pare che Dio v’inviti continovamente. Non dico altro. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXI · Cartas (Epistolario) — Catalina de Siena · The Conscious Library