Capítulo 100 de 202
XCVI
XCVI. — A Pietro Canigiani in Firenze.[1]
Carità, vestimento nuziale. Che la vita dell’umanità, dal principio alla fine do’ secoli, è invito a nozze d’amore. Nell’amor proprio, l’uomo, cercando il suo diletto, ha pena de beni che non ha, e che perde. Il buono è signore; il cattivo e schiavo, porta la croce del diavolo. Amarezza fortificata, dimore è bisogno: chi disama il meno, ascende ad amare il più. Lettera abbondante d’affetto.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre e figliuolo[2] in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato in vero e perfettissimo amore, acciò che siate vestito del vestimento nuziale della perfetta carità. Senza il quale vestimento non possiamo entrare a nozze della vita durabile, alle quali siamo invitati; ma saremo scacciati, e sbanditi di vita eterna con grandissima vergogna. Oh quanta confusione sarà a quell’anima, che nell’ ultima estremità della morte, quand’ella è per entrare alle nozze della patria sua, ella per sua colpa [p. 128 modifica]se ne trovi privata e sbandita, trovandosi terminata la vita sua senza questo dolce e grazioso vestimento. Confusione truova nel cospetto di Dio, nell’aspetto degli angeli e degli nomini, e nella coscienzia sua, la quale è uno vermine che sempre rode; e nella visione delle dimonia, delle quali ella si fece serva, servendo loro, al mondo e alla propria sensualità. E ’l merito[3] che ella ne riceve, si è confusione e rimproverio, con molto supplicio e tormento. Riceve da loro quello che hanno in sè. Questo gli avviene perch’ella va al convito senza vestimento nuziale.
Chi ne l’ha privato?[4] L’amore proprio di sè medesimo. Perocchè colui ch’ama sè di proprio amore sensitivo, non può amare Dio nè sè d’amore ragionevole; perchè l’uno amore è contrario all’altro, in tanto che neuna conformità hanno insieme. O carissimo padre, ragguardate quanto essi sono differenti; e quanto è pericoloso e penoso l’amore sensitivo, e quanto è dolce il divino amore! La differenzia è questa: che colui ch’ha posto l’affetto suo nel mondo, ama e cerca tutte quelle cose nelle quali si possa dilettare sensitivamente. Egli cerca onori, stati e ricchezze del mondo: dove il servo di Dio gli fugge come veleno, perchè n’ha levato l’affetto e l’amore, e trattone il cuor suo, e postolo solamente nel suo Creatore, reputandosi a gloria d’esser privato de’ suoi stati e ricchezze, diletti e piaceri, e ricevere grandi persecuzioni e rimproverio dal mondo e da’ suoi seguaci. Ogni cosa porta con vera e santa pazienzia, perchè tutto ha conculcato [p. 129 modifica]co’ piei dell’affetto suo. Fatto è signore del mondo, perchè pienamente l’ha lassato, non a mezzo, ma in tutto; e se non attualmente, almeno col santo e vero desiderio; apprezzando il mondo per quello che vale, e non per più, e spregiando la propria fragilità, tenendola per serva sottoposta alla donna della ragione. Dove l’amatore di sè medesimo si fa Dio de ’l mondo, e suoi piaceri, e di sè: cioè, che quel tempo che egli debbe spendere in servire il suo Creatore, egli lo spende in opere vane e transitorie, e nel corpo suo fragile che oggi è, domane non è, però ch’egli è cibo de’ vermini e cibo di morte,[5] ed è un sacco pieno di sterco. Egli ama la superbia, e Dio l’umiltà; egli è impaziente, e Dio vuole la pazienzia: egli ha il cuore stretto, che non vi cape Dio nè ’l prossimo per amore; Dio è largo e liberale. E però e’ servi di Dio seguiiatori della divina Carità, che in verità vanno per la dottrina di Cristo crocifisso, si dispongono a dare la vita per l’onore di Dio e in salute del prossimo: e ’l misero uomo servo del mondo il[6] rode co’ denti dell’invidia e dell’odio, e con ira e dispiacere divora le carni sue[7] con appetito di vendetta. Questi si diletta nel loto dell’immondizia; e il servo di Dio nell’odore della purità e continenzia. Eziandio stando allo stato legittimo del matrimonio, egli s’ingegna, per amore della virtù, di sentire e gustare[8] l’odore della continenzia. In tutte quante le cose [p. 130 modifica]troviamo ch’egli è contrario l’uno all’altro; e però non possono stare insieme, ma l’uno caccia l’altro.
Onde vediamo che quando l’uomo si volta a cognoscere la miseria sua, e la poca fermezza e stabilità del mondo e la sua incostanzia, subito l’odia, e con l’odio caccia l’amore. E perchè senza l’amore non può l’anima vivere,[9] subito ama quello che col lume dell’intelletto ha veduto e cognosciuto nell’affetto della divina carità, trovando in sè la gran bontà di Dio, la fermezza e stabilità che riceve da lui, vedendosi ricreato a Grazia nel sangue dell’umile e immacolato Agnello, che per amore ha lavata la faccia dell’anima sua col proprio sangue. Onde, vedendosi tanto amare, non può fare che non arai. E però ci è molto necessario il lume per cognoscere l’amore che Dio ci ha, e le grazie e doni[10] che riceviamo continuamente da lui. Questo amore fa l’uomo grato e cognoscente a Dio e al prossimo suo; siccome l’amore proprio il fa ingrato e scognoscente, perchè attribuisce al suo proprio sapere quello ch’egli ha. E chi mostra che egli è così? La ingratitudine sua: la quale ingratitudine si mostra per le colpe che tutto dì egli commette; come la gratitudine dimostra che l’anima retribuisce solo a Dio ciò ch’ella ha, eccetto il peccato, che non è: e la virtù dimostra la gratitudine.[11] Bene è dunque vero che in ogni cosa sono differenti.
Dico che ’l servo del mondo, amatore di sè, [p. img modifica].mw-parser-output p.freedImg,.mw-parser-output div.freedImg2>p.freedImg2,.mw-parser-output #mySpan1,.mw-parser-output #mySpan2,.mw-parser-output.mySpan1,.mw-parser-output.mySpan2{text-indent:0}.mw-parser-output #mySpan2 a,.mw-parser-output.myspan2 a{width:inherit}.mw-parser-output.freedImg,.mw-parser-output.newFreedImg{width:inherit;height:auto}.mw-parser-output.newFreedImg img{object-fit:contain;width:100%;height:100%}.mw-parser-output.imgCaption{font-size:94%;line-height:1.0;margin:.375em 0 0 0;padding:.25em 1px.75px}.mw-parser-output.imgCaption p{text-indent:0!important;margin:0}Siena - Palazzo Pubblico - Ambrogio Lorenzetti [p. 131 modifica]porta grandissime e intollerabili fadighe; perocchè, come dice santo Angustino, il Signore ha permesso che l’uomo il quale disordinatamente ama, sia incomportabile a se medesimo. Questi porta la croce del dimonio: perocchè, s’egli acquista diletti, egli gli acquista con pena; e avendoli, li tiene con fadiga, per timore di non perdergli; e se egli li perde, ne è cruciato con grandissima impazienzia; e se non gli può avere, ha pena, perchè gli vorrebbe. Tanto è cieco, che perde la libertà sua, facendosi servo e schiavo del peccato, e del mondo con le sue delizie, e della propria fragilità. Queste sono pene generali agli amatori del mondo: ma quante sono le particolari, tutto dì il vediamo, le fadighe che portano gli uomini in servigio del dimonio. Oimè! Per acquistare l’inferno, essi non curano la morte corporale, nè rifiutano veruna fadiga: E io (misera me!) per avere Dio, e per acquistare[12] Dio, non sostenni mai una piccola cosa. L’ombra mia mi ha fatto paura. Veramente io confesso che i figliuoli delle tenebre fanno vergogna e confusione alli figliuoli della luce,[13] perchè vanno con più sollecitudine ed esercizio, e con maggiore fadiga all’inferno, che i figliuoli della luce a vita eterna. Sicchè la fadiga è grande, e l’amaritudine è molta che dà questo perverso e miserabile amore.
Ma il vero e perfettissimo amore è di tanto diletto, dolcezza e soavità, che neuna amaritudine gli può tollero la dolcezza sua; nè l’amaritudine il può conturbare; ma molto più fortifica la mente, perchè accosta più l’anima al sue creatore; e in [p. 132 modifica]lui gusta la dolcezza della sua carità, tenendo con fede viva, che ciò che Dio gli dà e permette, il fa per suo bene e per sua santificazione. Chi gliel’ha mostrato? Il sangue di Cristo, nel quale vide col lume della fede; che se egli avesse voluto altro che ’l nostro bene, non ci averebbe Dio dato siffatto ricomperatore, quanto[14] fu il Verbo del suo Figliuolo, e il Figliuolo non averebbe data la vita la quale diè con tanto fuoco d’amore, fabbricando[15] le nostre iniquità sopra il corpo suo. Egli riempie l’anima di fortezza e di lunga perseveranzia; non vollendo[16] il capo in dietro a mirare l’arato. Egli non si scandalizza nè in sè nè nel prossimo suo; ma con benivolenzia e carità fraterna porta e sopporta i suoi difetti. Non ha pena per privazione di stato; nè, se egli l’ha, il possiede con pena; e se egli non l’ha, noi cerca, nè ha[17] fadiga per averlo; perchè l’affetto suo è ordinato e drizzato secondo la volontà di Dio, nella quale ha occisa la volontà sua propria, la quale volontà è quella cosa che ci dà pena e fadiga.
Questo amore il taglia dal mondo, e uniscelo in Dio per affetto d’amore; ordina la memoria[18] a ri[p. 133 modifica]tenere li beneficii suoi, illumina l’occhio dell’intelletto in cognoscere la verità nella dottrina di Cristo crocifisso; e drizza l’affetto ad amarlo con tutto il cuore con ansietato e grande desiderio: Ordina ancora gl’istrumenti[19] del corpo, cioè che tutti i suoi esercizi corporali e spirituali sono drizzati in onore di Dio e in amore della virtù. Allora si truova in verità avere risposto a Dio, che l’ha invitata[20] alle nozze di vita eterna dal principio della sua creazione infino all’ultimo. Questa, come grata, s’ha[21] messo il vestimento nuziale dell’affetto della carità, perchè s’è spogliata dell’amore sensitivo, odiandolo; e ama Dio e sè in[22] amore ragionevole. E così si truova vestita di carità; che in altro modo non poteva giugere al termine suo.
Onde, considerando me, che altra via non ci è, dissi che io desideravo di vedervi fondato in vero e perfettissimo amore. E così voglio che facciate in questo punto del tempo che Dio ci ha servato per misericordia, che ora di nuovo cominciate a spogliarvi di voi e vestirvi di Cristo crocifisso. Lassate oggimai i morti seppellire e’ morti, e voi seguitate lui con ogni verità. Lassate oggimai gli affanni del mondo; lassate la sollecitudine in cui ella[23] debbe essere, e voi furate il tempo ne’ santi [p. 134 modifica]esercizi con le vere e reali virtù: e non aspettate il tempo; però che non siamo sicuri d’averlo. Amate, amate; che ineffabilmente sete amato. Pigliate diletto e spasso con li servi di Dio, avendo la loro conversazione. Confessatevi molto spesso (bench’io non credo che bisogni dire);[24] e la comunione ricevete per tutte le pasque solenni, acciò che più perfettamente possiate acquistare questo dolce vestimento. E studiate che la famiglia[25] s’allevi col timore santo di Dio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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