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Chapter 188 of 202

CLXXXIV

CLXXXIV. — Al Priore e Fratelli della Compagnia della Vergine Maria. [1]

Predica amore. Amore dilegua le tenebre del cuore, lo quali ci tolgono di conoscere esse tenebre nostre La ragione libera può vincere le battaglie del male; giova la memoria della nostra caducità a confermare la libertà nostra. Ma quella memoria non basta senza l’amore di Dio. Aminsi anco i nemici, non s’odii che il male. S’ami Maria.Le si chieda la concordia cittadina, e fine alle guerre.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi e dolci figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cri[p. 139 modifica]sto, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legati nel legame dolce della carità, il quale fu quello legame che tenne confitto e chiavellato Dio-ed-uomo in sul legno della santissima croce. Sapete che né chiodi ne croce era sufficiente a tenerlo se la carità non l’avesse tenuto. [p. 140 modifica]Ella è quello dolce e soave [2] legame, che legò [3] la natura divina nella natura umana. Chi ne fu cagione? Solo l’amore. L’amore fu quello che trasse[4] noi di Dio, creandoci alla imagine e similitudine sua. E per amore, avendo noi perduta la Grazia, e volendoci restituire e rendere quello che avevamo perduto per lo peccato e difetto [5] nostro, ci mandò Iddio ’1 Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, e volse che col sangue suo riavessimo la Grazia; ed egli, Figliuolo obediente, corse all’obbrobriosa morte della croce, siccome innamorato della salute nostra. Sicché ogni cosa che Dio ha fatta e fa a noi, è fatta per amore; e però l’anima, che ragguarda questo smisurato e ineffabile amore, vi apre l’occhio dell’intelletto e del cognoscimento nel suo obietto del sangue di Cristo crocifisso, nel quale sangue se gli rappresenta più la larghezza dell’ineffabile carità, che in veruna altra cosa. E così disse Egli, che maggiore amore non può mostrare l’uomo, [p. 141 modifica]che dare la vita per l’amico suo. Oh inestimabile amore, se tu commendi che maggiore amore non può essere, che dare la vita per l’amico suo, quanto maggiormente è degno di commendazione l’amore tuo verso di noi, che, essendo fatti nemici, tu hai data la vita, e pagato il prezzo del sangue tuo per noi! Questo eccede ogni amore. O dolce e amoroso Verbo Figliuolo di Dio, tu se’ fatto tramezzatore; hai pacificato con la morte tua l’uomo con Dio: che i chiodi ci sono fatti chiave che ha disserrata vita eterna; ed è aperta per siffatto modo, che a veruno può essere chiusa se egli non vuole; perocché l’uomo non può esser costretto a veruno peccato, se egli non vuole. Il peccato è quello che ci chiude la porta, e tolleci il fine per lo quale fummo creati: il peccato ci tolle la vita, e dacci la morte; tolleci la luce, e dacci la tenebra, perchè offusca l’occhio dello intelletto, e non gli lassa vedere il sole né la tenebra, la tenebra dico del cognoscimento [6] di sé, dove vede e truova la tenebrosa sensualità, che sempre ribella e impugna contra il suo Creatore; e perchè non vede la tenebra sua, però non può cognoscere l’amore e il lume della divina bontà. Dissi, che l’anima che ragguarda questo smisurato amore, ha conceputo amore ineffabile: ha fatta [7] e confermata la sua volontà con [p. 142 modifica]quella di Dio! Giudica e vede bene, che Dio non vuole altro che la nostra santificazione; e ciò ch’egli ci dà e permette, o tribolazioni, o consolazioni, o persecuzioni o strazi o scherni o villanie, ogni cosa ci è data perchè siamo santificati in lui. Perchè la santificazione non si può avere senza le virtù, e le virtù non si possono avere, se non per lo suo contrario. [8] E però l'anima che cognosce questo amore, non si può turbare né contristare di veruna cosa che avvenga, di qualunque cosa si sia; perchè sarebbe dolersi del suo bene, e della bontà di Dio che il permette a noi. È vero che la sensualità si vuole [9] sentire quando la cosa che gli dispiaccia: ma la ragione la vince, e falla stare suggetta siccome debbe. E con che faremo stare suggetta questa sensualità, che non ribelli al suo Creatore? dicovelo. I diletti e le tribolazioni si raffrenano con la dolce e santa memoria di Dio, cioè con la continua considerazione della morte, la quale trarremo per lo cognoscimento di noi medesimi. Noi vediamo, carissimi figliuoli e fratelli in Cristo dolce Gesù, che noi siamo tutti mortali; che, subitochè siamo creati nel ventre della madre nostra, siamo condannati alla morte, e dobbiamo morire, e non sappiamo quando né come. E chi sarà colui che, se egli considera in sé che la vita sua è tanto breve che aspetta di dì in dì la morte (perocché la vita nostra [p. 143 modifica]è quanto una punta [10] d’ago), che non raffreni e tagli ogni disordinata letizia la quale pigliasi dalle stolte e vane letizie del mondo? Dico che si raffrenerà, e non cercherà né onori ne stati ne grandezza; né ricchezza possederà con avarizia: anco, se egli averà la ricchezza, sarà fatto dispensatore di Cristo a’ poveri, e non le vorrà possedere né tenere con superbia; anco con vera e profonda umiltà, vedendo e cognoscendo che veruna cosa ci é stabile né ferma in questa tenebrosa vita; ma ogni cosa passa via come il vento. Se ella é tribolazione, egli la porta pazientemente, perchè vede che é piccola ogni tribolazione che in questa vita potiamo sostenere. E perché é piccola? perchè è piccolo il tempo nostro. Perocché la fadiga che é passata, tu non l'hai; e quelle che sono a venire, non se’ sicuro d’avere, perché non sai se la morte ti verrà e sarai privato d’ogni fadiga. Hai dunque solo questo punto del tempo che t’é presente. Sicché la memoria della morte tolle la impazienzia nelle tribolazioni e la disordinata letizia nelle consolazioni.

È vero che non vuole essere pura [11] la memoria della morte, perché caderebbe in confusione; volsegli adunque dare compagnia, e la compagnia si è l’amore ordinato col santo timore di Dio, cioè di astenersi da’ vizii e da peccati per non offendere il suo Creatore. Il peccato non è in Dio; e però non é degno d’essere amato né desiderato da noi che siamo figli soli suoi, creature create alla imagine e similitudine sua. Dobbiamo amare quello ch’egli ama, e odiare quello ch’egli odia. Allora si apre [p. 144 modifica]l'occhio dello intelletto, e vede’ quanto è utile il dispregiare i vizii e amare le virtù e quanto gli è danno il contrario: che il dormire ne’ vizii e nelli peccati, venendogli la morte di subito (che non è sicuro), gli dà l’eterna dannazione, dove non ha poi rimedio veruno; e vivere virtuosamente gli dà sempre letizia, pace con Dio e pace col prossimo. Levatosi da ogni rancore sentesi una carità fraterna d’amare il prossimo suo come sé medesimo ama. E così dobbiamo amare amici e inimici in quanto creature ragionevoli, e desiderare la salute loro; e ingegnarci, giusta il nostro potere, di portare e sopportare i difetti loro, odiando il vizio che fusse in loro, ma non loro. Piagnete con coloro che piangete e godete con coloro che godono. Cioè, con coloro che sono nel peccato mortale, che si può dire che sieno nel tempo del pianto e della tenebra; piagnere con loro per compassione e offerirgli per santo desiderio dinanzi a Dio: e allegrare [12] con loro che vivono in virtù, e allegrarci con loro, non con invidia del loro bene, ma in uno santo ringraziamento della tenebra e ridotti alla luce della Grazia. E a questo modo vive in unità, e osserva il comandamento di Dio; che per l’amore suo ama il prossimo. Questo è il segno che e’ è dato da Cristo per essere cognosciuti d’esser figliuoli e discepoli suoi, e così diss’egli a’ discepoli: «Amatevi, amatevi, insieme; che a questo sarà cognosciuto che voi siate discepoli miei!» Passando per questa dolce e soave via, vive in Grazia; e poi si trova nell’ultimo nelr eterna visione di Dio! [p. 145 modifica]Ma sopra tutte l’altre cose, figliuoli miei, di che io vi prego e costringo, si è che voi v’amiate insieme: perocché noi ci dobbiamo innestare il cuore e l’affetto nell’amore di Cristo crocifisso. E perchè noi vediamo che sommamente egli ha amato l’uomo, così noi dobbiamo trarre[13] questo amore, e legarci stretti col prossimo nostro sì e per siffatto modo, che né dimonio, nè ingiuria che ci fusse fatta da esso prossimo nostro, né amore proprio di noi medesimi, ci possa mai sciogliere né rimuovere [14] da questo legame dell’amore. Considerando me, che, in altro modo, l’anima sta in stato di dannazione; e ’ però dissi, che io desideravo di vedervi legati nel legame della carità: che per ogni ragione dovete essere uniti, sì perché sete tutti creati da Dio, e ricomperati d’uno medesimo sangue; e poi per la santa e dolce congregazione la quale avete fatta nel dolce nome di Maria, la quale è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia [15]. Ella non è ingrata a chi la serve; anco é grata e cognoscente. Ella è quello mezzo, che drittamente è uno carro di fuoco, che, concependo in sé il Verbo dell’unigenito Figliuolo di Dio, recò e donò il fuoco [16] dell’amore: perocch’egli è esso amore. Adunque servitela con tutto il cuore e con tutto l’affetto, perocché ella è madre dolcissima vostra.

Anco vi prego che abbiate in odio e in dispiacimento il peccato della immondizia, e ogni altro [p. 146 modifica]difetto: che non sarebbe cosa convenevole che con immondizia serviste a Maria che è somma purità. Non dormite più, padri, fratelli e figliuoli carissimi; levatevi con amore della virtù e odio e dispiacimento del peccato. Vedete che è tanto abbominevole dinanzi a Dio il peccato, che permise che il Figliuolo ne sostenesse morte e passione [17]; ed egli con tanto amore sostenne pena, strazii, scherni e villania, e nell’ultimo l’obbrobriosa morte della croce. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi nelle piaghe sue per affetto d’amore. Maggiore amore non può mostrare l’amico, che dare la vita per l'amico suo; ed egli v’ha dato la vita, avendo svenato ed aperto il corpo suo. Ammollinsi i cuori vostri ora in questo santo tempo, il quale ci rappresenta questo Agnello immacolato, arrostito in su la croce al fuoco dell’ardentissima carità; e nella Pasqua dolcemente vi si dà in cibo. E però vi prego che tutti vi disponiate alla santa comunione; se non ne avesse già legame, che non si potesse sciogliere senza andare a Roma.

Altro non dico. Amatevi, amatevi insieme. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Io, indegna serva vostra, mi raccomando alle vostre orazioni; benché io son certa che il fate. E pregovi, e stringovi da parte di Cristo crocifisso, che in tutte le vostre orazioni e sante operazioni che Dio vi concede di fare, voi l’offeriate e facciatene sacrifizio a Dio per la reformazione della dolce sposa di Cristo, della santa Chiesa, per pace ed unità di tutti i Cristiani; e singolarmente per la nostra città che Dio ci mandi vera e perfetta unione [18] e ch’egli escano [p. 147 modifica]d’ogni offesa che fatta avessero contra al nostro Salvatore e alla Chiesa santa. E pregate strettamente [19] che la ruina che ci è venuta della guerra de’ Fiorentini [20] col santo Padre per li nostri peccati, che Dio, per la sua pietà, la converta in vera pace. Che io vi dico, che se noi non ci aitiamo con le molte e continue orazioni a chiamare la divina misericordia, noi siamo nel peggiore stato, l'anima e il corpo, che noi fussimo mai. Bussiamo alla misericordia sua con l’orazione e desiderio di pace: ed egli è benigno, che none spregierà la voce del popolo che griderà a lui. Udite il dolce e buono Gesù che ce lo insegna, che noi dobbiamo bussare e chiamare a lui col lume della fede che noi crediamo essere esauditi da lui: altrimenti, l’orazione non varrebbe niente. Dice la dolce prima Verità: «Bussate, e saravvi aperto: chiedete, e saravvi dato: chiamate, e saravvi risposto». Poiché egli e’ insegna, il modo, pigliamolo con buona e santa sollicitudine, con lunga e perfetta perseveranzia; che, come dice egli stesso, se non vel desse per altro, per l'importunità della perseveranzia cel darà. Altro non dico. Gesù dolce, Gesù Amore. Maria[21].

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