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Chapter 187 of 202

CLXXXIII

CLXXXIII. — All’Arcivescovo d’Otranto.[1]

Chi studia sé per amore proprio, badando a sé stesso, va addietro, non innanzi nella verità; sì sconosce. Nella via del lume non temiamo né triboli né ladroni, n più danno che possan farci i nemici è rapirci l'amore. Ma né questo né altro ci possono fare, se noi non cediamo a essi l’arme della nostra libera volontà. Pare che Caterina indovinasse l'animo debole di questo vescovo; il quale, forse più per debolezza di suddito ligio a Giovanna, e per vanità, che per malizia, segui poi lo scisma. Da’ mali d’Italia e della Chiesa deduce ragione a speranza.Propone un nuovo Generale dell’Ordine.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e reverendo padre in Cristo Gesù, io vostra indegna Catarina, serva e schiava de’ [p. 132 modifica]servi dì Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi pastore buono e fedele a Cristo Gesù, col lume e cognoscimento della sua bontà. Sapete che colui che va col lume di notte [2], non offende: così l’anima che è alluminata di Dio [3], non può offendere; perocché apre l’occhio del cognoscimento e della ragione, e ragguarda che via tenne quello dolce Maestro suo. E come l’ha veduta, per volontà e desiderio ch’egli ha di seguitare il maestro subito corre con sollicitudine e senza negligenzia; non sta a voltare il capo in dreto, cioè a vedere sé medesimo. Vede bene sé col cognoscimento de’ peccati e difetti suoi; e confessa, sé per sé non essere; e cognosce in sé la smisurata bontà di Dio, che gli ha dato ogni essere. E a questo cognoscimento si debbo sempre rivoltare e stare; ma dico che non si volti né si debba voltare a vedere sé per amore proprio e delettazione, né per piacimento di veruna creatura.[4] Dico che l’anima che è illuminata dal vero lume, a questo non si volge; ma poi che ha veduto sé, e trovata la bontà di Dio, allora si da per la via [5], cioè per tutte quelle vie e modi che tenne il dolce Gesù, e li Santi che ’l segui[p. 133 modifica]rono. Ponsi Gesù per obietto suo; ed è tanto il desiderio e l'amore che ha di tenere la via dritta per giugnere al suo obietto, fine dolce suo, che, perchè trovi spine e triboli e ladri che ’l volessero robbare,[6] non cura ne teme di cavelle; né per veruna cosa che trovi, vuole tornare indreto. Perocché l’amore gli ha tolto il timore servile di paura; e va dietro alle pedate di coloro che seguitano Cristo: e vede e cognosce che essi furono uomini nati come egli, pasciuti e nutricati come esso; e quella benignità e larghezza di Dio trova ora, che era allora.

Or di questo vero lume o cognoscimento desidera l'anima mia che voi, pastore e Padre mio, siate ripieno con abbondantissimo fuoco d’amore; sicché né diletti né piacimenti né stato né onore del mondo vi possano offuscare questo lume; né spine né triboli né ladro veruno vi possa impedire il corso di questa dolce via; ma sempre ci specchiamo nel Verbo Incarnato, unigenito Figliuolo di Dio, il quale fu a noi via e regola, che osservandola, sempre ci dà vita. Oimè, Padre, non voglio che sia tentazione o illusione di dimonio che e’ impedisca; che sono posti come spine per impedire il nostro andare. Non sia il tribolo della carne nostra che sempre impugna e ribella allo spirito, che é suo nemico perverso che mai non lo lassiamo indietro; ma sempre viene con esso noi: non sieno ladri e demonii inchinati delle creature, che spesse volte ci vogliono tollere l’amore [7] e la pazienzia con molte ingiurie [p. 134 modifica]e persecuzioni che ci fanno. Anco, alcuna volta pigliano l'offizio delle dimonia, volendo impedire li santi e buoni proponimenti che l’uomo averà e adopererà[8] secondo l’onore di Dio. A costoro non basta il loro male che fanno in loro medesimi: chè ancora vogliono fare in altrui. Virilmente dunque perseveriamo nella via nostra, e confortianci, perocché per Cristo crocifisso ogni cosa potremo.

Io godo ed esulto, considerando me dell’[9]arme forte che Dio ci ha data, e della debilezza de’ nemici. Ben sapete che né dimonio né creatura può costringere la volontà ad uno minimo peccato. Questa è una mano sì forte, che tenendo el coltello con due tagli, cioè d’odio e d’amore, non sarà veruno nemico sì forte, che si possa difendere, che non sia percosso o gittate a terra. Oh inestimabile ardentissima e dolcissima Carità, che, acciò che li cavalieri che tu hai posti in questo campo della battaglia possano virilmente combattere e specialmente li pastori tuoi che hanno più percosse e più che fare che gli altri, gli hai dato una corazza sì forte, cioè la volontà, che niuno colpo, perchè percuota, la può nocere; perocché egli ha con che ripararsi da’ colpi, e con che difendersi. Guardi[10] pure che il coltello, che Dio gli ha dato, dell’odio e dell’amore, egli noi ponga nelle mani del nemico suo: la corazza allora poco ci varrebbe, che, colà dov’ella è forte, diverrebbe molle. Che io m’avvedo che né dimonio né creatura m’uccide mai se non col mio coltello stesso; con quello che io uccido lui, dandogli [11], egli [p. 135 modifica]uccide me. Chi uccide il vizio, il peccato? solamente l'odio e l'amore: e il dispiacimento ch’io ho conceputo in esso [12] all’amore che io ho conceputo alla virtù per Dio. Se il dimonio e la sensualità vuole voltare questo odio e questo amore, cioè che tu odii quelle cose che sono in Dio, e ami la tua sensualità che sempre ribella a lui perchè il dimonio voglia fare questo, non potrà, se la mano forte della volontà non gli ’l porge. Ma se gli ’l desse, col suo[13] medesimo l’ucciderebbe. Dunque è da vedere quanto sarebbe spiacevole a Dio, e danno a noi; che (sapete) padre, perchè voi sete pastore, non sarebbe pur danno a voi, ma a tutti li sudditi vostri; ed ogni [14] operazione che aveste a fare per voi, e per la Sposa di Cristo, la santa Chiesa, questo sarebbe impedimento.

Su dunque! non più dormite; rizzisi el gonfalone della santissima croce. Ragguardiamo l’Agnello aperto per noi, che da ogni parte del corpo suo versa sangue. Gesù dolce, chi t’ha premuto, che in tanta abondanzia ne versi? Rispondi: l’amore di noi, e l’odio del peccato. Egli ci ha dato sangue intriso col fuoco della sua carità. Or a questo arbore ci appoggiamo, e con esso andiamo per la via sua detta. Bene aviamo materia di godere, però che ogni nostro nemico è diventato debile e infermo, per questo dolce Figliuolo di Maria, unigenito Figliuolo di Dio. Il dimonio è indebilito, che non può tenere più la signoria dell’uomo, perduta l'ha. La carne nostra, che ’l Figliuolo di Dio prese di noi, è flagellata con obbrobri, strazi, scherni [p. 136 modifica]e improperii; onde l’anima, quando riguarda la carne sua, debbe subito perdere, e allentare la sua ribellione. Le lode degli uomini, o loro ingiurie che ci facessero, ogni cosa verrà meno, ponendosi innanzi il dolce Gesù che non lassò ne per ingiuria che gli fusse fatta, né per nostra ingratitudine, né per lusinghe, che non compisse l'obedienzia per onore del Padre, e per salute nostra; sicché l’onore del mondo s’atterrà [15] col desiderio e con l’amore dell’onore di Dio,

Or correte dunque per questa via. Siate,, siate gustatore e mangiatore dell’anime, imparando dalla prima e dolce Verità e Pastore buono, che ha data la vita per le pecorelle sue. Siate, siate sollicito d’adoperare per onore ed esaltazione della santa Chiesa; e non temete per alcuna cosa che sia avvenuta, o che vedeste avvenire; perocché ogni cosa é illusione di dimonio, che ’l fa per impedire li santi e buoni proponimenti, che, perché [16] non si faccia quello che é cominciato, pare che s’avvegga del male suo. Ma confortatevi, e confortate il nostro Padre santo; e non temete di cavelle; e confortatevi virilmente, non vi restate. Fate che io senta e veda che mi siate cosi una colonna ferma, che per veruno vento[17] moviate mai. Arditamente e senza veruno timore annunciate e dite la verità di quello che vi pare che sia secondo l'onore di Dio e renovazione della santa Chiesa. Or abbiamo noi altro che uno capo? E questo si dia a cento migliaia di [p. 137 modifica]morti se bisogna, e ogni[18] pena e flagello, per amore di Cristo, che con tanto fuoco d’amore non vide[19] sé per sé, ma per onore del Padre, e per salute nostra.

Non dico più, Padre; che io non mi resterei mai. Ebbi grande letizia delle buone novelle che ci mandaste dell’avvenimento di Cristo in terra, e del cominciamento del santo Passaggio. Non caggia tepidezza né sgomento in voi né nel santo -Padre per le cose che sono poi avvenute; che con [20] questo, che ci pare contrario, si farà ogni cosa.

Io ho inteso che il Maestro[21] dell’Ordin nostro ’l santo Padre ’l vuole promuovere. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso che vi sia raccomandato l’Ordine, e che ne preghiate Cristo in terra, che ci dia uno buono vicario. Vorrei che lo informase di Maestro Stefano della Cumba, che fu procuratore dell’Ordine della Provincia di Tolosa. Credo che se egli cel darà, sarà grand’onore di Dio e racconciamento dell’Ordine; perocché mi pare ch’el sia uomo virile e virtuoso, e senza timore. Ècci ora bisogno di medico che non abbia timore, e usi il ferro della santa e dritta giustizia; perocché tanto unguento s’è usato infino a qui, che li membri sono quasi tutti imputriditi. Io n’ho scritto al Pa[p. 138 modifica]dre santo: non ho detto però cui egli ci dia; ma ho pregato che cel dia buono, e che ne ragioni con voi e con messer Niccola da Osmo.

Se vedeste, per questo o per altro, fasse utilità bisogno che frate Raimondo vi venisse; [22] scrivetelo, ed egli sarà subito alla vostra obedienzia. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Ser Gerardo Buonconti vi si manda molto raccomandando; e la madre mia[23] E così l’Italiana fervente propone a Generale un Francese, pur che buono, per meglio persuadere i suoi spassionati consigli.</ref> come a caro padre, ed esso come indegno servo vostro. Gesù dolce, Gesù amore.

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