Chapter 85 of 202
LXXXI
LXXXI. — A Francesco, di Francesco di Tolomei [1] vestita dell’abito di San Domenico, inferma.
L’esorta a pazienza nelle sue infermità. Sa patire chi ama; chi pensa alla potenza e sapienza e amore di Dio; chi prega, chi attinge dalla purità la fortezza. L’anima che sta forte, e non consente in sè al male, per battaglie che di fuori sostenga, rimane pura. Rimedio agli scrupoli e alle fiacchezze di spirito.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù, Io Catarina, serva e schiava di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti con vera e santa pazienzia, acciocchè virilmente porti e la infermità e qualunque altra cosa Dio ti permettesse, siccome vera serva e sposa di Cristo crocifisso. E così debbi fare; perocchè la sposa non si debbe mai scordare della volontà dello sposo suo.
Ma attendi, carissima figliuola, che a questa volontà, così accordata e sottoposta a quella di Dio non verresti mai se tu col lume della santissima fede non ragguardassi quanto tu se’ amata da lui: perocchè, vedendoti amare, non potrai fare che tu non ami: amando, odierai la propria sensualità, [2] [p. 52 modifica]la quale fa impaziente l’anima che l’ama. Onde subito che tu odierai sarai fatta paziente. Sicchè col lume ti vedrai. Ma dove troverai questo amore? Nel sangue dell’umile e immacolato Agnello, il quale per lavare la faccia della sposa sua, corse all’obbrobriosa morte della croce; onde col fuoco della sua carità la purificò della colpa, lavandola nell’acqua del santo battesimo, il quale battesimo vale a noi in virtù del sangue: e il sangue gli fu colore, che fece la faccia dell’anima vermiglia, la quale era tutta impallidita per la colpa di Adam. Tutto questo fu fatto per amore. Adunque vedi che ’l sangue ti manifesta l’amore che Dio t’ha. Egli è quello eterno sposo che non muore mai: egli è somma sapienzia, somma potenzia, somma clemenzia e somma bellezza,[3] in tanto che ’l sole si maraviglia della bellezza sua. Egli è somma purità, in tanto che, quanto più l’anima che è sua sposa, s’accosta a lui, tanto più diventa pura e monda d’ogni peccato, e più sente l’odore della virginità.[4] E però la sposa che vede che egli si diletta della purità, studia d’accostarsi a lui con quello mezzo che più perfettamente la possa unire. Quale è questo mezzo? è l’orazione umile, fedele e continua. Umile, dico; fatta nel cognoscimento di te: continua, per continuo santo desiderio; e fedele, per lo cognoscimento che hai avuto di Dio, vedendo che [p. 53 modifica]egli è fedele e potente a darti quello che domandi; ed è somma sapienzia, che sa; ed è somma clemenzia, che ti vuole dare più. che non sai addimandare.
Or con questo verrai a perfettissima pazienzia in ogni luogo, in ogni tempo e stato che tu se’ e sarai; e nella infermità e nella sanità, con battaglie e senza battaglie. La quali battaglie non vorrei, però, che tu credessi che faccino l’anima immonda, se non in quanto la volontà le ricevesse [5] per dilettazione, di qualunque battaglia si fusse. E però l’anima che sente la volontà averne dispiacimento, e non piacere, si debbe confortare, e non venire a veruna confusione o tedio di mente; ma debbe vedere che Dio gli ’l permette per farla venire ad umilità, e per conservarla e crescerla in essa. Così voglio che facci tu. Godi, figliuola, che Dio per sua misericordia, ti fa degna di portare [6] per lui; e reputatene indegna: e facendo così, ti conformerai in ogni cosa con la volontà del tuo dolce sposo. Compirassi a questo modo in te la volontà di Dio e il desiderio dell’anima mia, il quale dissi che era di vederti con vera e santa pazienzia. E così ti prego e voglio che sia, in ciò che piace al tuo dolcissimo sposo di concederti per lo poco tempo. [7] Non dico più. Permane nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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