Chapter 84 of 202
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LXXX. — A Maestro Giovanni terzo dell’Ordine de’ Fidati Fremitani di Santo Agostino.[1]
Nel sangue della Redenzione è fuoco d’amore, che spegne l’amor proprio, e insegna come il dolore sia prova benefica e perfezionatrice, unico vero male la colpa. Parlando dell’amor proprio e dello scandalezzarsi, e del tentare che i buoni fanno altri buoni, accenna forse i difetti del frate con dolce materna severità.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato nel sangue dello svenato Agnello, il quale sangue lava e annega, cioè uccide, la propria perversa volontà. Dico che lava la faccia [2] della coscienzia, e uccide il vermine d’essa coscienzia; perocché ’l sangue e’ è fatto bagno. E perchè il sangue non è senza fuoco, anco è intriso col fuoco della divina carità (perocché fu sparto per amore); sicché [3]il fuoco col sangue lava e consuma la ruggine nella colpa, che è nella coscienzia: la [p. 46 modifica]quale colpa è uno vermine che rode in [4] essa coscienzia. Onde, morto che è questo vermine, e lavata che è la faccia dell’anima, è [5] privata del proprio e disordinato amore. Perocchè, mentre che l'amor proprio è nell’anima, questo vermine non muore mai, ne si leva la lebbra della faccia dell’anima. Poniamochè ’l sangue e il fuoco del divino amore ci sia dato (e a tutti è dato questo sangue e fuoco per nostra redenzione); e nondimeno da tutti non è participato: e questo non è per difetto del sangue, né del fuoco, nè della prima dolce Verità che ce l’ha donato; ma è difetto di chi non vota il vasello per poterlo empire d’esso sangue. Onde il vasello del cuore, mentre che egli è pieno del proprio amore, o spiritualmente [6] o temporalmente non può empire [7] il divino amore, nè participare la virtù del sangue: e però’ non si lava la faccia, e non s’uccide il vermine. Dunque c'è bisogno di trovare modo di votarsi e d’iempirsi, acciocchè noi giugnamo a quella perfezione d’uccidere la propria volontà: perocchè, uccisa la volontà, è ucciso il vermine.
Che modo ci è dunque, carissimo figliuolo? dicovelo. Che noi ci apriamo l’occhio dell’intelletto a cognoscere uno sommo bene e uno miserabile male. Il sommo bene è Dio, il quale ci ama d’ineffabile amore: il quale amore ci è manifestato col [p. 47 modifica]mezzo del Verbo unigenito suo Figliolo, e il Figliuolo c'e l'ha manifestato col mezzo del sangue suo. Onde nel sangue cognosce l’uomo l’amore che Dio gli porta, e il suo proprio miserabile male. Perocchè la colpa è quella che conduce l’anima alle miserabili pene eternali. E però è solo il peccato quello che è male, il quale procede dal proprio amore: perocchè veruna altra cosa è che sia male, se non questa. E questo fu cagione della morte di Cristo. E però dico che nel sangue cognosciamo il sommo bene dell’amore che Dio ci ha, e il miserabile nostro male; perocchè altre cose non sono male, se non solo la colpa, come detto è. Onde nè tribolazioni nè persecuzioni del mondo non sono male; nè ingiurie, nè strazii, nè scherni, nè villanie, nè tentazioni del dimonio, nè tentazioni degli uomini, le quali tentano i servi di Dio; nè le [8] tentazioni, nè le molestie che dà l'uno servo di Dio all’altro: le quali Dio tutte permette per tentare, e per cercare [9] se trova in noi fortezza e pazienzia e perseveranzia infino all’ultimo; anco, conducono l’anima a gustare il sommo ed eterno Bene. Questo vediamo noi manifestamente nel Figliuolo di Dio, il quale essendo Dio e uomo, e non potendo volere veruno male, non le averebbe elette per sè; che tutta la vita sua non fu altro che pene e tormenti e strazii e rimproveri!, [10] e nell’ultimo l’obbrobriosa morte della croce: [p. 48 modifica]e questo volse sostenere, perchè era bene, e per punire la colpa nostra, che è quella cosa ch’è male.
Poi, dunque, che l’occhio dell’intelletto ha così ben veduto e discernuto chi gli è cagione del bene, e chi gli è cagione del male, e quale è quello che è bene, e quello che è miserabile male; l’affetto, perchè va dietro all’intelletto, corre di subito e ama il suo Creatore, cognoscendo nel sangue l’amore suo ineffabile; e ama tutto quello che vede che ’l faccia più piacere [11] e unire con lui. Onde allora si diletta delle molte tribolazioni, e priva se medesimo delle consolazioni proprie per affetto e amore della virtù. E non elegge lo strumento [12] delle tribolazioni, che provano le virtù, a suo modo, ma a modo di colui che gli ’l dà, cioè Dio; il quale non vuole altro, se non che siamo santificati in lui; e però gli ’l concede. Così [13] egli ha tratto l’amore dell’amore. E perchè l’occhio dell’intelletto in esso amore ha veduto il suo male, cioè la sua colpa, odialo, in tanto che desidera vendetta di quella cosa che n’è stata cagione. La cagione del peccato è il proprio amore, il quale notrica la perversa volontà, che ribella alla ragione. [14] E mai non resta di ´ [p. 49 modifica]scere e di multiplicare l’odio dell’amore sensitivo infìno che l’ha morto. E però diventa subito paziente; e non si scandalizza in Dio, ne in sè, nè nel prossimo suo; ma ha presa [15] l’arme a uccidere questo perverso sentimento, il quale conduce l’anima a tanto miserabile male, che gli tolle l’essere della grazia, e dagli la morte, tornando a non cavelle, perchè è privata di Colui che è. Tolle dunque il coltello, che è l’arme con che si difende da’ nemici suoi; e con quello uccide la propria sensualità. Il quale coltello ha due tagli, [16] cioè odio e amore, E menalo con la mano del libero arbitrio, il quale, cognosce che Dio gli ha dato per grazia, e non per debito; e con esso coltello taglia e uccide.
Or a questo modo, figliuolo, partecipiamo la virtù del sangue e il calore del fuoco: il quale sangue lava, e il fuoco consuma la ruggine della colpa, e uccide il vermine della coscienzia: non uccide propriamente la coscienzia, la quale è guardia dell’anima, ma il vermine della colpa, che v’è dentro. In altro modo nè per altra via non potremo giugnere a pace e a quiete, nè gustare il sangue dell’immacolato Agnello. E però vi dissi ch’io desideravo di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso.
Dunque levatevi su e destatevi dal sonno della negligenzia, e annegate la propria perversa volontà in questo glorioso prezzo. [17] E non vi ritragga timo[p. 50 modifica]re servile, nè amore proprio, ne detto delle creature, nè mormorazione, ne scandalo del mondo: [18] ma perseverate con virile cuore. E guardate che voi non facciate come i matti; e se voi l’avete fatto, sì ve ne dolete, di scandalizzarvi nei servi di Dio, o mormorare delle loro operazioni: perocchè questo è uno de’ segni che la volontà non è morta: e se ella è morta nelle cose temporali, non è anco morta nelle spirituali. Vogliate dunque che in tutto muoia ad ogni suo parere, [19] e viva in voi, la dolce eterna volontà di Dio: e di questa siate giudice, [20] siccome dice la nostra lezione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Scrivestemi che il figliuolo non poteva stare senza il latte e il fuoco della mamma. [21] Onde se ne averete volontà, non tardate a venire per esso. Dite, che non vorreste offendere l’obedienzia. Venite per la [22] licenzia, e non l’offenderete. E eccidi bisogno; perchè Nanni [23] s’è partito per buona necessità; sicchè se potete venire, l’averò molto caro. Gesù dolce, Gesù amore.
Raccomandateci al baccelliere, [24] e a Frate [p. 51 modifica]Antonio, e a misser Matteo, e all’Abbate, e a tutti gli altri.
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