Chapter 94 of 202
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XC. — A Madonna Laudomia, Donna di Carlo delli Strozzi[1] da Firenze.
Servire a Dio è libertà dignitosa dal male. Alla ricca signora raccomanda non amare soverchio la grandezza degli averi nè de’ figliuoli, beni prestati. Solo la Grazia, appropriata a noi dal libero arbitrio, è cosa nostra.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima suoro in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva di Cristo crocifisso. Il quale servire non è servire, ma è regnare, e fa l’anima libera, traendola della servitudine del peccato; tolleci la cecità, e dacci perfetto lume; tolleci la morte, e dacci la vita della Grazia: dacci pace e quiete, privandoci d’ogni guerra; e vesteci e saziaci del vestimento della carità e del cibo dell’Agnello (il quale Agnello fu cotto[2] e arrostito in sul legno della santissima croce col fuoco dell’amore dell’onore del Padre e della salute nostra); e fa l’uomo sicuro, tollendogli ogni timore servile. Adunque bene è grande dol[p. 102 modifica]cezza e inestimabile dignità di questo dolce servire a Dio. Bene dobbiamo dunque con vera e perfetta sollicitudine servirgli con tutto il cuore e con tutto l’affetto.
Ma attendete, che questo signore non vuole compagnia, nè vuole essere servito a mezzo, ma tutto; però che impossibile sarebbe a servire a Dio e al mondo. E così disse Cristo benedetto: «Neuno può servire a due signori; però che servendo l’uno, egli è in contente all’altro». Perchè non hanno conformità insieme. Il mondo dà tutto il contrario che quello che noi abbiamo detto; però che chi serve alla propria sensualità, delizie, stati e ricchezze, onori e diletti sensitivi, o figliuoli o marito, o alcuna creatura, d’amore sensuale, cioè d’amarli per propria sensualità fuore di Dio; egli gli dà la morte, cecità, nudità; però che fa privare del vestimento della carità, e dagli vergogna, perdendo la sua dignità. E ha venduto il suo libero arbitrio al mondo, al dimonio, e legatolo alla servitudine del peccato, ponendo l’affetto e l’amore suo in cosa che è meno di sè. E però pecca offendendo Dio; però che tutte le cose create sono fatte perchè servano a noi, e noi per servire a Dio. Dandomi dunque a servire a loro fuore di Dio, offendendo, divento servo e schiavo del peccato, che non è; e divento non ca velie, però che son privato di Dio, che è Colui che è.
Convienci dunque al tutto renunziare al mondo, e servire a Dio. Ma perchè è tanto contrario il mondo a Dio? Perchè Cristo benedetto e’ invita e e’ insegna a servirlo con povertà volontaria; però che se l’uomo possiede le ricchezze attualmente, non le debbe possedere mentalmente, cioè col desiderio, ma debbesi spogliare l’affetto d’ogni cosa terrena. [p. 103 modifica]Il mondo ama superbia, e Dio umiltà; e tanto gli piacque questa virtù, che noi vediamo che Dio s’è umiliato a noi, il Figliuolo suo con grande umiltà e pazienzia è corso infino all’obbrobriosa morte della Croce per noi. Egli c’invita, e richiede la virtù della vera pazienzia con speranza e fede viva; paziente, dico, a portare ciò che Dio ci concede, e per l’amore suo perdonare a chi ci offende. Il mondo vuole tutto il contrario; però che si vuole vendicare, e stare coll’odio e col rancore verso il prossimo suo. La speranza e la fede debbe essere posta in Dio, che è cosa ferma e stabile, no nelle creature; ma fidarsi, ed esser fedele a Cristo crocifisso, e non alla propria sensualità. Ed averà fede viva quando parturirà e’ figliuoli vivi delle virtù di[3] sante e buone operazioni. Dio, ancora, ama giustizia, e ’l mondo ingiustizia. Facciamo dunque, facciamo una santa giustizia di noi medesimi; quando il sentimento nostro sensitivo vuole ribellare al suo Creatore, levisi con affetto d’amore e col lume della coscienzia, e accusilo al signore, cioè al libero arbitrio, e leghilo col legame dell’odio, e col coltello del divino amore l’uccida. Or così facciamo, carissima suoro; però che facendo così, saremo servi fedeli: e essendo servi, saremo signori.
Avete veduto in quanta eccellenzia e utilità ne viene l’anima di questo santo servire; e senz’esso non possiamo avere il fine per lo quale noi fummo creati. E anco abbiamo veduto quanto è pericoloso[4] e a quanta viltà e miseria si conduce l’anima che [p. 104 modifica]serve al mondo e alle delizie e diletti suoi. Abbiamo ancora veduto per che cagione non hanno conformità insieme, cioè perchè sono molto di lunga l’uno da l’altro. Cristo ama la virtù, e odia il peccato: e tanto l’amò e odiò, che, per vestircene noi, spogliò sè della vita, fabbricando le iniquitadi nostre sopra il corpo suo, con molti flagelli e pene, e vergogna e vituperio e nell’ultimo la penosa morte della croce. Poi, dunque, che tanto gli dispiace il peccato, dobbianlo fuggire e odiarlo infino alla morte; però che in altro modo non offende[5] l’anima, se non in amare quello che Dio odia, e in odiare quello ch’egli ama.
Or leviamo dunque il santo desiderio, e con affetto d’amore serviamo a Dio, spogliando il cuore d’ogni vanità e d’ogni amore disordinato di figliuoli, di marito, e di ricchezze. E possedetele e amatele come cose prestate a noi; però che ogni cosa n’è dato in presto e per uso; e tanto ne bastino[6] quanto piace a Dio che ve l’ha date. Cosa sconvenevole è a possedere la cosa che non è sua per sua; ma la divina Grazia è nostra, e dobbianla possedere per nostra. Bene è veramente nostra la cosa che nè dimonio ne creatura ci può tollere se noi non vogliamo; e bene è ignorante colui che esso medesimo si priva di così grande tesoro. Or non ce ne facciamo caro,[7] poichè n’è così grande dovizia. E acciò che meglio ’l possiate avere e conservare, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel prezioso sangue suo. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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