Chapter 68 of 202
LXIV
LXIV — A Frate Guglielmo d’Inghilterra, de’ Frati Fremiti di Sant’Agostino[1]
Non curare i beni terreni e mortificare il corpo non basta, se non si vince quella superbia pia ohe ci trae a giudicare severamente altrui, a volere le cose e gli uomini e le grazie di Dio a piacere nostro. L’anima si reputi indegna de’ doni del dolore, e de’ meriti che per esso acquistansi: colga dal male il bene. Fiore di rosa. Abbia compassione a’ men buoni, tema per sé anziché inorridire di loro. Dà dell’ignorante al frate dotto per suoi giudizi temerari. Lettera di bontà austera, squisitamente sublime.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero lume; perocché senza il [p. 287 modifica]lume non potremo andare per la via della verità, ma anderemo in tenebre. Due lumi sono necessari da avere. Il primo è che noi siamo alluminati in cognoscere le cose transitorie del mondo, le quali passano tutte come il vento. Ma non si cognosce bene questo, se noi non cognosciamo la nostra propria fragilità, quanto ella è inchinevole, con legge perversa che è legata[2] nelle membra nostre, a ribellare al suo Creatore. Questo lume è necessario a ogni creatura che ha in sé ragione, in qualunque stato si sia, se vuole avere la divina Grazia, e participare il frutto del sangue dell’immacolato Agnello. Questo è il lume comune, cioè, che comunemente ogni persona il debba avere; perocché chi non l’ha, sta in stato di dannazione. E questa è la cagione che egli non è in stato di Grazia non avendo il lume; [3] perocché chi non cognosce il male della colpa e chi [4] n’è cagione, none ’l può schifare, né odiare la cagione. Così chi non cogno- [p. 288 modifica]sce il bene e la cagione del bene cioè la virtù, non può amare né desiderare esso bene.
E poichè l’anima è venuta, e ha acquistato il lume generale, non debbe stare contenta; anco debbe andare con ogni sollicitudine al lume perfetto. Perocché essendo in prima imperfetti che perfetti, col lume si vuol andare alla perfezione. Due maniere di perfetti vanno in questo perfetto lume; ciò [5] sono alcuni che perfettamente si danno a castigare il corpo loro, facendo aspra grandissima penitenzia; e acciocché la sensualità non ribelli alla ragione, tutto hanno posto il desiderio loro più in mortificare il corpo che in uccidere la propria volontà. Costoro si pascono alla mensa della penitenzia, e sono buoni e perfetti; ma se essi non hanno una grande umilità, e tutti confortinsi [6] a essere giudici della volontà di Dio e non di quella degli uomini, spesse volte offendono la, loro perfezione, facendosi giudicatori di coloro che non vanno per quella medesima via che vanno elli.
E questo gli addiviene perchè hanno posto più studio e desiderio in mortificare il corpo, che uccidere la propria volontà. Questi cotali vogliono scegliere sempre i tempi e luoghi e le consolazioni della mente a loro modo; e anco le tribolazioni del mondo e le battaglie del dimonio: dicendo per inganno di loro medesimi, ingannati dalla propria volontà (la quale si chiama volontà spirituale): «Io vorrei questa consolazione, e non queste battaglie [p. 289 modifica]nè molestie del dimonio; non già per me, ma per più piacere e avere Dio; perchè meglio me lo pare avere in questo modo che in quello». E per questo modo spesse volte cade in pena il tedio, e diventane incomportabile a so medesimo; e così offende il suo stato perfetto. E giacevi dentro l’odore della superbia; e non se ne avvede. Perocchè, se egli fusse veramente umile e non presuntuoso vederebbe bene che la prima dolce Verità dà lo stato il tempo il luogo, e consolazione e tribolazione, secondo che è necessità alla salute nostra e a compire la perfezione, nell’anima, alla quale è eletto. E vederebbe[7] che ogni cosa dà per amore, e però con amore.
E con riverenzia debbe ricevere ogni cosa, siccome fauno i secondi, che son in questo dolce e glorioso lume, i quali sono perfetti in ogni stato che sono, e in ciò che Dio permette a loro, ogni cosa hanno in debita reverenzia, reputandosi degni delle pene e degli scandali del mondo, e d’essere privati delle loro consolazioni. E come si reputano degni delle pene, così si reputano indegni del frutto che seguita della pena. [8] Costoro nel lume hanno conosciuta e gustata l’eterna volontà di Dio, la quale non vuole altro che lo nostro bene, e che siamo santificati in lui: e però le dà:[9] e poiché l’a[p. 290 modifica]nima l’ha cognosciuta, se n’è vestita, e non attende ad altro se non a vedere in che modo possa crescere e conservare[10] lo stato perfetto suo per gloria e loda del nome di Dio. E però apre l'occhio dell’intelletto nell’obietto suo, Cristo crocifisso,- il quale è regola, via e dottrina[11] a’ perfetti e agi’ imperfetti; e vede lo innamorato Agnello che gli dà dottrina di perfezione. E vedendola, se ne innamora. [12]
La perfezione è questa: che il Verbo del Figliuolo di Dio si notricò alla mensa del santo desiderio dell’onore del Padre e della salute nostra; e con questo desiderio, corre con grande sollecitudine all’obbrobriosa morte della croce, non schifando né fadiga ne labore,[13] non ritraendosi per nostra ingratitudine e ignoranzia[14] di non cognoscere il beneficio suo, ne per persecuzione de’ Giudei,[15] né per scherni né villanie e mormorazioni del popolo; ma tutte le trapassa, come nostro capitano e vero cavaliero, il quale era venuto per insegnarci la via e la dottrina e la regola sua, giungendo alla porta[16] [p. 291 modifica]con la chiave del suo prezioso sangue sparto con fuoco d’amore, e con odio e dispiacimento del peccato.
Quasi dica questo dolce e innamorato Verbo: «Ecco che io v’ho fatta la via, ed aperta la porta col sangue mio. Non siate voi dunque negligenti a seguitarla, ponendovi a sedere con amore proprio di voi, e con ignoranzia di non cognoscere la via, e con presunzione di volerla eleggere a vostro modo, e non di me, che l'ho fatta. Levatevi dunque suso, e seguitatemi; perocché neuno può andare al Padre, se non per me. Io sono la via e la porta». Allora l’anima innamorata e ansietata d’amore, corre alla mensa del santo desiderio; e non vede sé per se, cercando la propria consolazione, né spi" rituale né temporale; ma come persona che al tutto in questo lume e cognosci mento ha annegata la propria volontà, non ritinta nessuna fadiga da qualunque lato ella si viene; anco, con pena, con obbrobrio, e molte molestie del dimonio, e mormorazione degli uomini, mangia in su la mensa della croce il cibo dell’onore di Dio e della salute dell’anime. E non cerca alcuna remunerazione né da Dio né dalle creature: cioè, che non servono a Dio per proprio diletto, nel prossimo per propria volontà e utilità, ma per puro amore. Pèrdono loro medesimi, spogliandosi dell’uomo vecchio, cioè della propria sensualità; e vestonsi dell’uomo nuovo Cristo dolce Gesù seguitandolo virilmente. Questi sono che si pascono alla mensa[17] del santo desiderio, e che hanno posto più la sollicitudine in uccidere la propria volontà, che in uccidere o in mortifica [p. 292 modifica]re il corpo. Essi hanno bene mortificato il corpo, ma non per principale effetto; ma come strumento ch’egli è ad aiutare e ad uccidere la propria volontà; perocché il principale effetto debbe essere ed è, d’uccidere [18] la volontà; che non cerchi ne voglia[19] altro che seguitare Cristo crocifisso, cercando l’onore e la gloria del nome suo, e la salate dell’anime. Costoro stanno sempre in pace e in quiete; e non h;inno chi li scandalizzi, perocché hanno tolto via quella cosa che dà lo scandalo, cioè la propria volontà. Tutte le persecuzioni che il mondo può dare e il dimonio, tutte corrono[20] sotto i piei suoi: sta nell’acqua attaccato a’ tralci dell’affocato desiderio, e non s’immolla. Questi gode d’ogni cosa; e non è fatto giudice de’ servi di Dio, né di neuna creatura che ha in sé ragione; anco, gode d’ogni stato e d’ogni modo che vede, dicendo: «Grazia sia a te. Padre eterno, che nella casa tua hai molte mansioni!» E più gode de’ diversi modi che vede, che di vederli andare tutti per una via; perché vede manifestare più la grandezza della bontà[21] di Dio. D’ogni cosa gode e trae l’odore della rosa. Ed eziandio quella cosa che vede spressamente che é peccato, non piglia per giudizio; ma più tosto con santa e vera compassione, dicendo: «Oggi tocca a te, e domane a me, se non fusse la divina grazia, che mi conserva».
Oh menti sante,[22] mangiatori alla mensa del santo desiderio, che con tanto lume sete giunti a nutricarvi del cibo santo, vestiti del vestimento [p. 293 modifica]dolce dell’Agnello, cioè dell’affetto e carità sua! Voi non perdete il tempo a ricevere [23] i falsi giudizi, nè de’ servi di Dio nè de’ servi del mondo: voi non vi scandalizzate per veruna mormorazione, nè per voi nè per altrui. L'amore vostro è ordinato in Dio e nel prossimo, e non disordinato. E perch’egli è ordinato, non pigliano, carissimo figliuolo, questi cotali mai scandalo in coloro ch’essi amano; perocché il loro parere [24] è risorto, e non hanno preso giudizio che siano [25] guidati da uomini, ma solo dallo Spirito Santo. Or vedete dunque che costoro gustano l'arra di vita eterna in questa vita,
A questo lume, vorrei che voi e gli altri figliuoli ignoranti giugnessero: perocché vedo che questa perfezione manca a voi ed agli altri. Perocché se egli non vi mancasse, non sareste giunti a tanti scandali e mormorazioni e falso giudicio, cioè, di credere e dire, che altri sia guidata e tenuta per la volontà della creatura e non del Creatore. Duolmente il cuore e l’anima, di vedervi offendere la vostra perfezione alla quale Dio v’ha chiamato, sotto specie d’amore e colore di virtù. E nondimeno ella é quella zizzania che lo dimonio ha seminata nel campo del Signore; e questo ha fatto per affogare il grano de’ santi desiderii, e della dottrina che è stata seminata ne’ campi vostri. Non vo[p. 294 modifica]gliate dunque fare più così, poiché Dio v’ha dato di grazia più lumi: il primo, di spregiare il mondo; il secondo, di mortificare il corpo; il terzo, di cercare l'onore[26] di Dio. Non offendete questa perfezione con la volontà spirituale; ma trapassate dalla mensa della penitenzia, e giugnete alla mensa del desiderio di Dio, dove l’anima è morta in tutto alla propria volontà, notricandosi senza pena nell'onore di Dio e nella salate dell’anima; crescendo la perfezione, e non offendendola.
Onde, considerando me che senza il lume questo non si può avere, e vedendo che non c’era; [27] dissi, ch’io desideravo e desidero di vedervi con vero e perfetto lume. E così vi prego per l’amore di Cristo crocifisso, voi e Frate Antonio e tutti gli altri, e singolarmente voi, che v’ingegniate d’acquistarlo, acciocché siate nel numero de’ perfetti e non degli imperfetti. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. A tutti mi vi raccomando. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Gesù dolce, Gesù amore.
Use the ← → keys to move between chapters.