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Chapter 40 of 202

XXXVI

XXXVI. — A certi Novizii dell’Ordine di Santa Maria di Monte Oliveta.

Pasqua d’amore. L’unione di Dio con l’uomo rassoda le forze dell’anima e della società cristiana: muro saldo all’urto de’ venti, ròcca contro il tiranno. L’obbedienza sia libera; ci salvi dalle insidie dell’amor proprio e dai capricci della divozione fantastica.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi figliuoli obedienti infino alla morte, imparando dall’Agnello immacolato, che fu obediente al Padre infino all’obbrobriosa morte della croce. Pensate che egli è via e regola, la quale voi e ogni creatura dovete osservare. Voglio che vel poniate per obietto dinanzi agii occhi della mente vostra. Ragguardate quanto egli è obediente, questo Verbo! Egli non schifa la fadiga che egli sostiene per lo gran peso che gli è posto dal Padre; anzi corre con grandissimo desiderio. Questo manifestò nella cena del Giovedì Santo, quando disse: «Con desiderio ho desiderato di far pasqua con voi, prima ch’io muoia.». Cioè, intendeva di fare la pasqua, d’adempire la volontà del Padre e l’obedienzia sua: e però, vedendosi[1] quasi consumato il tempo (vedevasi nell’ultimo, ch’egli doveva fare sacrificio del corpo suo al Padre per noi) gode e esulta, e con letizia dice: «Con desiderio io ho desiderato». Questa era la Pasqua che egli diceva, cioè di dare sé medesimo in cibo, e per obedienzia del Padre [p. 167 modifica]fare sacrificio dei corpo suo. Chè dell’altre pasque del mangiare co’ discepoli suoi, spesse volte l’aveva fatta,[2] ma non mai questa. Oh inestimabile dolcissima e ardentissima carità! tu non pensi delle[3] tue pene, nè della obbrobriosa morte tua: che se tu vi pensassi, non anderesti con tanta letizia, e non la chiameresti pasqua. Pensate, figliuoli miei, che questo dolce Agnello è ima aquila vera, che non ragguarda la terra[4] della sua umanità; ma ferma l’occhio solo nella ruota del sole, nel Padre eterno; che in sé medesimo vede che la volontà sua è questa, che noi siamo santificati in lui. Questa santificazione non si può avere, per lo peccato del nostro primo padre Adam. Conviensi adunque che ci sia uno mezzo, e pongaci cosa che[5] questa volontà di Dio si possa adempire. Vede il Verbo ch’egli ha posto lui, e bagli data per sposa l’umana generazione; comandato gli ha per obedienzia che egli ci ponga in mezzo il sangue suo, acciocché la sua volontà s’adempia in noi, sì che nel sangue siamo santificati. Or questa è la dolce pasqua che questo Agnello immacolato piglia; e con grandissimo affetto e desiderio insiememente adempie la volontà del Padre in noi, e osserva e compie [6] la sua obedienzia. Oh dolce amore inestimabile, tu hai unita e conformata la [7] creatura col Creatore. Ha fatto [p. 168 modifica]come si fa della pietra, che si conforma colla pietra, acciocché,[8] venendo il vento.... non vuole che sia impedita; mettevi la calcina viva intrisa coll’acqua. Tu, Verbo Incarnato, hai fondato questa pietra della creatura; haila innestata[9] nel suo Creatore; hai messo in mezzo il sangue intriso nella calcina viva della divina essenzia per l’unione che hai fatta nella natura umana; hai proveduto a molti venti contrari di forti battaglie e tentazioni, e molte pene e tormenti che ci sono dati dal dimonio, dalla creatura, e dalla carne propria, che tutti ci sono contrari e percuotono r anima nostra. Veggo te, dolce prima Verità, che per lo sangue che ci hai posto in mezzo, questo muro è[10] di tanta fortezza, che veruno vento contrario lo può dare a terra. Adunque bene ha materia, dolcissimo Amore, d’amare la creatura solo te, e di non temere, per veruna illusione che venisse.

Così vi prego, figliuoli miei dolci in Cristo dolce Gesù, che non temiate mai, confidandovi nel sangue di Cristo crocifisso. Né per movimenti e illusioni dissolvete;[11] né per timore che venisse di non potere perseverare, né per paura della pena che vi [p. 169 modifica]paresse in sostenere l’obedienzia e l’Ordine[12] vostro, nè per veruna cosa che potesse avvenire, non temete mai. Conservate pure[13] in voi la buona e santa volontà, quella che è signore di questo muro,[14] che col piccone del libero arbitrio il può disfare e conservare, secondo che piace al signore della buona volontà.

Adunque non voglio che giammai temiate: ogni timore servile sia tolto da voi. Direte col dolce e innamorato di Paolo, rispondendo alla tiepidezza del cuore, e alle illusioni delle dimonia: «Porta oggi, anima mia. Per Cristo crocifisso ogni cosa potrò; perocché, per desiderio e amore,[15] è in me chi mi conforta». Amate, amate, amate. Inebriatevi nel sangue di questo dolce Agnello, che fatta v’ha forte la ròcca dell’anima vostra, l’ha tratta dalla servitù col tiranno perverso [16] dimonio; havvela data libera e donna, che veruno è che gli possa torre la signoria, se ella non vuole. E questa ha dato ad ogni creatura.

Ma io m’avvedo che la divina Providenzia v’ha posti in una navicella, acciocché non veniate meno nel mare tempestoso di questa tenebrosa vita; cioè la santa e vera religione. La quale navicella è me[p. 170 modifica]uata col giogo[17] della santa e vero obedienzia. Pensate quanta è la grazia che Dio v’ha fatta, cognoscendo la debilezza delle braccia vostre. Che chi è nel secolo, naviga in questo mare sopra le braccia sue; ma colui che è nella Santa Religione, naviga sopra le braccia d’altrui. Se egli è vero obediente, non ha a rendere ragione di sé medesimo; ma ha a rendere[18] l’Ordine; che egli ha osservata l’obedienzia del prelato suo. A questo m’avvedrò, che voi seguiterete l’Agnello svenato; se sarete obedienti. Già v’ho detto, che io voglio che impariate dal dolce e buono Gesù, che fu obediente infino alla morte, adempì la volontà del Padre e l’obedienzia sua: così vuole Dio che facciate voi; che voi adempiate la volontà sua; osservando l’Ordine vostro, ponendovela per ispecchio. Innanzi eleggere la morte, che trapassare mai l’obedienzia del prelato. Guardate[19] già, che se mai veruno caso venisse (e Dio, per la sua pietà, il levi) che il prelato comandasse cose che fussero fuore di Dio; a questo non dovete, né voglio anch’io che obediate mai: perocché non si debbe obedire la creatura fuore del Creatore. Ma in ogni altra cosa vogliate sempre obedire. Non mirate a vostra consolazione né spirituale né temporale.

Questo vi dico perché alcuna volta il dimonio ci fa vedere sotto colore di virtù e di più devozione. Vorremmo i luoghi e tempi a nostro modo, di [p. 171 modifica]cendo: «nel cotale tempo e luogo io ho più cousolazioue e pace dell’anima mia». L’obedienzia alcuna volta non vorrà. [20] Dico ch’io voglio,[21] e dovete seguitare più tosto l’obedienzia, che le vostre consolazioni. Pensate che questo è uno inganno occulto che tocca a tutti i servi di Dio; che sotto specie di più servire a Dio,[22] egli disservono Dio. Sapete che sola la volontà è quella che disserve e serve. Se tu, religioso, hai volontà, il dimonio non te la mostra[23] colle cose grosse di fuore; che già r hai abbandonate, avendo lassato il secolo: ma egli te la pone dentro colle spirituali, dicendo: «egli mi pare avete più pace e più stare in amore di Dio, starmi nel tale luogo, e non nell’altro». E per avere questo, egli resiste all’obedienzia: e se pure li le[24] conviene fare, il fa con pena. Sicché volendo la pace, egli si toglie la pace. Meglio è dunque a torre [25] la propria volontà, e non pensare[26] di sé niente; solo di vedere in sé compire la volontà di Dio e dell’Ordine santo, e compire l’obedienzia del suo prelato. Son certa che sarete aquilini, che imparerete dall’aquila vera. [27] Così fanno [p. 172 modifica]gli uomini dei mondo che si partono dalla volontà del loro Creatore: quando Dio permette a loro alcuna tribulazione e persecuzioni, dicono: «Io non le vorrei; non tanto per la pena, quanto mi pare che siano cagioni di partirmi da Dio». Ma sono ingannati: che quella è falsa passione [28] sensitiva; che colla illusione del dimonio schifano la pena, e più temono la pena che l’offesa. [29] Sicché con ogni generazione [30] usa questo inganno. Convienci adunque annegare questa volontà nostra. I secolari obedienti osservano [31] i comandamenti di Dio; e i religiosi osservare i comandamenti e i consigli, come hanno promesso alla santa Religione. Orsù, figliuoli miei! Obedienti infino alla morte colle vere e reali virtù. Pensate, che tanto quanto sarete umili, tanto sarete obedienti; che dalla obedienzia nasce la vena[32] dell’umilità, e dall’urailità l’obedienzia; le quali escono dal condotto [33]dell’ardentisssima carità. Questo condotto della carità trarrete dal costato di Cristo crocifisso. Ivi voglio che la procacciate[34] a questo modo per luogo e abitazione. Sapete che il religioso che è fuore della cella, è morto, come il [p. 173 modifica]pesce che è fuore dell’acqua. E però vi dico la cella del costato di Cristo, dove troverete il cognoscimento di voi e della sua bontà.

Or vi levate con grandissimo e acceso desiderio; andate, intrate e state in questa dolce abitazione; e non sarà dimonio nè creatura che vi possa tórre la Grazia, né impedire che voi non giungiate al termine vostro, a vedere e gustare Dio. Altro non dico. Obedite infino alla morte, seguitando l’Agnello, che n’è via e regola. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Amatevi, amatevi insieme. Gesù dolce, Gesù amore.

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