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Chapter 32 of 202

XXVIII

XXVIII. — A Messer Bernabò Visconti, signore di Milano.[1] Per certi ambasciatori da esso signore mandati a lei.

Lo esorta ad amare Dio come figlio, egli servo ricomprato col sangue, a non curare la signoria che è serva de’ casi o di sé, ma apprezzare quella libertà ch’è assicurata all’anima dal dominio di sé medesima; a non spargere il sangue do’ sacerdoti, quantunque rei; a onorare il pontefice foss’anco indegno. Gli parla della confessione, della crociata. Lo conforta a imprese grandi, e quello di prima chiama vili. Gli minaccia la morto; in parole affettuose gli porge sovrumano speranze.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi participare il sangue del Figliuolo di Dio, siccome Figliuolo creato dal sommo Padre alla imagine e similitudine sua, e servo ricomprato; acciocché andiate con amore e col santo timore di Dio. Sapete che colui che non ama il suo Creatore d’amor figliale, non può participare il sangue: evvi bisogno dunque d’amare.

O padre carissimo, quale è quel cuore che sia stato indurato e ostinato, che se egli ragguarda l’affetto e lo amore che gli porta la divina Bontà, non si dissolva? Amate, amate. Guardate, che prima fusti amato, che voi non amasti; perocché ragguardando Dio in sé medesimo, innamorossi della bellezza della sua creatura, mosso dal fuoco dell’inestimabile sua carità, solo per questo fine, perchè ella avesse vita eterna, e godesse quel bene infinito che Dio godeva in sé medesimo. amore inesti[p. 116 modifica]mabile, bene hai dimostrato questo amore. Che perdendo l'uomo la Grazia per lo peccato mortale, per la disobedienzia che commise centra te, Signor mio, ne fu privato. Or ragguardate, padre, che modo ha tenuto la clemenzia dello Spirito Santo a restituire la Grazia nell’uomo. Vedete, che la’ somma altezza di Dio ha presa la servitù della nostra umanità, in tanta bassezza e umiltà profonda, che debba confondere ogni nostra superbia. Vergogninsi li stolti figliuoli di Adam. Che si può più vedere, che vedere Dio umiliato[2] all’uomo? ne più dè meno, come se l’uomo avesse a tenere[3] Dio, e non Dio l'uomo? conciosiacosachè l’uomo non è in se medesimo; ciò che egli ha, si ha da Dio per grazia, e non per debito. E però non sarà veruno che cognosca sé medesimo, ch’egli offenda Dio mortalmente mai, caggia in superbia o per stato,[4] o grandezza, o signoria. S’egli signoreggiasse tutto il mondo, reputasi niente; che cosi è soggetto alla morte egli come vilissima creatura; e così trapassano le stolte delizie del mondo, e vengono meno in lui, come in un altro; e non lo può tenere, che vita e sanità e ogni cosa croata non passi come il vento. Adunque per veruna signoria che abbiamo in questo mondo, ci possiamo reputare signori. Non so che signoria possa essere quella che mi può esser tolta, e non sta nella mia libertà. Non mi pare che se ne debba chiamare né tenere signore, ma più tosto dispensatore; e questo è a tempo, e non per sempre, quanto piacerà al dolce Signor nostro, [p. 117 modifica]E se voi mi dicessi: «non ci ha l’uomo in questa vita niuna signoria? > rispondovi: si, ha la più dolce e la più graziosa e più forte che veruna cosa che sia; e questa si è la Città dell’anima nostra. Oh ècci maggiore cosa e grandezza, che avere una città che vi si riposa [5] Dio, che è ogni bene, dove si trova pace, quiete e ogni consolazione? E è di tanta fortezza questa città e di perfetta signoria, che né dimonio nè creatura ne[6] la può tórre, se voi non vorrete. Ella non si perde mai, se non per lo peccato mortale. Allora diventa servo e schiavo del peccato, diventa non covelle, e perde la dignità sua. Veruno ci può costringere a commettere un minimo peccato, perocché Dio ha posto<ref>La stampa: l’ha posto; ma parrebbe che Dio ci abbia posto il peccato. Intendasi: ha posto il sì e il no. Senza l’articolo in Dante: «Che si e no nel capo mi tenzona.<ref> sì e no nella più forte cosa che sia, cioè nella volontà. Che se ella dice, sì, per consentimento; di subito ha offeso, pigliando diletto e piacere del peccato; e se dice di no, innanzi elegge la morte, che offendere Dio e l’anima sua. Questo non offende mai; ma guarda la città, signoreggia sé medesimo e tutto quanto ’l mondo: che se ne fa beffe del mondo e di tutte le delizie sue, reputandole cosa corruttibile, peggio che sterco. E però dicono i Santi, che i servi di Dio sono coloro che sono signori liberi e hanno avuto vittoria. Molti sono quelli che hanno vittoria di città e di castella: non avendola di loro medesimi e de’ nemici suoi, come è il mondo, la carne e il dimonio, può [p. 118 modifica]dire che abbia [7] non covelle. Orsù, padre, vogliate tenere ferma la signoria della città dell’anima vostra combattete forte con questi tre nemici: togliete il coltello dell’odio e dell’amore, amando la virtù, e odiando il vizio; con la mano dell’arbitrio li percotete; e non dubitate. Che la mano è forte, e il coltello è forte; che, come detto è, non è veruno che vel possa torre. Questo parve che dicesse Favolo quando dicea: «Né fame né sete, né persecuzioni, né angeli né dimoni mi partiranno dalla carità di Dio, se io non vorrò». Quasi dica il dolce Favolo: come gli è impossibile che la natura angelica mi parta da Dio; così é impossibile che veruna cosa mi costringa a un peccato mortale, se io non vorrò. Diventati sono impotenti questi nostri nemici; perocché l’Agnello immacolato per render la libertà all’uomo, e farlo libero,[8] diè sé medesimo alla obbrobriosa morte della santissima croce. Vedete amore ineffabile! che con la morte ci ha data la vita; sostenendo obbrobri e vituperii, ci ha renduto l’onore; con le mani chiavellate e confitte in croce, ci ha sciolti del legame del peccato; col cuore aperto ci toglie ognidurizia;. essendo spogliato, ci veste; col sangue suo c’inebria; con la sapienzia sua ha vinta la malizia del dimonio; con flagelli ha vinta la carne nostra, coli’ obbrobrio e umiltà ha vinte le delizie e la superbia del mondo; lavati ci ha dell’abbondanzia del sangue suo. Sicché non temiamo per veruna cosa che sia: che con la mano disarmata ha viti in nostri nemici; ren[p. 119 modifica]duto ha [9] il libero arbitrio.

O Verbo dolce, Figliuolo di Dio, tu hai riposto questo sangue nel corpo della santa Chiesa; vegli[10] che per le maui del tuo vicario ci sia ministrato. Provede la bontà di Dio alla necessità dell’uomo, che ogni dì perde questa signoria di sé, offendendo il suo Creatore. E però ha posto questo rimedio della santa confessione, la quale vale solo per il sangue dell’Agnello. Non ve la dà una volta, né due, ma continuamente. Però é stolto colui che si dilunga o fa centra questo vicario [11] che tiene le chiavi dei sangue di Cristo crocifisso. Eziandio se fusse dimonio incarnato, io [12] non debbo alzare il capo contro a lui, ma sempre umiliarmi, chiedere il sangue per misericordia: che in altro modo noi potete avere, né participare il frutto del sangue. Pregovi per l’amore di Cristo crocifisso, che non facciate mai più cantra il Capo vostro. E non mirate, che il dimonio vi porrà, e vi ha posto innanzi, il colore della virtù,[13] cioè una giustizia di voler fare contra i mali pastori per lo difetto loro. Non credete al dimenio: non vogliate fare giustizia di quello che non tocca a voi. I1 nostro Salvatore non vuole; dice che sono i suoi unti: non vuole che né voi né veruna creatura faccia questa giustizia, perché la vuol fare Egli. Oh quanto sarebbe sconvene[p. 120 modifica]vole che il servo volesse torre la signoria di mano al giudice, volendo fare giustizia del malfattore! molto sarebbe spiacevole; perocché non tocca a lui; e ’l giudice è quello che l’ha a fare. E se dicessimo: «il giudice noi fa: non è ben fatto che ’l faccia io?»No. Chè ogni volta ne sarei[14] ripreso: né più né meno ti caderà la sentenzia addosso (se tu ucciderai) d’essere morto [15] tu. Non scuserà la legge la tua buona intenzione, che l’hai fatto per levare il malfattore di terra. Non vuole la legge né la religione, che, perchè il giudice sia cattivo e non faccia la giustizia, che tu la facci. Però tu debbilo lasciar punire al sommo Giudice, che non lascerà passare le ingiustizie e gli altri difetti, che non sieno puniti a luogo e a tempo suo, singolarmente nell’estremità della morte, passata questa tenebrosa vita: nel qual punto, passato, ogni bene é remunerato, e ogni colpa é punita. Così vi dico, carissimo padre e fratello in Cristo dolce Gesù, che Dio non vuole che voi, né veruno, vi facciate giustiziere de’ ministri suoi. Egli ha commesso a sé medesimo,[16] ed esso l’ha commesso al vicario suo: e se il vicario non lo facesse (che lo debbe fare, ed é male se non si fa), umilmente doviamo aspettare la punizione e correzione del sommo Giudice, Dio eterno. Eziandio se ci fussino tolte per loro le cose nostre, più tosto doviamo eleggere di perdere le cose temporali e la vita del corpo, che le cose spirituali e la vita della Grazia; perocché queste sono [p. 121 modifica]finite, e la Grazia di Dio è infinita, che ci dà infinito bene: e così perdendola, aviamo infinito male. E pensate che per la buona intenzione che voi abbiate, non vi scuserà però né Dio nò la legge divina dinanzi a Lui; anzi caderesti nel bando della morte eternale. Non voglio che cadiate mai in questo inconveniente. Dicovelo, e pregovi da parte di Cristo crocifisso, che non ve ne impacciate mai più. Possedetevi in pace le città vostre, facendo giustizia de’ sudditi vostri quando si commette la colpa; ma non per[17] loro, mai, che sono ministri di questo glorioso sangue prezioso. Per altre mani che per le loro voi noi potete avere; non avendolo, non ricevete il frutto d’esso sangue: ma sareste, come membro putrido, tagliato dal corpo della santa Chiesa. Or non più, padre! Umilmente voglio che poniamo il capo in grembo di Cristo in cielo per affetto ed amore, e di Cristo in terra (la cui vece tiene) per riverenzia del sangue di Cristo, del qual sangue ne porta le chiavi. A cui egli apre, è aperto; e a cui egli serra, è serrato. Egli ha la potenzia e l’autorità; e veruno è che gliela possa torre delle mani; perocché gli é data dalla prima dolce verità. E pensate che fra le altre cose, che sieno punite, che dispiaccia bene a Dio, si è, quando vede che son toccati gli unti suoi, siano cattivi quanto si vogliono. E non pensate, perchè vediate che Cristo faccia vista di non vedere in questa vita, che sia di meno la punizione nell’altra. Quando l'anima sarà dinudata dal corpo, allora le mostrerà che in verità egli ha veduto. Adunque voglio che siate figliuolo fedele della santa Chiesa, bagnan[p. 122 modifica]dovi nel sangue di Cristo crocifisso. Allora sarete membro legato nella Chiesa santa, e non putrido. Riceverete tanta fortezza e libertà, che né dimonio ne creatura ve la potrà torre; perocché sarete fuori della servitù del peccato mortale, della ribellione della santa Chiesa; sarete fatto forte della fortezza della Grazia, che allora abiterà in voi; e sarete unito col vostro Padre. Così vi prego che perfettamente facciate questa unione, e non indugiate più tempo.

Ma che vendetta faremo del tempo che sete stato fuore? di questo, padre, parmi che s’apparecchi un tempo che ne potremo fare una dolce e graziosa [18] vendetta; che, come voi avete disposto il corpo e la sustanzia temporale ad ogni pericolo e morte in guerra col padre vostro, così ora v’invito da parte di Cristo crocifisso a pace vera e perfetta col padre benigno, Cristo in terra, e a guerra sopra degli Infedeli, disponendo il corpo e la sustanzia a dare per Cristo crocifisso. Disponetevi; che vi convien fare questa dolce vendetta; che come voi sete andato centra, così andiate in aiuto, quando il padre leverà in alto il gonfalone della santissima croce; perocché il padre santo u’ ha grandissimo desiderio e volontà. Voglio che siate il principale, [19] che invitiate e sollecitiate il Padre santo che tosto si spacci. Che gran vergona e vituperio è de’ [p. 123 modifica]Cristiani, di lasciar possedere quello, che di ragione è nostro, a’ pessimi infedeli! Ma noi facciamo come stolti e di vile cuore, che non facciamo briga [20] e guerra se non con esso noi medesimi. L’uno si divide dall’altro per odio e rancore, colà dove noi doviamo essere legati del legame della divina e ardentissima carità; il quale legame è di tanta fortezza, che tenne Dio-e-Uomo confitto e chiavellato nel legno della santissima croce. Orsù, padre, per l’amore di Dio crescetemi il fuoco del santissimo desiderio, volendo dare la vita per Cristo crocifisso, dare il sangue per amore del sangue. Or quanto sarà beata l’anima vostra, e la mia, per l’affetto’ ch’io ho alla salute vostra, di vedervi dare la vita per il nome del dolce e buono Gesù! Prego la somma ed eterna Bontà, che ci faccia degni di tanto beneficio quanto è a dare la vita per lui. Or correte virilmente a fare i grandissimi fatti per Dio e per l’esaltazione della Santa Chiesa, siccome avete fatto per il mondo e in contrario a lei. Facendo questo, voi participerete il sangue del Figliuolo di Dio. Rispondete alla voce e clemenzia dello Spirito santo, che vi chiama tanto dolcemente, che fa gridare a’ servi di Dio dinanzi a lui per voi, per darvi la vita della Grazia. Pensatevi, padre, che delle lagrime e sudori che la bontà di Dio ha fatte gittare per voi a’ servi suoi, dal capo alli piedi ve ne laveresti. Non le spregiate, né siate ingrato a tanta grazia. Vedete quanto Dio vi ama, che la lingua vostra noi potrebbe narrare, né il cuore pensare, né l’occhio vedere quante sono le grazie sue, che [p. 124 modifica]vuole abbondare [21] sopra di voi, purché disponiate la città [22] dell’anima vostra a trarla della servitù del peccato mortale. Siate grato e cognoscente, acciocché non si secchi in voi la fonte della pietà. Non dico più. Siate, siate fedele; umiliatevi[23] sotto la potente mano di Dio. Amate e temete Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso: disponetevi a morire per Cristo crocifisso. Perdonate alla mia ignoranzia e presunzione, che presumo molto di favellare; ma l’amore e l’affetto ch’io ho alla salute dell’anima vostra mi scusi. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Di quello che mi pregò il vostro servigiale, che per vostra parte venne a me.....[24] Gesù dolce, Gesù amore.

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