Chapter 31 of 202
XXVII
XXVII. — A D. Martino abbate di Passignano dell’Ordine di Vall’Ombrosa.
Ringrazia della croce di legno mandatale. Manda a lui croci, auguri di ben patire nel desiderio e in atto. Che la natura umana coll’innestarci nell'albero della redenzione, acquista maturità sana, e mite soavità.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Reverendo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù [p. 111 modifica]Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere il cuore e l’affetto vostro innestato in su la dolce e venerabile croce;[1] considerando me che l’anima non può partecipare nè avere [2] il frutto della Grazia, se il cuore e l’affetto suo non è innestato nel crociato amore del Figliuolo di Dio. Perocché senza questo innesto non basterebbe a noi che la natura divina sia innestata e unita nella natura umana, e la natura umana con [3] la natura divina. E perchè ancora vediamo Dio-e-Uomo [4] corso all’obbrobriosa morte della croce, ha fatto uno innesto questo Verbo in su la croce santa, e bagnatici del sangue prezioso suo, germinando [5] i fiori e i frutti delle vere e reali virtù; e tutto questo ha fatto il legame dell’amore. [6] Questo amore caldo, lucido ed attrattivo ha maturati i frutti d,elle virtù, e toltogli ogni acerbità. Questo è stato poiché lo innesto del Verbo divino si fece nella na[p. 112 modifica]tura umana, e il Verbo [7]. in sul legno della santissima croce. Sapete che in prima erano sì agre, che niuna virtù ci conduceva a porto [8] di vita, perocché la marcia della disobbedienza di, Adam non era levata coll’obedienzia del Verbo, unigenito Figliuolo di Dio. Anco vi dico che, con tutto questo dolce e soave legame, l’uomo non participa, né può participare la Grazia se esso non si veste, per affetto d’amore, del crociato amore del Figliuolo di Dio, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso. Perocché noi arbori sterili, senza verun frutto, ci conviene essere uniti con l’arbore fruttifero, cioè Cristo dolce Gesù, come detto é carissimo e reverendo padre, quale sarà quel cuore sì duro, che si possa tenere, se ragguarda l’amore ineffabile che gli ha il suo Creatore, che non si leghi ed innesti, col legame della carità, con lui? Certo non so come egli sei possa fare.
Credo bene che coloro che sono innestati e legati nell’arbore morto del dimonio e nell’amore proprio di sé, nelle delizie, stati e ricchezze del mondo, fondati nella perversa superbia e vanità sua; oimè, che [9]. questi sieno quelli che sono privati della vita, e sono fatti non tanto che arbori sterili, ma essi sono arbori morti; e, mangiando [10]. il frutto loro, conduce nella morte eternale; perocché i frutti loro sono i vizii e i peccati. Costoro fuggono la via [p. 113 modifica]e la dottrina di questo dolce incarnato e amoroso Verbo: essi vanno per la tenebra, cadendo in morte, e in molta miseria.
Ma non fanno così quelli che con affettuoso amore [11] seguitano la via della verità, ma hanno aperto l’occhio dell’intelletto; e cognoscono, loro non essere, e cognoscono la Bontà di Dio in loro, e l’essere e ogni grazia che è posta sopra l’essere retribuiscono a Dio, confessando, da Lui tutto avere avuto per grazia e non per debito. Allora cresce un fuoco e uno affetto d’amore, e uno odio e dispiacimento del peccato e della propria sensualità; che con questo amore e odio, e con vera umilità si innesta nel crociato e consumato [12] amore del Figliuolo di Dio, e produce allora i frutti delle reali virtù, le quali virtù notricano l’anima sua e del prossimo suo. Perocché diventa mangiatore e gustatore[13] dell’onore di Dio e della salute dell’anime. Molto e’ è dunque di grande necessità e grande bisogno[14] avere questa perfetta unione; perocché senz’essa non possiamo giungere a quello fine per lo quale fummo creati. E però dissi, che io desideravo di vedervi innestato nell’arbore della Santissima croce. Pregovi dunque per amore di Cristo crocifisso, che siate sollicito, e non negligente. Non più dormite nel sonno della negligenzia, perocché ’l tempo è breve, e ’l camino è lungo,
Voi mi mandaste a me, venerabile padre, la [p. 114 modifica]croce, [15] la quale io tenni tanto cara, quanto io tenessi mai veruna altra cosa, ricevendo l’affetto, e il desiderio vostro, col quale me la mandaste. Rappresentami [16] all’occhio del corpo quello che debbo avere all’occhio dell’anima. Miserabile me, che mai non l’ebbi! Pregovi con grande affetto d’amore, che preghiate il nostro dolce Salvatore che mei dia. Io vi rendo croce, invitandovi alla croce del santo desiderio, e alla croce del corpo; sostenendo con vera e buona pazienzia ogni fadiga che voi riceveste per onore di Dio e per salute dell’anime.
Scrivestemi che quello ch’io avevo cominciato, che io il compisse; e io vi prometto che giusta al mio potere, quanto Dio me ne darà la grazia, di [17] compirlo, cioè, di sempre pregare la divina Bontà per voi. Se risponderete con vera e perfetta sollecitudine a Lui, che vi chiama con grandissimo amore, sarà compita la volontà sua in voi (che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione) e il desiderio vostro e mio. Così spero che, compiuto, ci ritroveremo legati nel legame dolce della carità. Abbiate, abbiate cura di correggere ’l vizio, e piantare la virtù ne’ sudditi vostri con vera e santa dottrina; essendo voi specchio di virtù a loro. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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