Chapter 23 of 202
XIX
XIX. — A Niccolaccio di Caterino Petroni[1] da Siena
Senza Carità non è vita. Liberale dottrina; che il bene fatto anco in istato di colpa è rimunerato da Dio. Accenno di pace.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi osservatore de’ dolci comandamenti di Dio, acciocché potiate in voi participare la vita della Grazia. Ma questo non potresti fare col dispiacimento e odio del prossimo vostro; perocché ’l secondo comandamento di Dio è d’amare il prossimo come noi medesimi. Questa dilezione[2] d’amare la creatura esce della fontana della divina carità. Adunque chi non è nella carità di Dio, non é in quella del prossimo suo; non essendovi, é come ’l membro ch’è tagliato dal corpo, che subito perde la vita e seccasi; perchè è tagliato del suo principio.[3] E così l’anima separata per l’odio dalla divina ca- [p. 77 modifica]rità, è subito morta[4] a grazia: in tanto che veruno bene che faccia, gli vale, quanto a vita eterna.
Vero è che ’l bene non si debbe però lassare che non si faccia, in qualunque stato altri sia; perchè ogni bene è rimunerato, e ogni colpa punita. Se non è rimunerato dunque a vita eterna, Dio gli rende questo, che o gli presta il tempo a poter correggere la vita sua, o gli metterà alcun mezzo de’ servi suoi a trarlo delle mani delle dimonia; o egli fa abbondare ne’ beni temporali;[5]e anco poi morendo, eziandio essendo entro l’inferno, ha meno pena. Che più pena gli seguiterebbe se quel tempo che egli fece quel poco di bene, egli avesse fatto il male. Onde, per questo e molte altre cose, il bene in veruno modo si debbe mai lassare, in qualunque stato egli sia fatto. Ma bene è da considerare, poiché Dio è si dolce remuneratore, che la buona opera, non ostante che ella sia fatta in peccato mortale, egli la vuole retribuire in qualche cosa.
Quanto maggiormente farà a coloro che la fanno in stato di grazia, con vero e santo desiderio nella carità di Dio, e dilezione del prossimo loro! A questi, della loro opera ne ha dato frutto infinito; vivendo in questa per grazia; nell’altra gli è dato vita eterna. Adunque voglio che con ogni santa sollecitudine voi vi studiate di vivere in grazia, operando i dolci comandamenti di Dio; che in altro modo non potreste, E però vi dissi che io desideravo di vedervi operatore dei detti comandamenti. Non dico più qui: se non che in questo che io vi [p. 78 modifica]domanderò, m’avvedrò se starete in questa dilezione, no. Quel che io v’addimando, si è la pace, la quale...[6] Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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