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The ConsciousLibrary

Chapter 22 of 202

XVIII

XVIII. — A Benincasa suo fratello, essendo esso in Firenze.[1]

Lo conforta a pazienza, perchè il patire breve, grande il premio del ben sopportare; del contrario è grave il danno. Soavemente gli raccomanda che sia grato alla madre.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello in Cristo Gesù. Io Catarina, serva inutile, ti conforto e benedico, ed invito a una dolce e santissima pazienzia; che senza la pazienzia non potremmo piacere a Dio. Adunque vi prego, acciocché voi riceviate il frutto delle vostre tribolazioni, che voi pigliate quest’arme della pazienzia. E se vi paresse molto duro a portare le molte fadighe, riducovi alla memoria tre cose, acciò che portiate più pazientemente. E prima, voglio che pensiate la brevità del tempo vostro; che non sete sicuro del dì di domane. Bene possiamo dire che non abbiamo la fadiga passata, né quella ch’é a venire, ma solo il punto del tempo, che noi abbiamo. Adunque bene doviamo portare pazientemente, poiché 'l tempo é cotanto breve. La seconda si è, che poi consideriate il frutto che segue dalle fadighe. Che dice Santo [2] Paolo, che non é comparazione delle fadighe a rispetto del frutto e rimunerazione della superna gloria. La terza si è che voi consideriate il danno che seguita a coloro, che portano con ira e con impazienzia: che seguita questo danno qui, e la pena eternale dell’anima. [p. 75 modifica]E però vi prego, carissimo fratello, che voi portiate con ogni pazienzia. E non voirei che vi uscisse di mente il correggervi della vostra ingratitudine, ed ignorazia, cioè del debito che avete con la madre vostra, alla quale voi sete tenuto per comandamento di Dio, E io ho veduto moltiplicare tanto la vostra ingratitudine, che non tanto[3] che voi gli abbiate renduto il debito d’aiutarla: poniamochè di questo io v’ho per iscusato, perocché non avete potuto; e se avesti potuto, non so che voi avrestre fatto, perocché solo delle parole le avete fatto caro.[4] Oh ingratitudine! Non avete considerato la fadiga del parto né il latte che ella trasse del petto suo, né le molte fadighe che ella ha avuto di voi, e di tutti gli altri. E se mi dicesti che ella non ha avuto pietà di noi; dico che non é vero: perocché ella n’ha avuto tanta di voi, e dell’altro,[5] che caro gli costa. Ma poniamo caso, che fusse vero; voi sete obbligati a lei, e non ella a voi. Ella non trasse la carne di voi,[6] ma ella die la sua carne a voi. Pregovi che vi correggiate di questo difetto, e degli altri; e che perdoniate alla mia ignoranzia. Che se io non amassi l’anima vostra, non vi direi quello che io vi dico. Rammen[p. 76 modifica]tovi la vostra confessione,[7] a voi, e alla vostra famiglia. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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XVIII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library