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Chapter 145 of 202

CXLI

CXLI. — A Don Giovanni de’ Sabbatini da Bologna monaco dell’Ordine della Certosa nel monasierio di Belriguardo, presso a Siena, quand’ella era a Pisa[1]

Dal conoscimento di sé la fortezza ai pericoli santi. Il lume spirituale scioglie il ghiaccio dell’amore proprio; pare accenni alla guerra crociata.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo padre per reverenzia del dolcissimo Sacramento del corpo dolce del Figliuolo di Dio, e figliuolo: e così vi dico e vi chiamo in quanto io vi parturisco per continue orazioni e desiderio nel cospetto di Dio, siccome la madre parturisce il figliuolo. Adunque, come madre, vi conforto nel prezioso sangue del Figliuolo [p. 332 modifica]di Dio; e desidero di vedervi annegato e affogato nel fuoco dell’ardentissima sua carità, nel quale amore l’Agnello immacolato si svenò e fece bagno dell’umana generazione del sangue suo. Levisi dunque l'affocato desiderio nell’anima nostra a dare sangue per sangue; perocché li tempi nostri s’approssimano, ne’ quali si proveranno gli arditi cavalieri. Oh quanto sarà beata l’anima mia quando vedrò voi e gli altri correre, come innamorati, a dare la vita, e non voliere il capo addietro! Pregovi dunque per l’amore di Cristo crocifisso ’che, acciocché siate fortificato al tempo suo, voi in questo tempo d’ora[2] apriate l’occhio del cognoscimento. Perocché io non veggo che l’anima possa avere in sé questa fortezza, la quale riceve dalla dolce madre della carità, se continuamente non tiene aperto questo occhio del cognoscimento di sé medesimo; onde vi diventa umile, e trovavi il cognoscimento della bontà di Dio. Per lo quale lume e cognoscimento gli nasce uno caldo[3] e uno fuoco d’amore con tanta dolcezza, che ogni amaritudine ne diventa dolce, e ogni debile si fortifica; e ogni ghiaccio d’amore proprio di sé dissolve (onde allora non ama sé per sé, ma sé per Dio) e infonde ancora uno fiume di lagrime; e discende[4] gli amorosi desiderii sopra i fratelli suoi, e d’amore puro gli ama e non mercennaio, E ama Dio per Dio, inquanto egli è somma ed eterna bontà e degno d’essere amato. [p. 333 modifica]Non tardiamo più, dunque, figliuolo e padre carissimo in Cristo Gesù, a pigliare a abitare in questa santa abitazione del cognoscimento di noi; la quale e’ è tanto necessaria e di tanta dolcezza. Perocché, come detto è, vi si trova la infinita bontà di Dio. Or questa è l’arme che voglio che noi pigliamo, acciocché non siamo trovati disarmati al tempo della battaglia, dove daremo la vita per la vita,[5] il sangue per lo sangue. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

Gherardo[6] misero, e frate Raimondo suo padre, vi si raccomandano.

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CXLI · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library